È apparso ieri, in una Tribuna organizzata di pomeriggio su Rai 2. Sotto al lenzuolo bianco c’ero io, con un cartello con scritto fantasma della democrazia, della legalità, dei referendum, dell’informazione”.

L’ultima volta che il fantasma della democrazia era riuscito ad entrare negli studi Rai fu nel 1997. Anche allora si trattava di referendum, per la precisione sei; anche allora a venti giorni dal voto non c’era informazione né si prevedeva di farne in maniera adeguata. Nonostante il fantasma, quel monito cadde nel vuoto e per la prima volta nella storia repubblicana un referendum non raggiunse il quorum. Da allora, non è mai stato più raggiunto, anche perché in 14 anni la distruzione dello Stato di diritto si è completata.

Questa volta
stanno ripetendo lo stesso gioco: prima la Commissione di Vigilanza approva il regolamento quando già sono volati via due terzi della campagna, poi la Rai predispone un calendario fatto apposta per impedire agli italiani di sapere. Per ciascun referendum, infatti, sono state previste solo cinque tribune della durata di trenta minuti e tre contenitori di messaggi autogestiti da 12 minuti; tutto in fasce di bassissimi ascolti: le 17.15 su Rai 2 per le Tribune, le 9 di mattina su Rai 3 per i messaggi.

In pratica, saranno 2 milioni gli ascolti medi di tutte le tribune messe insieme e 1 milione quelli dei vari contenitori di messaggi. Decine di milioni di italiani non avranno quindi alcuna conoscenza. E badate bene, tutto ciò avviene contro la legge scritta: lo stesso Regolamento tardivo della Commissione di vigilanza imponeva alla Rai una collocazione degli spazi referendari in fasce orarie di massimo ascolto, prima o dopo i notiziari di tutte le reti.

Si possono chiamare votazioni democratiche? Siamo una democrazia?

Per questo, quando ieri i dirigenti della Rai mi hanno chiesto di togliermi il lenzuolo perché è vietato essere travisati, mi è venuto da sorridere: con tutti i fatti da codice penale che ogni giorno accadono in Rai (a cominciare dalle pseudo-interviste di Berlusconi…) hanno paura del fantasma!

La Dg Lorenza Lei si è impegnata a rivedere le collocazioni orarie e ha richiamato le testate giornalistiche: se son rose fioriranno. Nel frattempo in Parlamento tirano fuori una leggina da azzeccagarbugli per far saltare il referendum contro il nucleare, quello che più di tutti motiverebbe le persone al voto, come ha dimostrato il referendum regionale in Sardegna svoltosi due settimane fa e che ha fatto registrare il 59,49% di partecipazione e il 97,14% di sì. Poi se il referendum nazionale si terrà o meno non conta, l’importante è che prosegua la confusione, vero modo per tenere a casa gli indecisi.

La verità è che il Regime italiano ha sempre avuto paura dei referendum, perché non può tollerare che il popolo possa conoscere prima di scegliere e quindi di votare. Il furto della scheda referendaria si è compiuto praticamente dall’inizio della storia repubblicana: dapprima aspettando venticinque anni prima di attuare la Costituzione, poi sciogliendo le Camere per cinque volte in modo da evitare il voto referendario, sino ai ripetuti blitz della Corte costituzionale che ha cancellato decine di referendum scomodi al Palazzo. L’arma finale, da sempre, è comunque l’utilizzo del servizio pubblico radiotelevisivo per impedire informazione e conoscenza.

Se ci fosse un vero dibattito sul nucleare, infatti, non si potrebbe evitare di parlare anche delle politiche energetiche italiane e delle oligarchie che le condizionano a loro esclusivo vantaggio. Allo stesso modo, parlare di acqua e di servizi pubblici locali significherebbe aprire il vaso di Pandora del consociativismo municipale, con i suoi sprechi, le clientele e gli imprenditori d’area che fiutano l’affare.

Che fare? Intanto sui referendum facciamo di tutto per portare le persone a votare, per informarle e farle informare da chi deve per legge. Ma, da subito, teniamo presente che la democrazia si conquista ogni giorno, e di anni persi ne abbiamo tanti.