Sommessa come il frullo d’ali di un amorino, stampata a piè di pagina in corpo microscopico, una noticina mette in guardia il lettore del nuovo, appassionato libro di Eugenio Scalfari, Scuote l’anima mia Eros (Einaudi). La riproduciamo per i tanti cui sarà sfuggita: «Ci sono molte citazioni nelle pagine di questo libro. Di alcune do un ragguaglio bibliografico; altre vengono liberamente dalla mia memoria poiché nei tanti anni trascorsi certi testi sono andati smarriti, sicché non ho potuto recuperarne gli editori e i traduttori. Me ne scuso con loro e con i lettori». Figuriamoci, a un Maestro del giornalismo si perdona questo e altro.

Montanelli,
per esempio, non si faceva tanti scrupoli. Una volta mi mandò un pezzo per la cultura del “Corriere” con una battuta folgorante del cancelliere Bismarck. Quando mi complimentai, ridacchiò sornione: «Non dirlo a nessuno, l’ho inventata io. Però potrebbe benissimo averla detta Bismarck». L’importante, per Indro, non era che una battuta, un fatto, un aneddoto fossero veri: bastava che apparissero verosimili. Scalfari è di tutt’altra pasta, e per quanto abbia sempre sognato di diventare saturnino (il che ce lo rende vieppiù simpatico), tiene molto all’accuratezza filologica. Di qui l’avvertenza, che però suona imbarazzante come un’excusatio non petita. A parte il fatto che nel libro non c’è traccia di bibliografia, né di indice dei nomi, nessuno pretende che un intellettuale della sua statura si abbassi a spulciare gli scaffali della Biblioteca Nazionale a caccia di edizioni rare. Non avrebbe senso: ormai su Google books si trovano anche le cinquecentine in formato pdf.

È vero che il fondatore di Repubblica, come il suo amico-rivale Montanelli, ha scarsa dimestichezza con queste diavolerie, e la sua “caverna degli istinti” è sprovvista di wi-fi. Ma l’Einaudi ce l’ha eccome, e stuoli di editor sono lì apposta per fare questo tipo di ricerche. Nella postilla al volume, Scalfari ringrazia il direttore dell’Einaudi Ernesto Franco «cui ho letto in due lunghissime serate il manoscritto. Mi consigliò qualche taglio e qualche approfondimento che hanno molto giovato alla scioltezza dello stile». Forse, troppo concentrati sulle domande ultime, i due hanno tralasciato le penultime. Tipo: chi ha tradotto la battuta di Amleto a pag. 31? E la massima di La Rochefoucauld a pag. 50? E chi le ha pubblicate? A 86 anni, Scalfari ricorda le citazioni a memoria. I suoi editor, ben più giovani di lui, forse militano in AMNESY International.

Saturno, inserto de Il Fatto Quotidiano – 27 maggio 2011