Ratko Mladic è stato estradato. Lo ha annunciato il ministro della giustizia serbo, Snezana Malovic, confermando la sua presenza nel pomeriggio su un aereo in partenza per l’Aja. Il suo trasferimento era stato deciso in mattinata dai giudici del Tribunale speciale per i crimini di guerra di Belgrado, che hanno respinto il ricorso di Milos Saljia, difensore dell’ex capo militare della repubblica serba di Bosnia, ideatore dell’assedio di Sarajevo e del massacro di Srebrenica. Il legale aveva presentato ieri un ricorso contro il provvedimento di estradizione al Tribunale penale dell’Aja, che aveva emanato un mandato di arrestro internazionale per Mladic per genocidio e crimini contro l’umanità. L’ex generale, latitante per 15 anni, è stato arrestato giovedì scorso. Il suo avvocato ha oggi depositato anche un nuovo certificato medico sullo stato di salute del “boia di Srebrenica”: una mossa che però non è servita a convincere i giudici.

Continuano a rincorrersi intanto le voci sullo stato di salute di Ratko Mladic. Alle ipotesi di un suoi presunto tumore, si aggiungono adesso le dichiarazioni al quotidiano serbo Kurir del cugino dell’ex generale, Branislav Mladic, che lo ha ospitato in casa sua a Lazarevo – nel nordest della Serbia – dove è stato arrestato. “Venti giorni fa l’ho trovato nel bagno disteso nella vasca – ha raccontato -, molto probabilmente aveva avuto un altro ictus”. Versione confermata anche dal difensore dell’ex capo militare e altri familiari, che hanno riferito di due o tre ictus di Mladic negli anni passati. Eventi che spiegherebbero i suoi problemi motori e la quasi paralisi della parte destra del suo corpo.

Fiaccato nel corpo, l’ideatore dell’assedio di Sarajevo non rinuncia però alle richieste. Dopo aver fatto sapere che vuole essere trasferito davanti al Tpi con la sua divisa da generale, stamattina ha fatto visita alla tomba della figlia Ana, morta suicida nel 1994. Come ultimi desideri prima dell’estradazione ha poi chiesto di giocare una partita a scacchi con Bruno Vekaric, il viceprocuratore serbo per i crimini di guerra. “Ha gli stessi anni di mio figlio Darko”, ha osservato Mladic. E Vekaric ha già avuto diverse occasioni di contatto con il super latitante, come la nota visita in carcere in cui il viceprocuratore ha acconsentito alla richiesta di fragole del “boia di Srebrenica”.

L’arresto di Mladic ha dato nuovo impulso alla cattura e condanna di diversi altri responsabili delle violenze durante la guerra in Bosnia. Oggi la polizia bosniaca ha reso noto l’arresto nella scorsa notte a Visegrad – est della Bosnia – del serbo bosniaco Oliver Krsmanovic, ritenuto uno dei responsabili dei crimini di guerra commessi in città durante il conflitto in Bosnia e condannato da un tribunale di Belgrado per l’uccisione di 16 musulmani di Sjeverin, in Serbia. Nell’ottobre del 1992, 15 uomini musulmani e una donna di Sjeverin furono fatti scendere dall’autobus che viaggiava verso Priboj, nella parte in cui la strada attraversa la Republika Srpska – l’entità a maggioranza serba di Bosnia -, dai soldati del gruppo paramilitare denominato ‘Osvetnici’, i vendicatori, sotto il comando di Milan Lukic. Portati a Visegrad, i 16 musulmani vennero brutalmente torturati e successivamente uccisi con armi automatiche e coltelli sulla sponda della Drina e i loro corpi gettati nel fiume. Per questo crimine il tribunale di Belgrado nel 2005 ha condannato a 15 anni di carcere Djordje Sevic e ha inflitto una pena di 20 anni a Dragutin Dragicevic. Condannati in contumacia anche Milan Lukic e a Oliver Krsmanovic. Altri cinque ‘vendicatori’ che hanno partecipato alla strage non sono mai stati identificati. Lukic è stato arrestato in Argentina nel 2005 e in seguito condannato all’ergastolo dal Tribunale internazionale dell’Aja. Sempre oggi, infine, i giudici del tribunale speciale di Sarajevo hanno condannato il croato bosniaco Miroslav Anic a 15 anni di reclusione per crimini di guerra commessi nell’area di Vares e Kiseljak, nei pressi di Sarajevo, durante la guerra in Bosnia. Anic, ex appartenente all’Hvo (Consiglio di difesa croato), ha patteggiato la pena ed è stato riconosciuto colpevole di aver partecipato a uccisioni, torture, distruzione di beni e saccheggi ai danni di civili musulmani nei villaggi Grahovci, Han-ploca, Stupni Do e Luke, dove nel 1993 sono state uccise circa 70 persone. L’attacco al villaggio di Stupni Do nell’ottobre del 1993 era guidato da Ivica Rajic, condannato a 12 anni di reclusione dal Tribunale penale internazionale dell’Aja.