Il leader dei Verdi francesi, Daniel Cohn-Bendit

Ci sono tutti a La Rochelle questo fine settimana, al congresso dei Verdi francesi. C’è Cécile Duflot, 36 anni, battagliera, segretaria nazionale del partito, confermata per l’occasione. C’è Nicolas Hulot, 56 anni, ambientalista, animatore tv molto popolare, uno dei candidati alle primarie ora ufficialmente aperte (si voterà online) per scegliere lo sfidante verde che affronterà Nicolas Sarkozy alle presidenziali del prossimo anno. C’è Eva Joly, 67 anni, originaria della Norvegia, altra candidata in lizza, ex magistrato anti-corruzione, ai tempi delle Mani pulite in salsa francese.

Manca solo Daniel Cohn-Bendit, un’assenza ingombrante per i Verdi francesi. Facciamo un passo indietro. Giugno 2009, elezioni europee. A sorpresa i Verdi riescono a conquistare il 16,3 per cento dei consensi. E’ un successo inaspettato: fino a qualche mese prima erano l’armata Brancaleone di sempre, bloccati nelle paludi del settarismo, malati di litigiosità acuta. Ma in poco tempo Cohn-Bendit, «Dany il rosso» per gli amici, protagonista del maggio ’68, tedesco amato e odiato in terra di Francia, era riuscito a creare Europe Ecologie, una sorta di partito Verde allargato, coinvolgendo aree diverse, dalla Joly (rassicurante per i moderati), che mai aveva fatto poltica a José Bové, l’eroe del movimento no global. E tanti altri, con l’obiettivo di attirare elettorati diversi. E aggiuntivi rispetto a quello verde.

L’esperimento riesce. Ma i problemi cominciano quasi subito perché per quel Dany i «vecchi» Verdi (e la Duflot, che pure è una nuova leva) hanno sempre nutrito una malcelata diffidenza. Alle regionali del 2010 Europe Ecologie si assicura il 12 ,2 per cento dei voti. E lo scorso novembre si procede ufficialmente alla fusione fra i Verdi e il movimento. Nasce Europe Ecologie-Les Verts. Ora siamo a un anno dalle presidenziali. Sarkozy, malgrado la gravidanza di Carlà, resta bassissimo nei sondaggi. I socialisti si ritrovano a gestire la patata bollente dello scandalo Dominique Strauss-Khan. La catastrofe di Fukushima sta producendo anche in Francia una nuova sensibilità ecologista. Sarebbe il momento giusto per premere sull’acceleratore. Invece i Verdi cominciano a litigare. Cohn Bendit lo aveva detto: “A La Rochelle non ci vado. Non vedo perché dovrei sprecare il mio weekend”. Detto fatto. Non è convinto delle candidature Hulot e Joly (malgrado proprio lui abbia spinto agli inizi Eva a lanciarsi nella corsa).

«Tra di loro sceglieremo una personalità e non un vero programma», ha sottolineato l’ex barricadero al quotidiano Le Monde. Per lui Joly e Hulot non sono sufficientemente «politici». «E invece la campagna delle presidenziali è altamente politica: bisogna rispondere su tutto, non solo sull’ecologia».

Quello che divide Cohn-Bendit dagli altri è soprattutto il desiderio di allargare gli orizzonti, di uscire dal recinto dell’ambientalismo puro e duro. Vorrebbe che fin dal primo turno delle presidenziali si raggiungesse un accordo con il resto della sinistra e in particolare con i socialisti. Insomma, giocare tutte le carte su un unico candidato, «perché – come ha commentato al settimanale Marianne – la prima motivazione della gente è mandare a casa Sarkozy». Se si considera il peso dell’astro nascente della politica francese, Marine Le Pen, candidata dell’estrema destra, a sinistra è meglio non scherzare. Meglio non dividersi. Meglio non sprecare energie. Perché la prospettiva è ritrovarsi al secondo turno a scegliere fra Nicolas e Marine. 

Ma i Verdi non sembrano sentirci da quell’orecchio. Ieri a La Rochelle Hulot ha paventato un’apertura verso i centristi di Jean-Louis Borloo, ex ministro dell’Ecologia con Sarkozy, da cui nel frattempo ha preso le distanze. Risultato: è stato subito attaccato da Duflot e da tutti gli altri. Non se ne parla nemmeno.

I lavori del congresso alla Rochelle continuano come se niente fosse. Oggi è previsto il primo dibattito pubblico Joly-Hulot. Ma l’assenza di Dany è pesante. Difficile che senza l’artefice del successo alle europee del 2009, i Verdi possano ancora a vincere.

di Leonardo Martinelli