È stato interrogato per quasi otto ore Angelo Maresca, vicepresidente del gruppo Maresca e Fiorentino spa, indagato nell’inchiesta sul Civis, il tram su gomma a guida ottica.

È entrato in procura accompagnato dal suo legale, l’avvocato Gino Bottiglioni, alle 9,30 ed è uscito dai palazzi a vetro di piazza Trento e Trieste alle 18,30. Un interrogatorio fiume davanti al pm Antonello Gustapane, che porta avanti l’inchiesta insieme al procuratore aggiunto Valter Giovannini.

In una nota del legale si legge che l’interrogatorio è stato “particolareggiato e approfondito e che si è svolto in un clima di sereno confronto”. “Ha consentito al dottor Maresca – si legge – di ribadire e dimostrare la propria totale estraneità alle accuse mosse”.

Ma cosa contesta la Procura al gruppo Maresca e Fiorentino? Secondo i magistrati il gruppo avrebbe ricevuto pagamenti per un totale di 930 mila euro da Irisbus. Un contributo di 200 mila euro per acquistare una struttura per operazioni di manutenzione del Civis; soldi arrivati cinque giorni prima della firma del contratto d’appalto del febbraio 2004, ma soprattutto, secondo gli inquirenti, non destinati a quell’acquisto, visto che la struttura è stata poi presa da un’altra società, la Alpi Srl, persona giuridica distinta dalla Maresca e Fiorentino Spa, ma in cui figurano alcuni dei suoi soci. Altri soldi sarebbero poi arrivati diluiti nel corso di sei anni al gruppo Maresca e Fiorentino per delle prestazioni. Una somma di quasi 800 mila euro destinata all’acquisto di attrezzature per la manutenzione del Civis, pubblicizzazioni, assistenza ai mezzi e addestramento dei conducenti.

Però nel contratto del 2004 viene messo nero su bianco che le attività da pagare sono state effettuate dal 1999 al 2004, prima quindi che il progetto del Civis esistesse a Bologna. L’ipotesi della Procura, dunque, è che Maresca e Fiorentino siano stati intermediari tra Irisbus e pubblici ufficiali, ancora da identificare. I soldi quindi, secondo l’ipotesi della Procura, non sarebbero diretti alla società per le prestazioni, ma destinati a Maresca e Fiorentino per fare da intermediario e consegnare l’ipotetica mazzetta a pubblici ufficiali, come “ringraziamento” per aver fatto di tutto per consegnare l’appalto in mano ad Irisbus.

L’avvocato Bottiglioni nella nota afferma però che nell’interrogatorio “è stato spiegata, nel dettaglio e con dati documentali: l’assoluta liceità e regolarità dei rapporti tra Maresca e Fiorentino da una parte, e Irisbus, Fiat e Iveco dall’altra, rapporti sempre e solo improntati al corretto esercizio di leciti rapporti commerciali e professionali; l’assoluta liceità delle somme corrisposte da Irisbus a Maresca e Fiorentino per la vicenda del Civis, somme che sono state tutte regolarmente iscritte a bilancio e sempre impiegate per le attività per le quali erano state erogate; in tal senso, si è chiarito che la fatturazione è sempre stata regolare sotto ogni punto di vista, dal momento che le somme indicate nella imputazione sono state ricevute da Maresca e Fiorentino per attività che la società ha regolarmente svolto”.

Tutto in regola dunque per il gruppo Maresca e Fiorentino, che “esprime piena fiducia nei titolari delle indagini e confida che, quanto prima, potrà essere appurata la radicale infondatezza delle accuse che sono contestate e l’assoluta correttezza dell’operato della Maresca e Fiorentino, concessionaria Fiat da oltre sessanta anni”.

Sono ora in corso gli accertamenti della Procura per verificare le giustificazioni di Angelo Maresca portate davanti ai magistrati su quei 930 mila euro ricevuti da Irisbus.

Del gruppo Maresca e Fiorentino spa furono inoltre perquisiti gli studi di due commercialisti: si tratta di Enrico Frasnedi e Giampaolo Galletti, fratello di Gianluca Galletti, ex assessore nella giunta Guazzaloca, attuale parlamentare Udc e braccio destro di Pier Ferdinando Casini. I due però non risulterebbero indagati. Sicuramente sotto inchiesta  sono i titolari del gruppo: Alberto, Marta e Maria Fiorentino, quest’ultima cognata di Gianluca Galletti; gli altri due sono Angelo e Pietro Maresca. Insieme a loro è indagato per la firma di alcuni atti anche Enrico Biscaglia, ex direttore generale di Palazzo D’Accursio e uomo di fiducia di Guazzaloca.

Nell’inchiesta, oltre all’ex sindaco Giorgio Guazzaloca, sono indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e per falso in atti pubblici Maurizio Agostini, allora presidente di Atc (azienda trasporti), Paolo Vestrucci e Claudio Comani, del cda Atc, due legali rappresentanti di IrisBus (società del gruppo Fiat) che si sono succeduti dal dicembre 2002 all’aprile 2007 e Piero Collina, presidente del CCC. Altri due, successivi legali rappresentanti Irisbus, sono indagati ma per inadempimento di contratti di pubbliche forniture.