Ricordo la profezia
di un pellegrino spagnolo:
“Al tiempo del Cetriolo,
arriverà Pisapia”.
Raggiunto in Andalusia
Da quel bacillo tremendo
morì di febbri, dicendo:
“…quando l’uomo dal cammello,
cadrà, chi baciò l’anello
anche lui starà cadendo.”
…………..

30 Maggio
Smarrimenti

Lupi, un signore simpatico,
pronuncia parole chiare:
“Perché sottovalutare
il risultato adriatico?
Abbiam vinto a Cesenatico!”
Eccolo, il genio italiano!
Lo applaudo dal mio divano:
non si poteva dir meglio!
Quel Lupi mi sembra sveglio,
son certo che andrà lontano.

Ferrara, sotto la luna,
in questo mondo di ladri
si aggira cercando un padre,
ma non lo vuole nessuno.
(Pare che porti sfortuna.
Amleto di grossa stazza,
Appartiene ad una Razza
Guerriera, talmente esperta
nel rotolar nella merda
da farsene una corazza.)

Da buon cronista, vi informo
di alcune cose che vidi
nell’avvincente corrida
degli ultimi quattro giorni.
Corrida, perché la forma
che prese l’estrema sfida
tra l’attempato re Mida
di Brianza e gli sfidanti,
ha il tragico ed avvincente
sapore sella corrida

28 maggio
A Porta a Porta si commenta il primo turno

Stefano Folli, che pare
un attempato torero
distrattamente severo,
incominciò a sventolare
una muleta: “…mi pare
un pessimo risultato,
Milano”. Scattò infuriato
Il toro. Fa una faena
Il Folli, lo guarda appena.
La Corrida è cominciata.

(Nel giornalista-torero,
la risposta poco conta:
quel che conta è la domanda,
l’affondo banderillero,
il volteggiare leggero,
la staffilata ‘autore
che solleciti il furore
della carica finale,
lo spettacolo fatale
dell’animale che muore.)

Guardatelo, il toro. È vecchio,
furioso, maleducato
infeltrito, imbalsamato.
Ha due grandissime orecchie.
Porta le scarpe coi tacchi.
Ha un fraseggio di maniera,
lessico da ragioniere
anni sessanta, lo stesso
del vestito in cartongesso
implacabilmente nero.

(Ho detto in altre occasioni
che un giorno mi sono accorto
che va vestito da morto,
pronto in qualsiasi occasione
all’estrema esibizione,
addirittura incipriato,
craniodipinto, stirato.
Ma scivolo fuori tema,
torniamo dunque all’arena
dove lo abbiamo lasciato.)

Vespa, stalliere, lo guarda.
Vespa, che lo governò
Lo ripulì lo lustrò
Con affettato riguardo.
E pensa: “Toro di merda,,
quanto renderai da morto?
Da vivo, non ti eri accorto
di quanto mi davi ai nervi?
Diffida sempre dei servi,
che vanno da porta a porta”

27 maggio
Corrida di Deauville

Lo sentirono muggire,
quando il torero francese
baciò la moglie in attesa.
E poi o videro dire:
“…Sire, non voglio morire…”
Il Sire ascoltò sorpreso
la traduzione in inglese,
sorrise e girando il culo
lo lasciò li tutto solo,
umiliato ed indifeso.

Trombe, trombette, fanfare.
Sventolano i giornalisti,
con eleganza d’artisti,
in modo spettacolare
i giornali. L’animale,
Per l’appunto animalesco,
Reagisce in modo toresco:
gonfia, calpesta la sabbia,
e schiuma. Ma la sua rabbia
ha qualcosa di grottesco.

Corrida per niente bella,
a Napoli. Poca gente,
“Populuzziello pezzente,
beccate sta canzunciella!”
(…raccontano che Apicella.
Quel giorno vide passare
al trotto sul lungomare
un carro con sei destrieri
con lunghi pennacchi neri,
un carro da funerale…)

29 maggio
Riprende il poema della vanga

A Napoli, da Milano
la folla riempì l’arena
per non perdersi la scena;
e, fatto piuttosto strano,
tutti tenevano in mano
una vanga: chi la porta
grossa, chi stretta, chi storta,
chi dritta, chi con due pale
fingeva di avere l’ale:
chi piu lunga, chi più corta.

Con una vanga di noce
Veniva il rude Maroni
E il perfido Formigoni
Con vanga a forma di croce.
Riconobbi dalla voce
La Russa. “ce l’ho qui sotto
Nascosta nel doppiopetto.”
Anche il Trota ricciutello
Ha una paletta e un secchiello
Nascosti nello zainetto.

…continua……