I candidati alle presidenziali del Perù: da sinistra, Keiko Fujimori e Ollanta Humala

Testa a testa in Perù per il ballottaggio presidenziale di oggi. I sondaggi riflettono un Paese con 19 milioni di elettori spaccato in due, tra le preferenze per il candidato nazional-progressista, Ollanta Humala, e la populista di destra Keiko Fujimori, figlia del discusso ex presidente, in carcere per violazione dei diritti umani e corruzione. Al primo turno, l’ex tenente colonnello dell’esercito ha ottenuto il 31,8 per cento dei voti, contro il 23,5 della sfidante. La Fujimori, inizialmente forte nei sondaggi, è poi scesa al 50,6 per cento.

Se il curriculum della Fujimori è discusso per via del padre, anche Humala, 48 anni, è stato accusato in passato di abusi sui civili. Da tenente colonnello dell’esercito, ha combattuto contro i sanguinari terroristi di ‘Sendero Luminoso’ e nel 2000 ha guidato un tentativo di golpe che ha portato alla fuga di Fujimori padre. Figlio del fondatore di una ideologia nazionalista che esalta l’eredità degli Inca del Paese, Humala è un dichiarato ammiratore del presidente venezuelano Hugo Chavez. Già candidato nel 2006, era stato sconfitto dall’attuale presidente Alan Garcia.

Keiko Fujimori, 36 anni, imprenditrice, ha raccolto quello che era stato seminato dal padre: l’aumento della spesa sociale voluta dall’ex presidente, ha portato alla figlia il voto degli emarginati urbani, soprattutto di Lima. Con la sua candidatura, gli avversari hanno rispolevrato i non pochi scheletri nascosti nel passato armadio dei governi peruviani. Tra questi, una sfilza di discussi ex ministri – tra cui uno responsabile della sterilizzazione di 300mila donne peruviane -, che si teme la Fujimori possa riportare al potere. Parte dei confronti elettorali tra i due candidati si sono basati proprio sul passato, più che sul futuro. A proposito della condizione di Alberto Fujimori, condannato a scontare 25 anni di reclusione, se Humala ha aperto a un possibile indulto per ragioni umanitarie o di salute, la figlia Keiko ha ribadito che non libererà suo padre se verrà eletta.

Uno spettro tanto nominato da far dire al Nobel per la letteratura peruviano Mario Vargas Llosa che nel Paese “esiste un clima che ricorda i tempi immondi della dittatura fujimorista”. E’ questo che ha spinto lo scrittore, noto per le sue idee liberali, ad appoggiare l’ex militare, con simpatie di sinistra. “Humala è cambiato ed ora il suo programma è molto simile a quello delle sinistre democratiche della regione – ha detto -. Ollanta non è come Chavez, è come Lula”, riferendosi al più progressista presidente del Brasile, Luiz Inácio da Silva. A remare contro è però la Chiesa cattolica, preoccupata per la legalizzazione dell’aborto, inserita nel programma del candidato. Ma anche le destre, timorose che il modello economico proposto da Humala possa incrinare diversi interessi. In un Paese, il Perù, in cui il Pil cresce al 7 per cento l’anno, ma la redistribuzione della ricchezza non raggiunge il 35 per cento della popolazione. Quello di Vargas Llosa – come di diversi intellettuali del Paese – è comunque un appello a scegliere il danno minore per il Perù. Al primo turno, infatti, lo scrittore aveva invitato a non votare nessuno dei due candidati: sarebbe stato come scegliere “tra cancro e Aids”, diceva.