La Nato continua a potenziare il suo arsenale contro il regime del colonnello Muammar Gheddafi. “Elicotteri da combattimento sono stati utilizzati per la prima volta il 4 giugno in azioni militari sulla Libia”, spiega l’Alleanza in un comunicato. Gli attacchi sono stati diretti contro “veicoli, equipaggiamenti e forze militari” dell’esercito governativo. All’operazione hanno preso parte gli Apache britannici, mentre Parigi ha contribuito con i Tigre e le Gazzelle. Gli elicotteri, ricorda la Nato, offrono la necessaria “flessibilità” nell’individuare e neutralizzare gli attacchi ai civili.

“Continueremo a utilizzare queste risorse quando e dove necessario – ha spiegato il generale Charles Bouchard, comandante dell’operazione Nato ‘Unified Protector’ in Libia -, utilizzando la stessa precisione che abbiamo in tutte le nostre missioni”. “Il successo della missione – ha continuato – dimostra le capacità uniche esercitate dagli elicotteri d’attacco”. Le forze della Nato, specifica ancora l’Alleanza nel comunicato, “rivedono costantemente le loro operazioni e l’uso dei mezzi a disposizione” per “mantenere lo slancio e aumentare la pressione” sulle forze del rais.

Dalla Libia arriva intanto la notizia della profanazione del cimitero italiano di Tripoli, riferita da Giovanna Ortu, presidente dell’Associazione italiani rimpatriati dalla Libia. Dopo decenni di abbandono, il cimitero era stato restaurato e inaugurato meno di due anni fa. Gli aggressori, probabilmente fedeli a Gheddafi, hanno tentato, senza riuscirci, di forzare il complesso monumentale che ospita i resti di 8mila italiani. Così hanno coperto di scritte oltraggiose le mura del cimitero e distrutto l’abitazione del custode. Sempre nella capitale, testimoni riferiscono anche di nuovi raid – stavolta diurni – della coalizione internazionale. Le due esplosioni più forti sono state avvertite nel centro della città, le altre alla periferia orientale. Una denuncia arriva invece dal vescovo copto di Matrouh e del Nord Africa, Bakhomios Demetry: “Due chiese copte” sono state colpite durante gli ultimi “raid dei velivoli della Nato” nella regione. “Una delle chiese colpite è quella di San Giorgio di Misurata, l’altra è quella di San Marco a Tripoli – ha aggiunto il vescovo – ma i raid non hanno provocato vittime tra la comunità copta della Libia”. “Non ci sono state vittime ma è stato distrutto un muro esterno della chiesa di Misurata – ha aggiunto l’alto prelato -, mentre tutte le vetrate della chiesa di Tripoli sono andate in frantumi”. “I copti in Libia stanno comunque bene – ha rassicurato – e le funzioni religiose proseguono normalmente”. “Ci siamo uniti per deplorare l’accaduto ma soprattutto per pregare – ha commentato il vescovo cattolico della capitale, monsignor Innocenzo Martinelli – perché la violenza si plachi. Siamo rimasti esterrefatti dall’incapacità della diplomazia internazionale e, forse, dal suo pregiudizio che rende impossibile il dialogo con la dirigenza di Tripoli”.