Vignetta di ArnaldSono sempre andato a votare ai referendum, sono sempre stato entusiasta delle occasioni in cui i cittadini si sono organizzati per esercitare i loro diritti democratici. E dunque, con lo stesso entusiasmo, lo farò anche questa volta.

Spero che sia così anche per voi lettori. Penso infatti che il 12 e il 13 giugno ci sia una buona ragione per tutti per recarsi alle urne.

È l’occasione giusta per chi non vuole il nucleare in Italia, perché antieconomico e pericoloso. Chi la pensa così può spezzare il vincolo economico tra il Governo e chi dovrebbe costruire le centrali, unico vero motivo per cui Berlusconi è (stato) così tanto nuclearista: i sondaggi hanno sempre suggerito altro e il Premier, solitamente, si attiene scrupolosamente a ciò che dicono i numeri. E infatti, non appena Fukushima ha interrotto il sogno del Forum Nucleare Italiano (e soprattutto dei suoi finanziatori), il Governo ha tentato di rimandare l’appuntamento con la decisione dei cittadini, scrivendo però un decreto evidentemente non coincidente con le richieste dei comitati referendari, e così si è fatto sorprendere. Chi invece pensa che il nucleare sia l’unica possibilità di salvezza, può andare a votare NO e gli conviene farlo, perché il quorum è in salute e pare sia possibile superarlo. L’astensione non è la strategia giusta.

È l’occasione giusta per chi ritiene che, quando parliamo di beni comuni e collettivi, sia meglio un pubblico efficiente di un privato efficiente, perché il pubblico dovrebbe fare gli interessi di tutti, i privati fanno gli interessi legittimi della propria parte. Ed è giusto che i beni pubblici restino pubblici, evitando la scappatoia della fuga verso l’efficienza privata pur di non combattere, politicamente e attraverso il voto, il dissenso, la denuncia, affinché gli enti pubblici facciano meglio il loro mestiere. Il privato non può essere alternativo al pubblico, l’unica alternativa al servizio pubblico attuale è un servizio pubblico migliore. Ed è l’occasione giusta anche per chi pensa che lo Stato non sia la soluzione.

È l’occasione giusta per chi vuole ricordare alla classe politica, e anche un po’ a se stesso, che la legge è uguale per tutti, dal Presidente del Consiglio al cittadino senza tutele. È l’occasione per chi, in Italia, pensa che né la presunzione di innocenza né la convinzione (fondata o infondata che sia) di un accanimento dei giudici contro di sè possa autorizzare alcuno a ritenere che la magistratura sia un potere dello Stato a cui non prestare rispetto, o da minacciare, o da ignorare quando fa comodo. Ed è l’occasione giusta anche per chi ritiene che per governare è necessario non avere alcun tipo di preoccupazione giudiziaria, anche se chi governa è indagato.

È l’occasione giusta per chi è appassionato di politica, è militante o si informa, è attivista o semplicemente un lettore consapevole. Ed è l’occasione giusta, forse la più giusta di tutte, per chi invece non ne può più della classe dirigente italiana, dei partiti, delle lentezze, delle opacità, dei ritardi, degli imbarazzi, degli affanni, dei compromessi. Il referendum sa essere politico e antipolitico (meglio, antisistema) con la stessa forza: quale occasione migliore per dire alla politica “io la penso come voi” oppure “avete sbagliato tutto” se non, addirittura “mi fate schifo, adesso decido io?”

È l’occasione giusta per chi vota oggi per un partito all’opposizione e vuole lanciare un segnale politico al Governo. È giusta per chi vota un partito oggi presente nella maggioranza e vuole difendere le scelte dei suoi dirigenti. È giusta per chi è di sinistra e vuole dire no, per chi è di destra e vuole dire sì. È giusta per chi è leghista e vuole lanciare un messaggio a Berlusconi. È giusta per chi invece non ha alcun interesse a farsi suggerire il comportamento di voto dai partiti e vuole decidere, con la propria testa, su temi di interesse collettivo nucleare, acqua e giustizia.

E a chi vi dice che i referendum sono inutili, che tanto alla fine decidono comunque i politici, rispondete che se necessario fra 5 anni raccoglieremo di nuovo le firme e torneremo di nuovo a votare. Perché non è detto che ci governerà schiferà sempre i referendum come fa il nostro Presidente del Consiglio. E anche se così fosse, siamo in una democrazia e per fortuna abbiamo ancora gli strumenti per decidere da soli.

(ah, io voto Sì a tutti e quattro i quesiti. E faccio anche campagna su Facebook, con la fanpage #chinonvota, e su Twitter, con l‘hashtag #chinonvota. Perché tutti hanno un buon motivo per votare, ricordiamolo a chi oggi non ha ancora deciso di farlo.)

Vignetta di Arnald