Aldo Brancher è un “ prezzolato” e pure un “ ricettatore”, perché i soldi ottenuti dall’ex banchiere Gianpiero Fiorani erano di provenienza illecita. Soldi che uno dei cosiddetti “ furbetti del quartierino” ha dato tra il 2001 e il 2005 all’attuale deputato del Pdl in virtù “del suo ruolo significativo all’interno del partito di appartenenza, ( Forza Italia, ndr)” e per le sue “ottime relazioni con esponenti di altri partiti”, cioé la Lega. Lo scrive nelle motivazioni il giudice Annamaria Gatto del tribunale di Milano, che il 28 luglio scorso ha condannato Brancher a 2 anni di carcere e a 4 mila euro di multa.

Il processo dell’inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta, è stato caratterizzato da un fatto senza precedenti: a giugno Brancher è stato nominato ministro (per il federalismo, trasformato in decentramento) da Berlusconi, che gli ha voluto lanciare il salvagente del legittimo impedimento ad hoc. La norma, che congela i dibattimenti del premier e dei ministri fino a 6 mesi di seguito, già ai primi di luglio è stata presentata in Tribunale dal pidiellino che – nonostante non avesse alcuna delega – accampava impegni istituzionali fino al 7 ottobre.

Ma le forti polemiche hanno costretto Brancher a dimettersi (con tanto di annuncio in Tribunale) e a scegliere il male minore: il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. E così, anche se dovesse essere condannato definitivamente, non andrà mai in carcere grazie all’indulto. Nelle motivazioni del giudice si legge che “appare del tutto plausibile” quanto affermato da Fiorani: con Brancher c’era “una sorta di intesa” per incassare “500/600 mila euro a più riprese” per “interventi diretti ad influenzare le nomine dei candidati alle elezioni nella circoscrizione lodigiana”. Effettivamente – ricorda la stessa Gatto – tra marzo e aprile 2001, Brancher riceve 200 mila euro e a Lodi, alle politiche del 13 maggio, viene candidato (ed eletto) Vittorio Falsitta, “ gradito all’ad”. Nelle motivazioni si parla anche di altri 200 mila euro consegnati a Brancher da Fiorani a fine marzo 2005. Metà di quei soldi – secondo l’ex banchiere – il deputato li avrebbe dati all’attuale ministro Roberto Calderoli. L’esponente leghista ha negato ogni addebito davanti al pm Eugenio Fusco. Brancher invece non si è mai fatto interrogare. Il sostituto, di fronte alla sola parola di Fiorani, ha chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione per Calderoli.