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Milano, ex capitale morale e della culturaCosì gli artisti hanno abbandonato la Moratti

Il Derby, il tempio del cabaret, è sotto sfratto. Il teatro lirico resta chiuso. Il Jazz club trasloca. Ecco perché tra gli artisti meneghini solo Red Ronnie era con l'ex sindaco

Sembrava quasi che fosse finto, l’arcobaleno spuntato in piazza del Duomo all’evento di chiusura della campagna elettorale pro Giuliano Pisapia di venerdì sera. Tutto perfetto a parte la pioggia: decine di migliaia di persone e sul palco, tra gli altri, Lella Costa, Elio e Le Storie Tese, Antonio Cornacchione, Claudio Bisio: tutti milanesi, per nascita o storia. Come i Ministri o gli Afterhours, tra i protagonisti del live offerto al primo turno. Attori del territorio.
Anche il comitato di Letizia Moratti, come si sa, ha organizzato uno show per gli elettori. Le star coinvolte? Il napoletano Gigi d’Alessio, che ha dato forfait, la rumena Alexandra Stan, Kid Creole del Bronx, l’americano Bryan Ferry. E della città? Possibile che a sostegno del primo cittadino uscente, praticamente nessuno – escluso Red Ronnie from Pieve di Cento – si sia fatto avanti, neanche per riconoscenza?

La cosa non stupisce più di tanto chi vive nella metropoli lombarda, meno ancora chi si occupa di cultura. Negli ultimi tempi, Milano ha visto chiudere o sfiorire teatri, circoli, luoghi d’aggregazione giovanile. Cose che poi si ricordano, e che costano voti. L’ultima notizia riguarda il Derby, tempio del cabaret che ha lanciato tutti i comici più importanti del momento. Riaperto in zona San Babila proprio sotto l’amministrazione Moratti, è ora in sfratto. Il locale, gestito da Maurizio Colombi e Teo Teocoli, è stato affidato dal Comune al fondo Bnp Paribas Reim perché sia venduto al migliore offerente entro il 2012. Chiaramente, per la posizione – è in pieno centro – interessa a molti: banche, grandi magazzini… Colombi dice che non ci sono i fondi per rilevarlo: la stagione si è svolta a metà per problemi di agibilità, i danni economici sono stati enormi. In attesa di un aiuto risolutore o che si trovi uno spazio alternativo, il Derby naviga a vista: l’agibilità è valida fino a giugno, intanto i lavoratori rischiano di rimanere a casa e i milanesi di perdere uno storico luogo di spettacolo.

Il Teatro Lirico, chiuso da 13 anni, non ha mai riaperto i battenti, nonostante gli annunci; poi c’è la vicenda del Teatro Smeraldo, che dovrebbe lasciare i suoi spazi alla catena Eatitaly. Un punto di cultura sano, funzionante, che ha subìto i lavori infiniti, partiti nel 2006, per la realizzazione di 322 box privati e 346 posti auto nella piazza antistante. “Abbiamo perso 100mila spettatori, oltre tre milioni di euro. Il vero buco – ha spiegato il patron Gianmario Longoni – non è più davanti al teatro, ma dentro. Non abbiamo finanziamenti pubblici e non s’è trovata una soluzione per andare avanti”.

Poi c’è il capitolo dei locali. Molti, “di sinistra”, sono sotto costante osservazione delle forze dell’ordine e dei controllori comunali. L’Arci Bitte deve limitare gli ingressi, la Casa 139 è chiusa da mesi per problemi di agibilità. Le Scimmie, sui Navigli, è stato out of service per un bel po’ di tempo per analoghi motivi. Su molti centri sociali incombe la prospettiva dello sgombero, senza che siano prospettate alternative definite, e i porchettari in strada devono chiudere presto. Non è un caso che molti live club d’avanguardia siano nellìhinterland: il Magnolia a Segrate, il Live Club e l’Amigdala Theatre a Trezzo sull’Adda, il Bloom a Mezzago.

Di qualche giorno fa, la polemica dei gestori del jazz club Blue Note, che ha deciso di spostare la programmazione estiva in val d’Aosta. Perché questi jazzofili non fanno live estivi a Milano, dove il locale ha sede? “Perché altre Regioni fanno partnership fra pubblico e privato per gli eventi, qui è il vuoto pneumatico”, ha spiegato Paolo Colucci, patron del club. Il Blue Note potrebbe organizzare progetti, “ma manca la volontà di sostenerli. Ci ho provato, senza cavare un ragno dal buco; ho trovato solo assessori che mi dicevano di elaborare qualcosa e poi tutto taceva. Ora non tento neanche più; vorremmo tenere aperto, ma non possiamo”. Nella città che la Moratti vorrebbe sempre più per i giovani, stentano ad andare avanti le scuole civiche e pure i centri di aggregazione per ragazzi se la passano male. Sono 25, soprattutto nelle periferie: quest’anno riceveranno non oltre 30mila euro a struttura. Fondi non sufficienti, spiegano dal coordinamento, per pagare gli educatori e sostenere le spese di gestione. Si potrebbe pure parlare dei musei, che devono vedersela con tagli, esternalizzazioni, lavori di ammodernamento o restauro aperti o in fieri…

Insomma, solo qualche esempio per spiegare perché suor Letizia – copyright dell’ex assessore alla cultura, poi silurato, Vittorio Sgarbi – non ha trovato artisti che la sostenessero apertamente per la chiusura della campagna elettorale. Se perderà la poltrona, sarà anche perché a Milano non bastano più interventi (da) spot. Il clima è cambiato, la città forse s’è ricordata di essere (stata) una capitale morale e della cultura.

di Valerio Venturi

da Il Fatto Quotidiano del 29 maggio 2011