Doveva rappresentare il ceto medio francese che non arriva più alla fine del mese. Quelli che si trascinano negli ipermercati delle periferie a caccia del «prezzo giusto». Che combattono con i tagli alla scuola pubblica (a Parigi ci sono genitori che, stanchi della girandola di supplenti nelle classi dei loro figli, ricercano «docenti qualificati» da soli con gli annunci sui giornali). Dominique Strauss-Kahn, economista stimato, brillante politico, doveva convincere quella maggioranza silenziosa di non votare più per Nicolas Sarkozy, ma per lui, uno di sinistra, alle presidenziali dell’anno prossimo. Sì, doveva.

E’ andata come andata. Strauss-Kahn avrebbe stuprato l’inserviente del Sofitel di New York dove alloggiava, l’addetta alla sua lussuosa camera. Poi l’arresto, l’esplosione di una girandola di commenti sul fatto che beh, si sapeva che a Dsk, come viene chiamato in patria, piacciono le donne. Che è irruento, che forse l’aveva già fatto. Quattro giorni fa in Francia il consenso per l’uomo politico è precipitato al 42%, 29 punti percentuali in meno rispetto al sondaggio precedente (ma resta a un livello sorprendentemente alto). No, non sarà lui il paladino dei derelitti, il nuovo Mitterrand capace di riportare la più alta carica dello Stato ai socialisti. Basta, chiuso, non ne parliamo più.

Gli ultimi dettagli sulla sua esistenza quotidiana, però, da quando è stato messo in libertà provvisoria, sono assolutamente strabilianti. Si dice da tempo che i socialisti francesi hanno ormai perso il contatto con la base. Che vivono su un altro pianeta. La prova… Monsieur Strauss-Kahn alloggia attualmente in una casa lussuosa del Sud di Manhattan: affitto 35mila euro al mese. Questo fine settimana, grazie alla curiosità dei giornalisti di Le Parisien e di altre testate francesi, sono emerse nuove indiscrezioni. Monsieur paga 140.500 euro al mese per assicurare a lui e alla famiglia la sicurezza necessaria, paga i suoi legali (i migliori sulla piazza newyorchese) 4.400 euro al giorno, mentre una diaria di 4mila va ai detective che stanno cercando di scovare elementi compromettenti nella vita della poveraccia che si è ritrovata a pulire la sua stanza al Sofitel quel maledetto 14 maggio. Le controindagini costerebbero altri 350mila euro al giorno, in questa fase delicata che precede l’udienza del 6 giugno.

Esorbitante è stata pure la cauzione pagata per uscire dal carcere, un milione di dollari in contanti più altri cinque di garanzia e 350mila dollari supplementari di assicurazione. Insomma, il «prigioniero di lusso» sta spendendo centinaia di migliaia di euro al mese. Si dirà, se lo puo’ permettere. A parte i soldi guadagnati come direttore generale del Fondo monetario internazionale (350mila euro all’anno), Monsieur è sposato con Anne Sinclair, già giornalista di successo della tv francese. Ma soprattutto nipote, per parte di madre, di uno dei più grandi mercanti d’arte del ventesimo secolo, Paul Rosenberg, dal quale ha ereditato capolavori inestimabili, alcuni già venduti all’asta come «Ninfee» di Monet (20 milioni di dollari) o «La femme en rouge et vert» di Léger (22,4 milioni di euro). Ora, anche a rischio di apparire «antiquati», come avrebbe potuto uno del genere rappresentare i diseredati di Francia? Che qualcosa andasse storto era già apparso a fine aprile, quando Monsieur era stato fotografato mentre scorrazzava per il centro di Parigi con Anne a bordo di una Porsche nera, nuova fiammante. Si trattava per di più di un’auto fornita dall’influente gruppo Lagardère, nella mani di Arnaud Lagardère, amico di Sarkozy. Strauss-Khan, proprio in quei giorni, era venuto a Parigi per definire gli ultimi dettagli della sua candidatura anti-Sarkozy con i compagni socialisti.

Mercoledi’ scorso lui, la moglie e la figlia Valerie dovevano pranzare. Hanno ordinato bistecche e insalate per la modica cifra di 242 dollari (più 25 di mancia, perché, si sa, Dominique è sempre stato un signore). Solo questo fine settimana, per la prima volta, un rappresentante del Partito socialista, Arnaud Montebourg, ha preso davvero le distanze dal nababbo, chiuso nella sua progione dorata. «Le migliaia di dollari spesi per tentare di screditare quella donna – ha detto – e la sua residenza attuale non appartengono all’emisfero dei valori socialisti». Era ora.

Leonardo Martinelli