Chi non ha mai visto almeno una volta l’onorevole Maurizio Lupi? Salta da un talk show all’altro, è molto verboso e di granitiche convinzioni. Impossibile non averlo mai intercettato negli zapping quotidiani.

Il nostro ha molto a che fare con le città. E’ stato uno dei più lucidi teorici della distruzione dell’urbanistica nel nostro paese. Quando ricopre la carica di assessore all’urbanistica del comune di Milano (1997-2001 con il sindaco Albertini) rende sistematica la politica dell’urbanistica contrattata che già esisteva nel capoluogo lombardo. Da deputato è stato l’autore della legge di controriforma del governo del territorio che pone sullo stesso piano le amministrazioni pubbliche con i proprietari delle aree edificabili.

Le città e il territorio, nella cultura liberista, sono soltanto questioni economiche e la distinzione tra pubblico e privato non ha più motivo di esistere. La sua legge non è stata approvata per un miracolo: se oggi non viene ripresa è perché approvarla è inutile: tra “piani casa” e “decreto sviluppo” ogni regola è stata cancellata. Obiettivo raggiunto, dunque: le città lasciate in mano alla speculazione.

Nei quindici giorni che separavano dal secondo turno elettorale, Letizia Moratti ha calato l’asso pur di recuperare terreno su Giuliano Pisapia. Se sarò rieletta, disse solennemente, Maurizio Lupi sarà il nuovo assessore all’urbanistica. Sperava forse che il mondo della speculazione immobiliare manifestasse entusiasmo e appoggiasse ancor di più di quello che aveva fin lì fatto, la sua campagna elettorale. Il seguito lo sappiamo. Pisapia ha trionfato e il lupetto è stato spelacchiato e non sarà assessore all’urbanistica.

La questione non è secondaria. Dietro questa sconfitta si legge il crollo dell’egemonia culturale che ha trionfato in questi ultimi venti anni. La teoria che le città dovevano essere lasciate all’iniziativa privata e le amministrazioni pubbliche dovevano solo togliere ogni laccio e lacciolo ha avuto un indiscutibile successo. I comuni di centro sinistra (Roma ne è l’esempio più scandaloso), urbanisti d’antan e l’informazione controllata dai poteri forti hanno sostenuto convintamene questa tesi.

Oggi la spinta degli speculatori si è fermata. Il principale motivo sta nel giudizio che i cittadini di Milano hanno potuto esprimere sugli effetti della cancellazione dell’urbanistica. A Santa Giulia, che veniva contrabbandato come un quartiere modello, i promotori non hanno neppure eseguito la bonifica del suolo. Costava troppo, evidentemente, così scuole, case e parchi navigano su un mare di sostanze tossiche. Nella zona Garibaldi crescono inutili e smisurati grattacieli che soffocano l’antico tessuto urbano esistente. Grazie alla deregulation, Moratti junior e tanti come lui possono fare ciò che meglio credono delle loro proprietà: l’abusivismo è diventato legge dello Stato.

Ecco perché Pisapia ha trionfato. Dopo venti anni di liberismo urbano selvaggio si toccano con mano i risultati. Le città sono sempre più invivibili e i milanesi hanno deciso di voltare pagina. Se anche il Parlamento reintroducesse regole e poteri alle amministrazioni pubbliche, ci getteremmo alle spalle questi anni amari. Ma questa fase non è ancora matura e ci vorranno altri Pisapia.