Seimila persone sotto la pioggia. Cantano Bella ciao diretti da un maestro particolare, “un’ira d’iddio”, come dice il direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro: don Andrea Gallo. Un fiume in piena. Parla canta, si infiamma. E’ don Gallo, insomma.

Siamo a Taneto di Gattatico, qui c’è la casa dei fratelli Cervi, sette per chi non ricordasse, sterminati dai fascisti. Siamo nella pianura padana che Bossi vorrebbe sua, ma che non la è mai stata e mai lo diventerà.

Il primo dei tre giorni della festa nazionale del Fatto Quotidiano, quella che ha un solo programma, la Costituzione, è un continuo afflusso di gente. Che si assiepa sotto un palco allestito in un campo d’erba tagliata da poco. Stile country, parole di fuoco a ricordare che in questo Paese c’è una Carta, fatta di articoli, quotidianamente calpestati.

E allora anche il programma degli dibattiti del primo giorno si fonde e si confonde. Nessuna rigida divisione tra diritto all’istruzione (articolo 34 della Costituzione) o libertà di religione (19). Se ne aggiungono on the fly altri, i 36 e i 37, sul lavoro e sulla parità tra uomo e donna, che diventano un tutt’uno con il benvenuto ufficiale del direttore del Fatto Antonio Padellaro. Rai, sistema informativo, arte che viene messa a tacere a son di tagli, rispetto per il diverso.

Ad ascoltare i vari personaggi sul palco, la gente applaude, annuisce e dice “finalmente”. Sono Loris Mazzetti, che denuncia come la stampa manipoli le informazioni sulla libertà espressione sul piccolo schermo. Denuncia anche cene tenute appositamente nascoste tra Silvio Berlusconi -altro (involontario) protagonista del palco del Fatto – e 5 consiglieri d’amministrazione Rai. “Li incontra come presidente del consiglio o come padrone dell’informazione”, chiede e si chiede Mazzetti. Che aggiunge: “I giornali mentono, non c’è nessuna trasmissione confermata per il prossimo anno. Non sono confermati né Fabio Fazio Serena Dandini, nonostante gli annunci le loro trasmissioni non sappiamo se le vedremo. Ma soprattutto non sappiamo se saranno confermate nonostante il

E poi anora Fiorella Mannoia che parla di crisi. “Sono una privilegiata, sono molto fortunata, ma proprio per questo devo dire che la crisi economica non esiste. È uno strumento per licenziare, per affamare, per far fare profitti a qualcuno. Devo dire che la crisi non è altro che una scusa per nascondere un Paese corrotto dalle fondamenta. Ci stanno spolpando”.

Tra le freddure di Dario Vergassola, Luca Telese parla di un “Paese che si inventa le cose. Ha inventato il fascismo e poi il cortocircuito tra sesso e politica. È l’unico Paese in cui un parlamentare rovina la reputazione di una prostituta e non il contrario, come accaduto nel caso dell’incidente di Cosimo Mele, con i suoi festini”.

E la a questo punto il dibattito si incentra sul rispetto tra i sessi. Padellaro chiama in causa don Gallo che, a proposito del rispetto, sbotta: “Occorre averlo per tutti, per atei, agnostici, per qualsiasi religione. Si deve iniziare a parlare di spiritualità, ma soprattutto occorre dire che la religione è ancora oppio, è sessuogina e misogina. Le donne hanno il diritto di avvicinarsi alla chiesa solo con un’aspirapolvere in mano. Invece vanno riconosciute per quello che sono: i veri sacerdoti dell’amore”.

A quel punto, manco nel proverbiale fulmine che cade dal cielo, inizia a scrosciare fitta la pioggia. La gente si stringe intorno al palco e sotto la fila di alberi che cordonano il campo, ma non scappa. Resta da ascoltare, ad attendere gli ombrelli recuperati dalle auto. E applaude per il saluto finale, prima che Mannoia venga interrotta da don Gallo. E infine Bella Ciao sembra quasi un inno, come quello di Mameli, che annuncia la chiusura della prima parte della giornata e lascia il passo a una pausa in attesa del dibattito delle 21 sull’articolo 48, sul diritto e sul dovere di voto alla vigilia dei referendum del 12 e del 13 giugno prossimi.

Appena prima dell’ultimo dibattito della serata, a microfoni ancora spenti, Antonio Di Pietro si lascia andare a qualche considerazione sul dopo elezioni. Come non vanificare il successo delle amministrative? “Il principale errore dei partiti sarebbe quello di cominciare a litigare su come spartirsi le nomine nelle giunte e nei consigli d’amministrazione”. Quella che stiamo è una vera propria emergenza democratica, secondo Di Pietro, e per questo  è il momento di lasciare da parte vecchie frizioni per “riuscire a liberarsi del regime piduista di Berlusconi”. Il leader dell’Idv evoca poi il pericolo di sommosse popolari sulla scia di quelle del Nord Africa: “Per evitare che si passi alla rivolta sociale come in Libia dobbiamo dare una vera alternativa alla gente”. E quando il dibattito entra nel vivo lancia un monito a proposito dei referendum: ”Che i partiti non se ne approprino. Questi temi appartengono alla società civile”.

La festa de Il Fatto continua oggi alle 17.30, nel Palco Cortile, con “Pillole sull’Italia che va a Cinque Stelle”. Il giornalista Ferruccio Sansa chiacchiera con Domenico Finiguerra, sindaco del comune “virtuoso” di Cassinetta di Lugagnano. Alle 18e30 sempre nel palco Cortile, “Art. 34 della Costituzione – L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, incontro tra insegnanti e precari coordinato da Caterina Pernicori. Alle 19.30, questa volta sul palco centrale, Federico Mello condurrà il dibattito “Art. 21 Costituzione – Libertà di espressione. Siamo liberi di esprimerci intrappolati nella ‘rete’?”. Ospiti: Peter Gomez, direttore del sito ilfattoquotidiano.it, Jacopo Fo, Antonio Massari, Antonella Mascali, Beatrice Borromeo e il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, Giovanni Favia.

Alle ore 22 sul palco centrale si ascolterà qualcosa a proposito dell’“Art. 3” quello che stabilisce che i cittadini sono tutti uguali “senza distinzione di razza”. Stavolta però non si tratta di un dibattito, ma dello spettacolo teatrale di Ascanio Celestini “La fila indiana – Il razzismo è una brutta storia”. Chiude la giornata il tributo a Vasco Rossi da parte degli Asilo Republic e alle 24 inizia la nottata  con Vinicio Capossela intervistato da Franco Bassi.

La foto è di Enrico Rossi