Mentre i poteri forti prendono le distanze da lui, il Cavaliere declassa i ballottaggi a voto locale, attribuisce la probabile sconfitta alla debolezza dei candidati, scelti da lui e corre al G8 di Deauville per raccontare a Obama che i magistrati gli fanno i dispetti.
Finalmente l’incontro bilaterale tanto desiderato e richiesto! Un monologo rubato di meno di due minuti,  sotto l’occhio di un Sarkozy e di una Merkel visibilmente innervositi.

Deauville, sette grandi e un imbecil

Si mette male per il Cavaliere:
se ne fa beffe l’alta borghesia,
lo lascian sol le vaticane schiere
e ai cittadin non par che Pisapia

sia l’Anticristo che gli han raccontato.
Anche nella città della monnezza
sembra piacere assai l’ex magistrato
che per il Cavaliere è una schifezza.

I ballottaggi son talmente a rischio
che è giunto il tempo di snobbare il voto:
Della amministrative me ne infischio
poiché non contan nulla, come è noto!

Il mio governo certo non cadrà
se non vincon Lettieri e la Moratti,
candidati che sono nullità,
due poveri tapin, due mentecatti…

Delle elezion talmente me ne fotto,
dei due Comun talmente me ne frego
che corro a fare il grande nel G8!
My friend, Obama, ciao! Oggi ti spiego

che al mio paese c’è una dittatura
di magistrati, un gruppo smisurato,
che voglion vada in cella addirittura.
Ti prego, salvami! Manda la Nato!

L’abbronzato lo guarda esterrefatto
e, rivolto ai potenti suoi sodali,
domanda: “Chi conosce questo matto
che, a parlar ben, mi rompe i genitali?

Lo deferisco al tribunal de L’Aja,
lo prendo a calci in culo, cosa faccio?
Mancan solo sei dì perché scompaia,
Barack tranquillo, è il solito pagliaccio…”