Gheddafi è finito, il rais deve lasciare il potere e il Paese”. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini a Bengasi per l’inaugurazione della nuova sede del consolato italiano. Durante la visita, il titolare della Farnesina ha incontrato i vertici del Consiglio nazionale transitorio libico e discusso delle prossime mosse per fronteggiare il regime e appoggiare i ribelli. Prima di tutto “centinaia di milioni di euro che sono necessari alla popolazione” e che arriveranno attraverso Unicredit, e “un’enorme quantità di benzina” con Eni. Le operazioni, ha spiegato Frattini, saranno garantite dagli asset libici congelati in Italia dopo le sanzioni ai vertici del regime di Gheddafi. “Miliardi di euro”, ha riferito.

Il ministro, durante la visita a Bengasi, ha firmato un memorandum d’intesa insieme al Cnt. Nel documento, le due parti si impegnano anche a favorire le attività di controllo e verifica delle condizioni di sicurezza e di operatività delle installazioni petrolifere e di altre infrastrutture energetiche nella regione. Insieme a soggetti pubblici e privati, poi, Italia e Cnt predisporanno le condizioni necessarie al riavvio delle attività economiche libiche. Lo scongelamento degli asset sarà discusso nella prossima riunione del Gruppo di contatto, fissata per il 9 giugno ad Abu Dhabi. “In questo senso stiamo lavorando con la Commissione sanzioni dell’Onu – ha aggiunto Frattini – per superare alcuni aspetti legali”. I beni congelati, secondo il ministro, possono considerarsi delle garanzie per creare dei prestiti temporanei a favore del Cnt. Esempio che l’Italia spera venga seguito anche da altri Paesi.

Un passaggio degli interventi è stato poi dedicato al futuro politico della Libia. Gli alti ufficiali del regime che hanno defezionato nei giorni scorsi, “stanno dando a Roma informazioni preziose da cui emerge che a Gheddafi resta non più del 15-20 per cento della sua capacità militare”, ha spiegato Frattini. Per il titolare della Farnesina, anche la scomparsa di Gheddafi, che appare ogni tanto in tv ma si trova in una località nascosta, “è il segnale di un regime alla fine”. “Ci auguriamo che accetti una soluzione dignitosa – ha spiegato il ministro – che gli è stata prospettata in cambio dell’abbandono del potere e del paese”. L’interesse internazionale, ha precisato, è per una soluzione politica, e non “la caccia all’uomo”.

Dalle Nazioni Unite arrivano però “orribili notizie di violenze sessuali contro donne, compresi stupri di gruppo commessi dalle forze militari” libiche. Lo ha riferito Lynn Pascoe, responsabile degli Affari politici del Palazzo di vetro, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza. Pascoe ha fatto il punto sulla situazione in Libia, come avviene ormai ogni mese dall’inizio degli scontri. Parlando della violazione dei diritti umani, l’alto funzionario ha lanciato l’allarme sugli stupri di gruppo da parte dei soldati, sottolineando che il governo di Tripoli ha “totale disprezzo per i diritti umani di base” e questo è “particolarmente scioccante”. Mentre dalle autorità della capitale libica arrivano le accuse contro la Nato: secondo i dati riferiti dal portavoce Mussa Ibrahim, nei raid dell’Alleanza dal 19 marzo al 26 maggio sono morti 718 civili ed altri 4mila sono rimasti feriti.

“Ci rivediamo la prossima volta in una Tripoli liberata”. Così Franco Frattini ha salutato i rappresentanti del Cnt, prima del suo rientro a Roma. La Digos di Perugia ha intanto bloccato l’azione di due cittadini originari della Libia e pro-Gheddafi, contro l’ambasciata del Paese a Roma. I due giovani fermati avevano intenzione di togliere la bandiera del Cnt dalla sede dell’ambasciata e di cacciare con la forza il rappresentante diplomatico del governo di Bengasi. Al centro dell’inchiesta, quello che per gli inquirenti è un ristretto e collaudato gruppo filo-rais, accusato di avere messo in atto violenze e minacce nei confronti degli oppositori del regime.