Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri

I pm di Milano Roberto Pellicano e Laura Pedio hanno chiesto un anno di carcere per favoreggiamento per il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, imputato nell’inchiesta sul crac della società di comunicazione Hdc. Per il patron dell’azienda, Luigi Crespi, chiesti otto anni di reclusione per l’accusa di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. Crespi, sondaggista del premier Silvio Berlusconi, è l’inventore della nota formula del “contratto con gli italiani” del presidente del Consiglio durante la campagna elettorale del 2011. Durante la loro lunga requisitoria, durata due udienze, i pm hanno ricordato come i reati siano a rischio prescrizione.

In tutto, gli imputati del processo sono 19. I pm hanno chiesto un’assoluzione e 18 condanne, da uno a otto anni di carcere: un anno per favoreggiamento per l’ex vicepresidente vicario di Mediolanum e consigliere Mediaset, Alfredo Messina, attuale deputato Pdl; tre anni e sei mesi per Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato della banca Popolare italiana, accusato di concorso in falso in bilancio; quattro per Enrico Fagioli, ex ad di Efibanca e due per Fulvio Pravadelli, ex condigliere delegato di Publitalia 80.

Il fallimento della Hdc risale al 4 marzo del 2004, quando la società crollò con un buco di circa 40 milioni di euro. L’accusa di favoreggiamento per Confalonieri, nello specifico, nasce da un versamento di denaro che, nella ricostruzione dell’accusa, Crespi ha effettuato tra il 2000 e il 2001 attraverso la sua società alle emittenti televisive lombarde Telelombardia e Antenna Tre. Pagamenti “a fronte di fatture per operazioni inesistenti”, sostengono gli inquirenti, perché “relative a fittizi contratti d’acquisto di spazi pubblicitari o consulenze”. Per i pm, Crespi pagò le due televisioni “ad esclusivo beneficio di Mediaset”: una “forma di indennizzo”, un risarcimento voluto dalle due emittenti per un presunto trattamento di favore che Mediaset avrebbe avuto nei confronti di Italia 7 Gold, al quale avrebbe venduto programmi a un prezzo inferiore a quello di mercato.

Durante gli interrogatori dell’estate del 2004, Crespi – ha spiegato nella requisitoria il pm Pedio – “cercava insistentemente” i dirigenti Mediaset per riuscire a recuperare i soldi versati alle due tv. Il patron di Hdc sosteneva di avere un credito di “800 milioni di lire“. “Del problema si occupò Messina – ha ricordato il magistrato – il quale, secondo quanto dice Crespi al telefono, andò anche a Roma per parlare con il Dottore”. Cioè Silvio Berlusconi, secondo l’accusa. Stando alle indagini, Crespi ottenne cento mila euro di anticipo e due versamenti da 150 mila euro, più il ruolo di sondaggista e consulente del gruppo.