C’è anche un’Italia che va. Sotto un cielo che promette solo tuoni, fulmini e pioggia, apre la seconda giornata della Festa del Fatto Quotidiano di Gattatico (Reggio Emilia), il racconto dell’esperienza di un comune virtuoso come quello di Cassinetta di Lugagnano, amministrato dal giovane Domenico Finiguerra.

Nel 2002 la lista civica di Finiguerra, con pezzi di partiti, aderenti e simpatizzanti della ex coalizione di centro-sinistra, guadagna il 51%. Nel 2007 bissa il primo mandato con il 63% e l’anno prossimo si appresta alla terza vittoria con quello che oggi è il vicesindaco Alessio Torti. Il segreto? Reale democrazia dal basso, progetto ecologico condiviso e una guerra aperta contro i costruttori edilizi.

Una rivoluzione verde è dire poco. Cassinetta di Lugagnano in pochi mesi diventa subito un modello per l’intera Italia. “Abbiamo bloccato la permuta dei terreni agricoli in terreni edificabili e puntato tutto sul recupero delle case che ci sono già, spesso vuote e maltenute”, racconta Finiguerra, “abbiamo rinunciato agli oneri di urbanizzazione che permettono a moltissimi comuni di portare i bilanci in pareggio e ovviamente abbiamo alzato le tasse: sulla seconda casa e su una fascia di lusso creata ad hoc”.

Milleottocento abitanti, molti scappati da Milano, Cassinetta di Lugagnano è un piccolo paese attorniato da comuni tutti amministrati da candidati di Comunione e Liberazione. “Il centro sinistra non si è nemmeno presentato nel 2002 come nel 2007. Il nostro modello è frutto anche di una nuova cultura ambientalista e di condivisione della leadership a scapito di una personalizzazione della politica e all’autoreferenzialità dei partiti”.

La decrescita divulgata da Latouche non sembra più essere un tabù: poche spese per i dipendenti comunali, più sobrietà nell’amministrare il denaro pubblico. Unico problema: per raggiungere prima il 51%, poi il 63%, molti leghisti si sono fiondati sotto l’insegna della lista civica di Finiguerra: “quando è accaduta la vicenda della scuola di Adro, però, ci abbiamo tenuto a distanziarci da quelle posizioni razziste, ricordando che noi siamo con i “fratelli stranieri”.

Modello, esempio, progetto per il futuro per tanti altri comuni, forse anche più grandi, Finiguerra dà pure un consiglio al neosindaco di Napoli, De Magistris: “Copiando molti punti del programma dei “comuni virtuosi” è partito con il piede giusto. Ora gli tocca il compito più difficile: educare i cittadini alla raccolta differenziata e a sviluppare un vero senso e amore per la propria comunità”.

Seconda parte della serata, invece, tutta dedicata alla rete. Sul palco il ciclone internet. Da uno dei pionieri della rete, Jacopo Fo, passando dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia, fino a tre illustri penne di via Valadier (Beatrice Borromeo, Antonella Mascali e Peter Gomez) si è cercato di raccontare l’impatto rivoluzionario della rete nell’informazione di questo paese.

E se il 22 giugno prossimo ilfattoquotidiano.it compie un anno di vita, con tanto di edizione regionale dall’Emilia Romagna, è la Borromeo a ricordare che  “il sito del Fatto Quotidiano è importante quanto, se non più, del giornale cartaceo. Faccio un esempio: l’intervista a Dell’Utri beccato per caso su un treno o quella a Minzolini effettuata al di fuori delle richieste ufficiali, oltretutto sempre finite con un suo diniego, se non ci fosse stato il nostro sito non le avrei potute portare all’attenzione dei nostri lettori con così tanta celerità”.

Quando ancora il giornale non è in edicola è le cose accadono è evidente che il fatto quotidiano.it non dorme. Lo ricorda Peter Gomez che ne è il direttore: “il nostro modello è l’Huffington Post, dove appaiono i post di centinaia di blogger che possono esprimere liberamente la loro opinione. Sul nostro sito, per esempio, appaiono due blogger con opinioni differenti sull’utilizzo e la positività degli OGM. Insomma, ci sono persone con punti di vista politici e ideologici differenti, ma l’importante è che le opinioni proposte siano ben argomentate”.

Chiaro che la questione web sia diventata cruciale proprio nell’ambito del sapere ciò che l’informazione ufficiale non dice, che sia il Tg1 di Minzolini targato centrodestra, che sia quello di Riotta targato centrosinistra: “Il web è prima di tutto una questione di conoscenza e di accesso alle informazioni piuttosto che di libertà di dire quello che si vuole”, chiosa Gomez, “per questo ci sembra giusto che nel giro di qualche anno il diritto al sapere che proviene dal web venga garantito costituzionalmente come avviene in altri paesi”.

Altro soggetto beneficiato dall’esplosione della rete è sicuramente il Movimento 5 Stelle. Dapprima grazie al blog di Beppe Grillo e successivamente grazie ai meet-up dislocati in ogni regione, provincia e comune italiani la nuova formazione politica è diventata popolare: “senza il web noi non saremmo mai esistiti e non ce l’avremmo mai fatta a raggiungere i risultati elettorali che abbiamo ottenuto”, racconta Favia davanti a trecento persone rinchiuse dentro alla sala “treni” del Fuori Orario per pioggia, “quando ancora non avevo incontrato il meet-up di Grillo usavo il web giusto in biblioteca, mentre ora tagliamo traguardi su traguardi grazie ad esso”.

E per non smentire l’approccio sopra le parti dei giornalisti del Fatto Quotidiano Mascali e Borromeo incalzano il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle sulla questione Pisapia/Pisapippa: “Io, intanto, in quanto consigliere, quindi rappresentante di un’istituzione, non ho mai storpiato i nomi dei miei avversari politici. Inoltre, difficilmente parlo di questioni che conosco poco e Pisapia è una di queste. Su Beppe (Grillo ndr) posso dire che è così: o lo si ama o lo si odia. Lui è il garante di una ribellione popolare che vuole attuare un cambiamento della società al di fuori degli attuali schemi partitocratici. La sua provocazione nasce da questo concetto”.

Chiosa più attinente al tema del web arriva sempre da Favia, che assieme all’altro consigliere regionale Defranceschi colleziona querele su querele che ripagherà con la decurtazione del 75% dallo stipendio di amministratore: “perché ancora la regione non è coperta al 100% dalla banda larga? Perché la dorsale di fibra ottica già messa in funzione da Lepida, gestita a sua volta da Hera, non viene allargata a tutti i cittadini dell’emilia-romagna? E’ evidente che l’informazione e il sapere libero fanno paura”.