Sembra tornato di moda l’argomento mafia, anche lungo la via Emilia… se ne parla (per fortuna) sempre di più e forse il tabu sta cadendo. Ma dobbiamo intenderci su come si manifesti la mafia a queste latitudini: più delle coppole, dobbiamo cercare colletti (bianchi) sporchi. Se crediamo di poter fermare l’avanzata della criminalità organizzata solo perseguendo i reati “classici” del Sud (associazione mafiosa, estorsioni aggravate, favoreggiamenti…) rischiamo un brusco risveglio, come quello che hanno avuto i cittadini lombardi dopo le recenti indagini svolte dalla Procura di Milano.

La mafia in Emilia Romagna è anzitutto riciclaggio del denaro sporco e corruzione; ‘ndrangheta e camorra (per citare le organizzazioni più pericolose e presenti) si mimetizzano dietro denaro contante e imprese a partecipazione mafiosa, finanziamenti occulti e prestanome insospettabili.

L’organizzazione mafiosa seduce il potere (politico ed economico) per fare “business”; a discapito dell’economia sana e legale, in danno della concorrenza onesta e degli interessi della collettività.

Ecco perchè il contrasto patrimoniale è la vera priorità e la nuova frontiera (da difendere prima che scompaia).

Lo dicono la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nelle loro relazioni annuali. Lo afferma anche la Banca d’Italia, che tramite il suo governatore Draghi ha sottolineato il gravissimo pericolo che l’infiltrazione delle mafie rappresenta per lo sviluppo democratico ed economico del Paese anche al Nord.

L’indagine patrimoniale è decisiva perchè ci consente di colpire le organizzazioni dove fa più male e recuperare dei beni alla collettività; inoltre ci consente di individuare le responsabilità dei livelli più alti, che non si sporcano le mani con i reati comuni (Al Capone fu condannato per evasione fiscale).

Last, but not least: perché l’azione della magistratura diventi sempre più efficace anche contro questo tipo di fenomeni criminali è assolutamente indispensabile difendere tre capisaldi messi a rischio dal disegno di riforma costituzionale dell’attuale maggioranza:
(1) l’obbligatorietà dell’azione penale;
(2) l’indipendenza del pubblico ministero;
(3) la possibilità del pm di disporre direttamente della polizia giudiziaria (polizia, carabinieri e guardia di finanza), che altrimenti non avrebbe l’autonomia per indagare sui livelli di collusione e corruzione del potere, trattandosi di istituzioni gerarchicamente sotto-ordinate ai rispettivi ministeri.

Se poi si tornasse a indagare sui falsi in bilancio e si applicassero le convenzioni internazionali in tema di corruzione e auto-riciclaggio non farebbe male.

Investendo nella cultura della legalità e facendo “rete” potremo scoprire e respingere l’avanzata dei capitali mafiosi.

Lottare contro la mafia in fondo altro non è che lottare per la libertà e la democrazia del nostro Paese.