Adesso spuntano come i funghi dopo l’acquazzone. Al telefono (e i più scafati anche di persona, guardandoti dritto negli occhi) ti dicono: “Hai visto che roba!? Si cambia finalmente!”. Tu cosa c’entri, provi a dirgli. “Io? Mai votato Berlusconi. Tu lo sai!”. No, non credo di ricordare. “Sì forse nel ’94. Ma era la prima volta. Chi poteva immaginare?”. Si poteva eccome, bastavano i suoi debiti e l’Interpol. “Era il suo esordio di outsider liberista!”. Non è mai stato un outsider e non è mai stato liberista, gestiva il suo monopolio coi conti esteri. “Ok, però c’era l’entusiasmo della prima ora. Discussioni! Congressi!”. I congressi erano inni cantati e le discussioni monologhi. “Prometteva meno tasse per tutti”. Però poi le ha aumentate e evase. “Era il 2001, c’erano le speranze!”. Al nono esclamativo ti chiedi dove andrà a parare. “E quel suo vitalismo contagioso, nel 2008, di giocoliere galante…”. Giocoliere galante? Con le puttane o coi conti pubblici? “È vero, uno scandalo dopo l’altro, uno schifo”. E quindi? “Quindi si merita l’esilio, il carcere. Deve morire solo come un cane, sei d’accordo?”. No. “Ho capito. Ma per voi vecchi berlusconiani non c’è più futuro, ricordatelo”.

Il Fatto Quotidiano, 1 giugno 2011