La prima pagina del Giornale di oggi

Da una parte gli ‘house horgan’ berlusconiani che continuano a picchiare duro, dall’altra i più miti consigli di Giuliano Ferrara e Vittorio Feltri (“Provveda a tutti noi oltre che a se stesso”). Sullo sfondo le richieste di rinnovamento che ormai arrivano da ogni parte del partito e persino dalla Chiesa. I risultati del voto amministrativo di ieri, potrebbero avere “un effetto domino e destabilizzare il governo Berlusconi”, afferma Radio Vaticana nella sua edizione in lingua francese a commento dei risultati dei ballottaggi. Il servizio viene presentato con il titolo: ‘Berlusconi destabilizzato da un voto- sanzione’ . “Nella piazza della cattedrale di Milano – afferma ancora la radio della Santa Sede – i simpatizzanti di sinistra hanno festeggiato con entusiasmo la vittoria di Giuliano Pisapia, che rappresenta l’inizio, secondo loro, di una valanga che trascinerà Berlusconi”. Quindi si parla “di un risveglio delle coscienze dopo anni di letargo, di uno schiaffo per il Presidente del consiglio italiano che potrebbe avere un effetto domino e destabilizzare il governo”.

Anche il quotidiano dei vescovi commenta positivamente i risultati del voto amministrativo. Si profila probabilmente “una fase nuova per la politica italiana. Certo faticosa, ma interessante e coinvolgente come possono diventarlo, se condotte con lungimiranza, tutte le transizioni da un tempo politico a un altro”, si legge su Avvenire. Vivremo ancora, prevede il direttore  Marco Tarquinio, “una stagione di governo difficile ed esigente” ma la “sberla” ricevuta da Berlusconi, come ammesso da Maroni, e la complicata situazione del Pd, che “pur essendo la principale forza di alternativa, si ritrova con un ruolo scudiero proprio nelle due piazze simbolo di quest’elezione, Milano e Napoli, ed è lontano dai massimi storici di consenso”, rendono necessario l’avvio di “un cantiere” per lavori di “ristrutturazione”. 

Di opinione ben diversa Il Giornale che indossa l’elmetto e va in trincea. Anche se la campagna elettorale è finita ufficialmente venerdì 27 maggio e ormai i risultati sono noti, c’è chi non si arrende. Il Giornale di Alessandro Sallusti dedica al dopo-elezioni una copertina da battaglia ancora aperta. A fianco di una foto con tanto di Duomo sovrastato da una bandiera di Che Guevara e sotto un titolo enorme “Il grande psicodramma”, il direttore dà la sua versione della sconfitta: “Una parte di moderati, non andando a votare, ha deci­so di dare il via libera a un sinda­co rifondatore comunista, Pisa­pia, già amico di terroristi prima e centri sociali poi. Nonostante esperti politologi, raffinati socio­logi e anche qualche immanca­bile teologo ci abbiano spiegato negli ultimi quindici giorni, e lo faranno ancor più oggi e nei prossimi, come tutto questo ab­bia un senso profondo e fonda­mentale per i destini del Paese, noi continuiamo a non capire e a ritenerlo più semplicemente una grande, enorme stronzata“. Sallusti ha il dente avvelenato. Ce l’ha con Vendola, “padrino politico di Pisapia”, colpevole di aver chiamato “fratelli” rom e musulmani (“Parla per te, gli sfruttatori di bambini e scippato­ri di vecchiette saranno fratelli tuoi, io resto dell’idea che prima li mandiamo via dalle nostre cit­tà meglio è per tutti”); ce l’ha persino con i milanesi che “se hanno deciso così alla fine saranno anche affari loro”; fino agli italiani tutti perché “non è pensabile che la maggioranza stia dalla parte dei magistrati che ieri hanno inda­gato il presidente del Consiglio per le interviste rilasciate ai tg di Rai e Mediaset, ultimo atto di una farsa giudiziaria ormai sen­za fondo”.

Toni da battaglia anche su La Padania, il quotidiano della Lega Nord. Nello ‘speciale amministrative’ sotto il titolo principale “L’Italia sinistra dei fratelli musulmani”, la giornalista punta sempre sullo stesso bersaglio, quel Nichi Vendola che “si precipita a Milano e fa indossare il burqa alla bela Madunina. Abbraccia anche i rom e annuncia: “Ora cambierà tutto, ma i padani non sono pirla”. Pirla no, ma arrabbiati sì visto che ieri negli spazi internet di Pdl e Lega non mancavano i militanti che puntavano il dito contro la gestione della campagna elettorale e non risparmiavano accuse al Carroccio stesso. “Non voglio infierire – sottolineava ad esempio Vittorio – ma perdere Milano e Napoli dopo Jervolino è il massimo! Quando si passano anni a sostituire le riforme con le polemiche sulle stesse, si è solo scemi”. Chi si firma ‘milanese’ chiama in causa direttamente Silvio Berlusconi: “Forse ora ci renderemo tutti conto – si leggeva nel suo post – che le esternazioni di Berlusconi hanno solo danneggiato la Moratti. Era una elezione di sindaco non una elezione politica!!!”. Critico anche il messaggio lasciato da ‘Monluc’: “Presidente Berlusconi riformare la giustizia è sacrosanto (in silenzio) risolvere problemi agli italiani è essenziale (ad alta voce) altrimenti si dà la zappa sui piedi”. Se la prende con il Carroccio invece Luigi: “Io penso – scriveva – che Bossi abbia fatto il doppio gioco non votando al I turno x accusare Silvio che gli errori fatti sono suoi (x ricattare e chiedere altri ministeri”. Ma sul ‘banco degli imputatì finisce Giulio Tremonti: “Chi semina poco raccoglie poco o nulla. Questo detto da gente che da una vita vota a destra. Siete immobili, sempre a far leva sui conti in ordine. E le liberalizzazioni”.

Ad abbassare i toni ci prova Il Foglio, solitamente incendiario. La richiesta che arriva dall’Elefantino suona come un avviso di sfratto a Silvio Berlusconi. Giuliano Ferrara rilancia infatti l’idea delle primarie nel Pdl e, sul suo quotidiano, pubblica una proposta di regolamento per l’elezione del presidente del Popolo della libertà e dei coordinatori regionali. Da svolgersi nel primo weekend di ottobre in tutta Italia, le primarie, si legge, “saranno aperte a “tutti gli elettori che sottoscrivono una formale adesione al programma di partito, dichiarano di esserne sostenitori e versano un contributo di almeno cinque euro”. Per essere candidati alla presidenza del Pdl, prosegue il regolamento, serve “una riconoscibile esperienza di lavoro politico nel partito, anche di governo e amministrativa”, insieme a “diecimila firme raccolte in almeno due terzi delle regioni”. Per i coordinatori regionali sono invece necessarie “tremila firme di sottoscrittori nella circoscrizione regionale interessata” e “una esperienza di lavoro nel partito regionale”.

E persino due pasdaran come Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri riconoscono la sconfitta, anzi “la batosta” subita dal Cavaliere e provano a dare consigli al leader per risollevarsi dal “disastro”. E mentre Feltri rivolge a Berlusconi una lettera, “Caro Cavaliere torni a fare il Berlusconi”, Belpietro si lancia in un’analisi del voto dal sapore molto amaro. Parafrasando la celebre frase usata da Indro Montanelli nei confronti di Berlusconi (il napoletano “chiagne e fotte” diventa “chiagne e non fotte”), il direttore di Libero avverte: “Il disastroso risultato di Napoli e Milano non è un campanello d’allarme. E’ una sirena, e di quelle che bucano i timpani”. Guai a minimizzare perché “l’aria non è favorevole all’attuale maggioranza”. E se i candidati sindaci hanno le loro colpe, “è però l’assenza di speranza che ha pesato” perché “il centrodestra non è stato capace di impersonare il cambiamento”. La soluzione? Prima di tutto Berlusconi “torni a offrire agli italiani la rivoluzione liberale”; lasci poi stare la giustizia (e ancora di più smetta di parlarne con Obama&co.); ricominci dunque dai “problemi veri” perché “chiunque lo conosca sa che il Cavaliere non vuole fare la fine del perdente”. I consigli di Belpietro sono gli stessi di Feltri. In una lettera aperta il direttore editoriale scrive: “Vari italiani si sono resi conto che lei ha le mani legate e la testa occupata da enormi problemi personali”. Come se non bastasse, scrive ancora Feltri, “il Pdl non è più un efficiente comitato elettorale, ma non è mai diventato un partito con gerarchia affidabile ed è dilaniato da lotte intestine” e anche le “vicende di letto” che hanno contribuito a far dire agli italiani: “ma questo Berlusconi ne ha sempre una, potrebbe almeno evitare di esporre il fianco ogni 5 minuti alle accuse”. Come uscirne? “Berlusconi torni a fare il Berlusconi, un uomo nel quale potersi identificare”. Infine “un consiglio e una preghiera”: “Provveda a tutti noi oltre che a se stesso”.