Andrea Gnassi c’è l’ha fatta e da oggi è il nuovo sindaco di Rimini. Scrutinate 143 sezioni su 143, il candidato del centrosinistra (ex consigliere regionale, ex assessore inventore della “Notte Rosa”, ex segretario provinciale del Pd) vince il ballottaggio con il 53,47% contro l’avversario schierato da Pdl e Lega Nord, l’ex missino Gioenzo Renzi, che si è fermato al 46,53%.

“Una vittoria netta, straordinaria. Ha vinto la Rimini per bene che sta a sinistra, al centro e a destra, non la Rimini dei rancori, delle denunce, di chi tiene chiuso il pala congressi”, sono state le prima parole a caldo di Gnassi, che in serata con i suoi supporter ha ‘invaso’ il municipio accolto dal sindaco uscente in sella per oltre 10 anni, l’oncologo ex Margherita Alberto Ravaioli. Gnassi rimanda ad un incontro ad hoc con i giornalisti “il punto un po’ più preciso” sull’esito del voto e, magari, anche qualche anticipazione sulla sua prossima Giunta. Appena compreso come stava andando la battaglia contro Renzi, a circa una decina di seggi da scrutinare, Gnassi si è recato a portare un fiore al cimitero a mamma Lella, scomparsa qualche anno fa.

Tornando alla performance delle urne, Gnassi dice che “il 53,5% è una vittoria netta” e che “un’affluenza al 61% (su 113.971 aventi diritto al voto, ndr) significa che Rimini ha partecipato e ci ha creduto”. Il neo sindaco ricorda di aver “conquistato otto mila voti in più tra primo e secondo turno, siamo passati da 28 mila voti a 36 mila: una cosa grossa”.

Dall’altra parte, dire che Renzi non l’ha presa bene è un eufemismo. A scrutinio ultimato, in piazza Cavour si è consumato un alterco tra l’entourage di Renzi e alcuni fotografi della stampa locale. Gnassi si è avvicinato per stringere la mano all’ex An ma è stato presto apostrofato dalla figlia di Renzi, che tra le lacrime lo ha invitato ad “andare a lavorare” e a “vergognarsi”. Alcuni reporter hanno cercato di immortalare la scena scatenando le ire di Renzi e di alcuni suoi sostenitori che hanno provato a far abbassare foto e videocamere con la forza, non prima di essersi fisicamente frapposti agli obiettivi. Il diverbio si è protratto per un minuto o due, tra i pidiellini che chiedevano “un po’ di rispetto della privacy”, specialmente se espressamente richiesta, e i reporter che volevano lavorare.

La tensione è cresciuta, con Renzi che prima di lasciare la piazza per concedersi alle interviste delle tv si è lasciato scappare tra i denti alcuni commenti come “fotografate piuttosto quel vagabondo” e un “avete tutti rotto…”. Sbollita un po’ di rabbia, Renzi ha rispolverato i toni della sconfitta di un anno fa alle regionali: “Rimini ha perso una grande occasione per cambiare, di più io non potevo fare. Di sicuro questo risultato conferma dei dati preoccupanti: 43.500 riminesi non hanno votato, dopo 60 anni di mala amministrazione di sinistra”, ha tuonato il candidato Pdl-Lega parlando di “città poco responsabile” frutto “del modo clientelare e arrogante con cui la sinistra ha sempre amministrato la città”.

Alla furia di Renzi si sono opposti con l’ironia i fan di Gnassi, il quale fino all’ultimo ha combattuto con una fetta della stampa locale che lo ha incalzato sostenendo come in vita sua non avesse mai lavorato al di fuori del partito. I supporter dell’ex segretario Pd hanno sfoggiato una maglietta con lo slogan “Gnassi european tour 2011” con le tappe da Friburgo a Stoccolma passando per Santa Giustina e Gaiofana, ovvero il leit motiv elettorale lanciato fino allo sfinimento dal candidato del centrosinistra con le città del nord Europa come modello. Il retro della t-shirt rivendicava invece il numero della partita Iva del neo sindaco, per rispondere a un giornale locale che ne aveva messo in dubbio la veridicità ma anche a tutti i sostenitori del centrodestra che avevano impostato spesso il dibattito su un Gnassi “che non ha mai lavorato”.

Seguono stampati sulla maglietta altri temi chiave della campagna: dai “300 metri”, cioè la distanza massima che un cittadino dovrebbe avere da un mezzo pubblico e una pista ciclabile in perfetto “stile Stoccolma”, ai “nove anelli” in cui dividere la città, passando per qualche rivendicazione di principio (“schiena dritta”, “noi siamo veri”, “non siamo di plastica”, “senza spocchia”) dopo le querele che Gnassi ha promesso contro chi, a suo nome, la settimana scorsa ha inviato false mail alle categorie della città.

Fatto sta che il “golden boy” riminese, ora, si gode la vittoria. Come se la godono i suoi primi sostenitori. Il segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini, la settimana scorsa aveva parlato di un Renzi “anziano” di idee e di età mentre in queste ore bolla la vittoria di Gnassi come “spendida”. Anche il presidente della Regione Vasco Errani, al fianco del candidato rivierasco fino all’ultimo, dice: “Non era scontata la vittoria a Rimini? Le vittorie non sono mai scontate. E’ un bellissimo risultato. Gnassi sarà un ottimo sindaco. Si apre una pagina nuova in questa città, credo che questo sia molto importante. Con il presidente della Provincia Stefano Vitali e con la Regione costruiremo un governo di qualità all’altezza di questa città così importante”.

Da parte sua, come promesso a urne chiuse, Gnassi ha invitato i suoi fan ad ‘invadere’ il municipio. Terminato il suo breve discorso serale alla folla che lo acclama, tra bandiere del Pd, bandiere tricolore e bandiere con la falce e il martello, Gnassi ha tradotto in pratica a modo suo l’intento di “spalancare le porte dei palazzi” della politica, conducendo i supporter ad entrare in Comune per il ‘blitz’ simbolico. Appena giunto all’ingresso di Palazzo Garampi, lo ha accolto Ravaioli con un lungo abbraccio. Salendo al primo piano, il neo sindaco si è affacciato e ha ripetuto: “Guardate quanto è bella Rimini, la città è vostra”. In attesa di capire come sarà composta la nuova Giunta comunale (forse sarà di otto assessori, dovrebbero essere confermati gli uscenti Roberto Biagini e Yuri Magrini, entrambi del Pd, mentre coltiva chances il primarista Tiziano Arlotti), il Consiglio è fatto. Con la certezza del premio di maggioranza al Pd, ci sono 16 consiglieri per il Partito Democratico. Completano la maggioranza, già certi di sedere in consiglio due settimane fa, Marco Montanari (Idv), Bertino Astolfi (ex-Pd, lista civica “Rimini per Rimini”) e Savio Galvani (Federazione della sinistra).

Siederanno all’opposizione Renzi e insieme a lui altri sette nelle file del Pdl. A supportarli un unico esponente del Carroccio, Marco Casadei. All’opposizione siederanno, come già annunciato, anche il candidato di Sel, Fabio Pazzaglia, e i tre consiglieri del Movimento 5 Stelle: Luigi Camporesi, Carla Franchini e Gianluca Tamburini.

Se il centrosinistra pare ricompattarsi, nel centrodestra volano già gli stracci. Così il deputato della Lega Nord Gian Luca Pini, grande sponsor di Renzi, spara e accusa: “Nello stillicidio del centrodestra, Renzi ha fatto il massimo che poteva fare. Prevedo che tra 15 giorni da Roma arriverà la polverizzazione della classe dirigente del Pdl riminese. Ci sono voti venduti da parte di qualcuno nel centrodestra. Dati alla mano, è evidente che nei seggi tradizionalmente a favore del centrodestra Renzi ha guadagnato voti, ma ne ha guadagnati anche Gnassi”. Per il numero uno del Pdl Emilia Romagna, Filippo Berselli, però, non si cambia: “In Emilia Romagna non siamo andati benissimo, ma comunque meglio rispetto ad altre aree nel Paese. L’alleanza con la Lega nord mi pare più salda a livello nazionale che a livello locale: sarebbe bene che ognuno badasse a casa propria, se fosse per loro dovremmo essere tutti rottamati. Ma io non credo che, ad esempio a Rimini, ci sia bisogno di rinnovamento nel Pdl”.

Carlo Kovacs