Se c’è qualcuno che è contrario parli ora o taccia per sempre. Sembra questo in sintesi il messaggio di Adriano Turrini, presidente di Coop Costruzioni, sul People mover il trenino monorotaia pensato per unire in 7 minuti e mezzo la stazione ferroviaria di Bologna all’aeroporto “Guglielmo Marconi”. Un messaggio rivolto principalmente alla politica, alla giunta appena insediata. E se a lanciarlo è Turrini, cioè colui che dirige la ditta che materialmente dovrà costruire l’infrastruttura, c’è da dargli ascolto.

“Se qualcuno decide di non fare il People mover, e solo la politica potrebbe farlo, dovrebbe prima spiegarci il perché – argomenta Turrini che dell’opera è un sostenitore convinto – poi bisognerebbe chiamare tutti gli attori intorno a un tavolo per trovare le soluzioni più idonee a uscire dall’impasse che si potrebbe generare”. Il presidente di Coop Costruzioni non paventa lo spauracchio di mega-penali: “È evidente che in caso di annullamento della gara da noi vinta due anni fa un rimborso e un riconoscimento dei mancati ricavi andranno messi in conto. Ma è ancora più ovvio che, a differenza di altri casi, stiamo parlando di un’opera che materialmente non si è ancora avviata, se c’è da fermarsi ora costerebbe meno”. Quella di Turrini sembra quindi essere l’ultima chiamata prima che il People mover diventi una scelta obbligata come oggi è il Civis. Una volta accese le ruspe uscirne potrebbe costare più che continuare l’opera.La posizione di Turrini era uscita allo scoperto la prima volta giovedì scorso durante un’assemblea organizzata da BolognAttiva, l’associazione dichiaratamente di sinistra, nota proprio per la sua battaglia contro il People mover, un’opera che potrebbe essere degnamente sostituita da integrazioni al Servizio ferroviario metropolitano già in funzione (che costerebbe 1 euro contro i 6,75 euro, almeno, del People mover). Per Vanni Pancaldi, uno dei leader dell’associazione, l’opera nascerebbe peraltro debole: “Il numero di passeggeri previsti per il “Marconi” nel 2022 sarà di 10 milioni, vuol dire che il People mover porterà solo il 13%. E tutto il resto della gente come ci va in aeroporto?”.

L’infrastruttura, secondo la gara vinta nel 2009 dal Consorzio Cooperative Costruzioni (CCC, casa madre della Coop Costruzioni di Turrini, che fa da braccio operativo), dovrebbe costare 92,5 milioni di euro, di cui 60 a carico dei privati (che lavoreranno in project financing, gestendo l’opera e incassando i ricavi per i prossimi 35 anni) e 30 milioni a carico del pubblico. Ma qui sta l’inghippo, denunciato soprattutto dal Movimento 5 stelle. Il CCC ha vinto l’appalto con questa offerta: 35 anni di concessione in cui se i passeggeri non raggiungono il milione il Comune rimborserà al 100% la differenza (fino a un massimo di 1 milione 400 mila euro l’anno). Dall’altra parte, se invece i passeggeri dovessero superare il milione e 200 mila, il solo 25% dei ricavi oltre quella soglia andrà al Comune.

“È un contratto capestro, non c’è rischio di impresa”, lamenta Massimo Bugani, neo-consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. “Il punto di equilibrio lo abbiamo addirittura abbassato – si difende Turrini – non dovrebbe essere difficile raggiungerlo visto che già oggi l’Airbus trasporta 850 mila passeggeri l’anno”.
A proposito di Airbus, l’avvio del People mover comporterà la fine delle corse dell’autobus di Atc che oggi con 5 euro in 15-20 minuti porta dalla stazione all’aeroporto. L’alternativa al People mover, sarà per contratto, il taxi o l’auto propria. Per Turrini è tutto normale: “È chiaro che nel momento in cui è il pubblico che decide per un’altra soluzione, mantenere in piedi tutti e due i servizi determinerebbe sì una possibilità di concorrenza maggiore, ma nello stesso tempo determinerebbe dei costi inutili”.
Parlando di Atc entra in gioco anche un’altra situazione quantomeno curiosa: l’Atc, azienda dei trasporti partecipata al 60% circa dal Comune di Bologna, ha costituito un anno e mezzo fa insieme al CCC una società, la Marconi Express, per la progettazione la realizzazione e la gestione dell’opera, anche naturalmente durante i 35 anni di concessione. Il CCC dà così in gestione (anche) a un ente partecipato dal Comune, un servizio avuto in concessione dal Comune stesso. L’intrico era finito anche in tribunale, dopo gli esposti di politici come Daniele Corticelli, di Bologna Capitale: “Feci due esposti alla Corte dei Conti e sono ancora lì, a quanto ne so c’è un’indagine, senza indagati, ancora aperta alla Procura della Repubblica. Non è accettabile che un project financing sia garantito da Atc, cioè dal pubblico che è ora anche entrato come gestore”.
Oggi, anche se l’inizio dei lavori subirà comunque ritardi a causa dei lavori infiniti della stazione Tav in via Carracci (ma questa è un’altra storia), la decisione di andare avanti sembra soltanto essere politica. Nel giro di poche settimane il progetto esecutivo sarà sulle scrivanie della Giunta comunale appena insediata, che dovrà valutare e potrà ancora fermare tutto: “Se questa opera dovesse andare avanti sarà solo per volontà di Virginio Merola – dice Bugani – da ciò che sostiene anche Turrini, in questo caso non ci sono scuse, come le penali da 14 milioni per fermare il Civis nel 2007. Ci si può ancora fermare”. Merola in campagna elettorale aveva difeso l’opera.
L’opera, secondo i grillini è anche inutile: “Chi abita in via Murri prenderebbe comunque il taxi. Collegare così col People mover è utile per distanze di 20-25 chilometri, non quando ci sono 5 chilometri”. Turrini dal suo canto difende l’opera: “Vanno bene le provocazioni per fare riflettere, ma se si vuol seriamente fare un collegamento con l’aeroporto è un conto, se non si vuol fare è un altro paio di maniche”.

David Marceddu