Festeggiamenti per l'elezione a sindaco di Luigi De Magistris

Un battesimo del genere, forse, non se l’aspettava neppure lui. Quando venerdì scorso Luigi De Magistris si è recato per la prima volta a palazzo San Giacomo da sindaco, ad aspettarlo ai cancelli del Municipio c’erano centinaia di disoccupati che l’hanno accolto al grido di “Vulimme ‘o posto!”. Erano i corsisti del progetto Bros, – acronimo di Budget per il reinserimento occupazionale e sociale – già formati dalla Regione per diventare esperti in bonifiche, riqualificazione del territorio e raccolta differenziata. Circa quattromila disoccupati costati 20 milioni di euro e mai impiegati. Il paradosso dei paradossi nella regione italiana prima per tasso di disoccupazione e tonnellate di immondizia non smaltita.

Oggi, due anni dopo la fine della loro formazione, reclamano un lavoro dal nuovo sindaco dopo i proclami della campagna elettorale. Molti di loro, infatti, avevano deciso di appoggiarlo soprattutto dopo che, ai microfoni di Lucia Annunziata, De Magistris aveva annunciato di voler impiegare per il porta a porta anche “tutti coloro che hanno frequentato i corsi di formazione ma non sono mai stati utilizzati”. Il neoletto sindaco per ora nicchia ma, prima o poi, sarà costretto a fare i conti anche con loro, che già in passato hanno dimostrato di saper mettere in ginocchio un’intera. Con le buone e con le cattive maniere.

Il punto è che ad aspettare una chiamata del Sindaco non ci sono solo loro. Oltre ai volontari del comitato antidiscarica di Chiaiano, da tempo impegnati nel porta a porta di quartiere, chi si aspetta di essere finalmente coinvolto è anche l’esercito dei lavoratori dei cosiddetti Consorzi di bacino, 881 persone da anni sul libro paga della Provincia di Napoli per non fare nulla. Ciascuno di loro costa 38 mila euro all’anno eppure ad oggi ne lavora, in realtà, solo una cinquantina. Il loro compito? Assicurare la raccolta della monnezza a Cicciano e Castello di Cisterna, due Comuni della provincia di Napoli che insieme fanno meno di ventimila abitanti. Tutti gli altri chiedono di essere ‘ceduti’ ai Comuni proprio per la raccolta differenziata. E anche loro sono pronti a clamorose forme di protesta pur di essere ascoltati. Hanno cominciato oggi con un sit in sotto la sede della Regione, ma nei prossimi giorni potrebbero decidere addirittura di montare tende a forma di sacchetti fuori a Regione, Provincia e Comune.

Insomma, per far decollare la raccolta differenziata in città, suo cavallo di battaglia in campagna elettorale, De Magistris può contare su un vero e proprio esercito di addetti: serve capire solo chi dovrà restare fuori e a che prezzo. E serve reperire i 90 milioni di euro necessari a portare al 50 per cento la quota di differenziata nella città sommersa dai rifiuti. Una scelta pesante, che influirà non poco sui primi mesi di mandato del nuovo Sindaco. Il rischio è quello di rimanere schiacciato da subito tra i due principali drammi napoletani: il lavoro e la munnezza.