Ballottaggio a Rimini: Andrea Gnassi del centrosinistra è sindaco. Ha staccato di 7 punti Gioenzo Renzi, candidato di Pdl-Lega Nord: il risultato finale è 53,48 pari a 36.098 voti contro il 46,51 (31.400). Intanto, in piazza Cavour a Rimini arrivano i primi curiosi per seguire lo spoglio dei voti alla postazione elettorale organizzata dal Comune. Per ora, non si vedono né Gnassi né Renzi. Il primo si trova al proprio comitato elettorale di vicolo Pescheria, il secondo continua ad operare come rappresentante di lista al seggio delle scuole medie “Panzini” nel centro storico. Entrambi sono attesi in piazza. Chiuse le urne del ballottaggio, nella capitale della riviera l’affluenza cala ufficialmente di quasi sette punti rispetto al primo turno di due settimane fa. Il sito della Prefettura riporta infatti che alle 15 di oggi ha votato il 61,01% degli aventi diritto contro il 67,81% del primo turno. Ieri la partecipazione al voto aveva dato esiti alternati: alle 12 in città aveva votato il 13,12 contro il 12,73 del primo turno, alle 19 il 30,20 contro il 34,36, alle 22 il 42,96 contro 44,94.

Venendo al centro minore della provincia, con 11 sezioni su 15 scrutinate a Cattolica Piero Cecchini del centrosinistra colleziona 3.864 voti (57,70%) contro i 2.832 (42,29%) di Cono Cimino del centrodestra.

A Cesenatico vince Roberto Buda del centrodestra con 6843 voti, pari al 52,20 per cento, sostenuto da Pdl, Lega Nord, Pri e Udc. Buda ha battuto il sindaco uscente del centrosinistra Nivardo Panzavolta, 6265 voti, pari al 47,79 per cento.

La Lega Nord ce l’ha fatta a prendersi Salsomaggiore Terme, 20 mila abitanti in provincia di Parma che, una volta all’anno, fanno da coreografia alle finali per Miss Italia. Di quattro punto sopra la metà dei voti validamente espressi (per quanto alle urne si sia recato un 8 per cento in meno degli aventi diritto), l’ormai ex candidato del Carroccio e attuale primo cittadino della località termale, Giovanni Caracini, si era guadagnato la settimana scorsa il suo spicchio di celebrità con un’iniziativa elettorale “originale”. Almeno per chi viene dal suo contesto politico.

Uomo su cui puntava, oltre al partito del sole delle Alpi, anche il Pdl, la Destra di Francesco Storace, l’Unione di Centro di Pierferdinando Casini e una lista civica, “Salso mon amour”, di certo deve aver pensato che in campagna elettorale il “fora di ball” di bossiano vernacolo non avrebbe funzionato granché bene. E allora ecco che almeno verso un’area specifica di immigrati, i romeni, si poteva puntare.

Nel tentativo di scalzare infatti la candidata del Pd Anna Rosa Ceriati, lo scorso 27 maggio era circolato un volantino, scritto in lingua romena, che recitava così: “Il voto è un vostro diritto, usatelo. Vota Carancini, siamo per riconoscere i diritti fondamentali a ogni persona, come il diritto al lavoro, alla ricerca di soluzioni abitative, alla salute e all’istruzione e in particolare alla vita sociale e civile di Salsomaggiore. Aiutaci a risolvere i problemi della comunità a cui appartieni”.

Il sarcasmo era serpeggiato nelle reazioni. Per Roberto Garbi, segretario provinciale dei democratici, “dicono che se vince Pisapia, Milano si trasforma in una zingaropoli, ma qui non siamo certo noi a flirtare con i rumeni”.

Doppiogiochismo del centrodestra per una manciata di voti” era stato invece il commento della fidante Ceriati. E nemmeno troppo bene sembravano averla presa nelle segreterie dei partiti che sostengono il neosindaco Carancini. Tanto che lo stesso vincitore di oggi, una lunga militanza leghista e con incarichi istituzionali per tutta la provincia, solo alla fine della settimana scorsa aveva tentato di dribblare la questione: “Se è stato fatto dai miei, è stato fatto alle mie spalle perché comunque è un’idea balzana nonostante io sia amico dei rumeni e so per certo che alcuni di loro mi votano e mi apprezzano”.

Ora non resta che attendere l’insediamento del nuovo primo cittadino di Salsamaggiore e vedere, nel giro di qualche mese, quanto dei “problemi della comunità a cui appartieni” saranno stati risolti. O quando meno mitigati.

Il centrosinistra, invece, riesce a riprendersi Cento, la città del carnevale. Il ballottaggio ha emesso il suo verdetto: Piero Lodi è il successore di Flavio Tuzet. Una affluenza in forte calo ha pesantemente penalizzato lo sfidante, Paolo Fava, cui è venuto a mancare il sostegno del Carroccio. Lodi era sostenuto da Partito Democratico, Federazione della Sinistra, Italia dei valori, Lista Cittadini Insieme, Sinistra ecologia e libertà e Partito socialista italiano; mentre Fava poteva contare su Il Popolo della libertà, Lista per le Frazioni, Unione di centro, Lista Far Bene per Cento, Lista Forza Cento e La Destra. Chi poteva fare da ago della bilancia, la Lega, che al primo turno portava come candidato sindaco Marco Amelio, aveva dato libertà di voto ai propri elettori. Alla fine dello spoglio dei 30 seggi, Lodi è risultato vincitore con 8.766 voti, pari al 51,34 delle preferenze. Fava non ha superato il 48,65, con 8.308 voti.

Più contenuto rispetto ad altre località il calo di votanti a Finale Emilia (Modena), dove quindici giorni fa alle urne si era recato il 74,63 per cento degli aventi diritto mentre questa volta la percentuale raggiunta è del 68,84. E nel comune dove quindici giorni fa correva anche un candidato, Tiziano Pirani, presentatosi qui per il centrosinistra e a Cento (Ferrara) per il centrodestra venendo fatto fuori in entrambi i comuni, dalle urne è un altro sindaco del Partito Democratico che esce vincitore.

Si tratta di Fernando Ferioli (Pd, Idv, Sel e lista civica “Ferioli sindaco”) che ha raggiunto il 54,17 per cento dei voti (4.545 persone hanno votato per lui). Il contendente, Maurizio Poletti (Pdl, Lega, “Uniti al centro” e “Lo scariolante”), ha raggiunto il 45,82 per cento dei consensi, cioè 3.844 voti.

Ferioli, 39 anni, imprenditore nel settore informatico e con la passione del volontariato e della scrittura, era già presente nella giunta di Finale. Eletto nel 2006, infatti, era stato nominato assessore alla cultura, al commercio e al centro storico. Inoltre simpatizza con la generazione dei “rottamatori”, gli under 40 che all’interno del Pd stanno lavorando per far spazio alle nuove leve, tanto che la chiusura della campagna elettorale aveva registrato la presenza di Matteo Renzo, il sindaco di Firenze che ha dato vita al movimento di rinnovamento demografico.

Carlo Kovacs e Antonella Beccaria