Quando si inizierà a dire basta in Italia? Quando?!?

Questo è quello che da un po’ di tempo si chiedono molti italiani, giovani e non. Tra loro c’è anche Johanna, 29 anni, una ragazza originaria del Trentino Alto Adige che lavora a Valencia da più di un anno. Johanna sta vivendo in prima persona la cosiddetta primavera spagnola e quindi, più di altri, non può fare a meno di porsi questa domanda, di desiderare la stessa “primavera” per la sua nazione di origine.

Non è un’attivista politica Johanna, all’inizio non si era quasi nemmeno resa conto della protesta del 15 maggio, è andata a vedere di cosa si trattasse solo cinque giorni più tardi, di giovedì. Non ha trovato tantissime persone quel giorno, poche rispetto alla moltitudine che si vede nei telegiornali di tutto il mondo in quest’ultima settimana, c’erano persone sedute che parlavano, discutevano e c’erano… tanti post-it. E’ questo quello che l’ha colpita, i tanti foglietti riempiti dei desideri, delle proposte, delle idee delle persone passate di lì. E dei cartelli con gli appuntamenti successivi.

E il giorno seguente, dopo il lavoro, Johanna è tornata nella piazza di Valencia. Perché è tornata? Cosa l’ha spinta a tornare là? La sua risposta è, credo, il motivo per cui ancora possiamo sperare nel cambiamento di questa società: “Perché mi è sembrata una cosa diversa dalle solite manifestazioni di protesta, qui c’erano proposte oltre alle critiche e poi… perché era necessario per me trovare gente che aveva voglia di fare, di cambiare, di crederci… per me è stato un vero e proprio richiamo”.

E il secondo giorno la sorpresa: il numero delle persone nella piazza era cresciuto a livello esponenziale, c’era tantissima gente. “Era impressionante. La cosa che mi ha colpita di più è stato il dialogo… la gente è in piazza, seduta, non è una marcia, si discute davvero, si lanciano proposte di cambiamento, proposte reali”.

Il terzo giorno Johanna si è seduta con loro, ha partecipato al suo primo incontro, il tema era la violenza contro le donne. E poi diretta all’assemblea generale. “E’ alle 20, ce n’è una tutte le sere, dove si riassumono i vari incontri e si cerca di tirare fuori delle proposte”. E ci va proprio tutte le sere, dopo il lavoro.

Mi ha parlato del rapporto tra i giovani e i meno giovani, di come a volte sia stato difficile dialogare per via di modi di pensare e di parlare molto diversi, per via dell’idealismo giovanile che spesso viene frenato dal realismo degli adulti, e di come però i giovani abbiano capito l’importanza delle persone più anziane, della loro esperienza, di come possono aiutarli a non commettere gli errori del passato.

Mi ricordo di questo signore abbastanza avanti con l’età… di come abbia chiesto di intervenire durante una delle assemblee generali e di come abbia concluso dicendoci ‘tanto è tutto inutile, tra un po’ diventerete tutti capitalisti’. Lo hanno fischiato sia i giovani che gli adulti che i vecchi… alla fine – sorride Johanna – anche se con modi diversi, vogliamo tutti la stessa cosa, qualsiasi sia la nostra età”.

Ma quell’anziano così disilluso e cinico avrà avuto poi così torto? Forse quei ragazzi non diventeranno tutti capitalisti, ma saranno davvero in grado di mettere in crisi un sistema economico intero, un sistema sul quale si reggono i governi di tutta Europa e, più in generale, di mezzo mondo? Non sarà solo l’ennesima protesta idealistica che avrà una sua fine per tornare poi alla solita realtà?

Ancora non sappiamo cosa succederà, sia a breve che a lungo termine, non sappiamo cosa farà la polizia ora che sono finite le elezioni e non sappiamo cosa faranno le persone, se continueranno a protestare e, se così sarà, se il governo prima o poi ci ascolterà… non possiamo saperlo, nessuno può saperlo. Quello che so è che questa protesta non è come le altre. Non è contro questo partito o quell’altro, destra o sinistra, è contro un sistema economico sul quale si sono basati tutti i governi europei, con le varie differenze certo, ma tutti, destra e sinistra, Spagna, Inghilterra o Italia. E’ una protesta contro lo sfruttamento di qualsiasi categoria sociale, uno sfruttamento che è intrinseco, necessario, a questo sistema. E’ questa la forza di questo movimento. Non potrà mai tornare tutto come prima. E sai perché? Perché la gente non ce la fa più. Potrà succedere che queste proteste finiranno, ma sarà solo una pausa, perché i motivi che vi sono alla base non saranno spariti. La gente starà sempre peggio. E si rinizierà di nuovo. Purtroppo per loro, e per fortuna per noi, è solo questione di tempo, è solo questione di attendere il momento in cui la gente si renderà conto che non ha senso farsi sfruttare da pochi potenti, il momento in cui la gente scoppierà. Forse non sarà oggi per la Spagna, forse sarà domani, forse per l’Italia sarà dopodomani, ma ci si arriverà.

E il bello di tutto questo è che la gente si sta unendo. La forza di ‘quelli là’ sta nell’isolamento del singolo cittadino. E non c’è niente di meglio che un nemico comune per far unire le persone
”.

Soprattutto, mi vien da aggiungere, se quel nemico rappresenta la sopraffazione, l’arroganza, lo sfruttamento. In una parola, la mancanza del rispetto per l’essere umano.

di Federica Fabbretti