A Milano Letizia Moratti ha chiamato Giuliano Pisapia. A Napoli Gianni Lettieri ha chiamato Luigi de Magistris. A Rimini, invece, Gioenzo Renzi non ha chiamato Andrea Gnassi, e probabilmente non lo farà mai. Non gli riconosce la vittoria, nonostante l’ampio margine.
Diventa la capitale della riviera la piazza anti-fair play per eccellenza tra tutte quelle che nel Paese sono state interessate dai ballottaggi. A Rimini Gnassi è diventato sindaco col 53,47% confermando il centrosinistra al governo e tramortendo le illusioni dell’ex An-Msi Renzi. Il quale, dopo aver conquistato la candidatura in un Pdl a dir poco ostile solo grazie al diktat della Lega Nord, ci credeva davvero.

Il punto è che mentre tutto il Pd e non solo continua ad invitare Renzi a sotterrare l’ascia di guerra e a chiamare il vincitore, il diretto interessato rilancia a tutto campo tradendo rancori e veleni, risentimenti famigliari e provincialismi duri a morire. Non solo: domenica, in pieno voto, Renzi ha telefonato al questore di Rimini Oreste Capocasa (intercettato dopo aver mobilitato mezza questura) per presunte violazioni della legge elettorale da parte dei fan del Pd. Che da parte loro hanno rinfacciato a Renzi le “minacce” a Gnassi inoltrate dai seguaci della “Giovane Italia”.
Un vulcano, Renzi: un caso più unico che raro tra tutti gli sconfitti alle amministrative che, comunque sia andata, almeno una parvenza di sportività l’hanno mostrata. Renzi no, lui, già nella Destra Sociale di Gianni Alemanno, è un duro e puro: ad esempio, lo era stato il 25 aprile scorso quando aveva clamorosamente disertato la festa della Liberazione, bollandola come “la fine della guerra civile in Italia, nient’altro”.
Fatto sta che “Gnassi dovrebbe vergognarsi, non può permettersi di dire ‘per me hanno votato le persone perbene’ e dare implicitamente dei poco di buono a metà della popolazione di Rimini solo perché non ha votato per lui. In queste ore ho ricevuto telefonate ed e-mail di protesta riguardo quella delirante affermazione. Deve smetterla di offendere”, scandisce ogni giorno Renzi.

L’ex missino già alle Regionali di un anno fa se l’era presa non poco per il seggio sfuggito a favore del berlusconiano numero uno in riviera, Marco Lombardi. Oggi dimostra di digerire a fatica le batoste: “Gnassi? Il sindaco deve essere sindaco di tutti. Gli faccio le mie congratulazioni perché ha trovato un lavoro in Comune”, rincara la dose Renzi accusando l’avversario “funzionario di partito” di non aver “mai lavorato in vita sua e di alzarsi non prima delle 10”, le stesse invettive riportate nella serie di false e-mail circolate in città prima del ballottaggio e oggetto di una querela inoltrata da Gnassi contro ignoti.
Dopo la frecciata sul curriculum di Gnassi (ex consigliere regionale, ex assessore inventore della ‘Notte Rosa’, ex segretario provinciale del Pd), Renzi riprende in mano i dati elettorali che ha sventolato di fronte alle telecamere delle tv durante tutto il post-voto di lunedì: “Per lui hanno votato 36.333 cittadini, per me 31.623. Quasi la metà dei votanti. E comunque solo 4.700 persone in meno. Non può permettersi di offendere mezza città. E’ un immaturo. Temo che Gnassi non abbia neppure capito che se ha vinto lo ha fatto grazie al voto ideologico e clientelare delle periferie degradate, i cui abitanti continuano a votare per la stessa sponda politica che li tiene ai margini da 60 anni”.
Renzi è tornato in questi giorni sulla vicenda della figlia Silvia, protagonista del tafferuglio in piazza Cavour di lunedì: paonazza, dopo aver gridato a Gnassi “vergognati” e “vai a lavorare” stava per essere immortalata dai fotoreporter, ma papà Gioenzo è intervenuto e li ha messi in fuga (non prima di aver dato del “vagabondo” a Gnassi).

A calmare Renzi ci avevano provato, invano, anche il presidente della Regione Vasco Errani e il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini, scesi a Rimini per seguire lo spoglio dei ballottaggi. “A mia figlia che ha vent’anni- rivendica ora Renzi- sono arrivate su Facebook tantissime richieste di amicizia; è stata letteralmente inondata, mentre prima non ne aveva più della media. E già che sono stati tirati in ballo entrambi i miei figli- prosegue papà Renzi- tengo a precisare che mio figlio Alberto, 27 anni, ha già ripreso a lavorare a Forlì in banca. Si alza tutte le mattine alle sette, e torna alle otto di sera, per 1.200 euro al mese. Molto meno- non molla Renzi- di quanto guadagnava, mi dicono i suoi amici, il signor Gnassi mentre grondava sudore nel ricoprire la faticosa carica di segretario del Partito Democratico”.
Il numero uno del Pd riminese, Emma Petitti, in lizza per un assessorato nella Giunta Gnassi, non c’ha più visto: “Invitiamo Gioenzo Renzi a chiedere pubblicamente scusa alla città per le sue dichiarazioni e, in subordine, a smobilitare la macchina del rancore che ha messo in moto e che alla fine si è rivelata un flop, respinta con margini superiori al previsto da una Rimini che non si riconosce nell’odio e nell’insulto”.

Il segretario del Pd ricorda a Renzi che nel resto d’Italia funziona diversamente: “Tutti hanno chiamato i vincitori. Lo hanno fatto perfino Letizia Moratti e Gianni Lettieri, protagonisti perdenti di campagne elettorali al calor bianco. Lo hanno fatto tutti i candidati sconfitti, in ogni città d’Italia. Tutti tranne uno: Gioenzo Renzi”.

Petitti contesta Renzi che “giustifica la sua sconfitta ‘con il poco senso civico dei riminesi’, straparla di ‘voto clientelare’, di ‘tradimento delle periferie’ e così via”. Ciliegina sulla torta, incalza Petitti, “i suoi supporter aggiungono subito dopo il carico da 11 con rambesche minacce al sindaco Gnassi (‘da adesso in poi saremo il tuo incubo…’, ‘ti spediamo a Stoccolma insieme ai 36 mila che ti hanno votato’…), contrappuntato dagli insulti verso la persona che hanno contrassegnato l’ultima parte della campagna elettorale di Renzi”.
Ma l’ex Msi non batte ciglio e si ripete: “Chiedere scusa? Chiamare Gnassi? E’ Gnassi che dovrebbe vergognarsi per aver vinto le elezioni violando la legge elettorale. Ho già informato il questore domenica, i suoi fan fino all’ultimo hanno fatto campagna elettorale ai seggi esibendo giacche con la targhetta ‘Andrea Gnassi’, è inaccettabile”.
Ci prova anche la parlamentare riminese del Pd, Elisa Marchioni, a far tornare Renzi sulla Terra: “Le parole dicono ciò che siamo; peccato, allora, che Gioenzo Renzi non abbia augurato buon lavoro al sindaco Gnassi. Lo hanno fatto tutti, anche Moratti, Lettieri e altri sconfitti, pur senza sconti politici”.
Intanto, nel centrodestra è sceso di nuovo il gelo su Renzi. Tutti lo hanno lasciato solo, anche questa volta. Ne parla indirettamente il deputato del Carroccio Gian Luca Pini, il suo unico vero sponsor a Rimini, attaccando il rivale storico Lombardi: “Renzi ha fatto il massimo, con Lombardi avremmo perso al primo turno. Visto che la differenza al ballottaggio tra Gnassi e Renzi è stata inferiore ai 5.000 voti, penso che i conti siano presto fatti e che a Lombardi rimanga solo una possibilità”.

Quale? “O ammettere di essere un patetico e disonesto mistificatore che ha lavorato per la vittoria di Gnassi (nel caso fosse mi auguro gli abbiano dato più dei soliti 30 denari) o dire chiaramente che il suo quoziente di intelligenza è più basso del suo numero di scarpe: in tal caso- sferza Pini- la pietas cristiana mi imporrebbe il perdono di un uomo così stolto”.

Carlo Kovacs