Il manifesto comparso a Gallarate a favore del candidato Pd Edoardo Guenzani

Dopo la debacle di Milano, la Lega misura quanto potrebbe fruttare in termini di voti la rottura con il Pdl. E lo fa sul campo del ballottaggio di domenica prossima. Il caso emblematico è quello di Gallarate, dove il Carroccio ha invitato i suoi elettori a votare il candidato del Pd Edoardo Guenzani piuttosto che sostenere il Popolo della Libertà. “Amaro medicinale Guenzani. Turati il naso e vota”, si legge sui manifesti elettorali. Ma gli accordi fra Lega e Pdl sono saltati un po’ ovunque.

A Rho, nel milanese, è il candidato sindaco Carolina Pellegrini del Pdl che ha invitato gli elettori ad andare al mare domenica perché il programma del candidato della Lega Fabrizio Cecchetti, al ballottaggio contro Pietro Romano del Pd, non “convince affatto”. Sciolte le riserve, Pellegrini ha poi fatto un passo indietro, non più disertare le urne ma “liberi di scegliere”.

Insomma, su sedici Comuni in cui Pdl e Lega potevano apparentarsi ufficialmente, il risultato è stato raggiunto solo in quattro. E il vento del disaccordo soffia da Oderzo a Marano di Napoli. Trieste, Chioggia e Cavarzere, in Veneto, e San Giuliano Milanese sono le uniche eccezioni.

A Trieste, la Lega con il suo candidato Massimiliano Fedriga che al primo turno ha ottenuto il 6,7 per cento, è l’unico partito che ha garantito l’appoggio al candidato del Pdl, Roberto Antonione. Gli altri si sono defilati. Con Fli, Udc ed estrema destra non c’è stato apparentamento: il leader del movimento Un’Altra Trieste, Franco Bandelli ha consigliato ai suoi elettori non di andare al mare (“Perché votare è un diritto”, dice) ma di votare scheda bianca: ”Con il Pd e le forze che sostengono Cosolini esiste un’inconciliabile distanza ideologica”. Tira un mezzo sospiro di sollievo il centro sinistra di Roberto Cosolini (40,67 per cento): il centro-destra, che al primo turno aveva corso con candidati in ordine sparso, avrebbe potuto ricompattarsi. E invece, solo il Carroccio darà il suo appoggio domenica. Dimenticate le incomprensioni del passato? “Antonione ha valutato e accolto alcuni punti del nostro programma, fra cui l’abbassamento delle imposte comunali alle nuove imprese per i primi cinque anni, e la garanzia che per case e lavoro verrà data la precedenza ai residenti”, dice Fedriga. Ma è stato soprattutto il pericolo che la coalizione di sinistra potesse tornare al Comune ad aver convinto Fedriga: “La nostra città diventerebbe un centro di attrazione per tutti coloro che cercano queste garanzie”, ha commentato il candidato Pdl riguardo a quanto scritto nel programma di Sel: “Destinare risorse e garanzie di lavoro agli immigrati e alle nuove forme di nomadismo globalizzato”.

Accordo fatto anche a Chioggia, dove il candidato della Lega Massimiliano Malaspina dice “Non è stato difficile accordarsi”. Perché non correre da subito insieme allora? “Abbiamo voluto fare una sorta di primarie e siamo stati soddisfatti, la mia coalizione ha preso il 15 per cento e il candidato del Pdl, Giuseppe Casson, il 35”. Contro di loro, Beniamino Boscolo Capon (Pd), al 22 per cento.

A Cavarzere, l’accordo fra Lega e Carroccio, incerto fino all’ultimo, ha fatto serrare i ranghi anche a sinistra. “Avevamo deciso che se Pdl e Lega si fossero apparentati, lo avremmo fatto anche noi. Se ci sarà il nostro simbolo, come auspico, porterò i nostri elettori ai seggi”, ha detto Heidi Crocco di Sel.

E a San Giuliano Milanese, Stefano Dornetti, candidato leghista, al primo turno brontolava: “Ai banchetti mi danno del Pdl. Ma noi siamo talmente lontani dai loro valori che la differenziazione è assolutamente necessaria”. Qualcosa deve essere cambiato ora. “No, non è cambiato nulla – dice il candidato – correre da soli al primo turno è una strategia decisa dai vertici, serve per contarci, per verificare il potenziale della Lega. Poi automaticamente ci si ritrova al ballottaggio”.

Non proprio così automatico, visto che di apparentamento ne è riuscito uno su quattro.