Un team internazionale di esperti dell’Onu verificherà l’impatto delle radiazioni causate dalle perdite della centrale nucleare gestita della Tepco a Fukushima-Daiichi, seguite al terremoto e lo tsunami dell’11 marzo. Il comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni atomiche (Unscear), che stabilisce i livelli globali e gli effetti delle radiazioni, prevede di avere i primi risultati entro maggio 2012.

Il comitato è composto da 21 scienziati scelti tra quelli dei 192 stati membri delle Nazioni Unite, fra cui molti paesi in via di sviluppo. Spicca l’assenza di un italiano. L’Unscrear rappresenta l’eccellenza scientifica dei rispettivi paesi dell’Onu. L’Italia, che fa parte delle Nazioni Unite dal 14 dicembre 1955 non è stata inclusa. Il gruppo di “esperti deve fornire dei dati scientifici sulla vastità del rilascio nell’atmosfera e nell’oceano e l’ampiezza della dose di radiazioni che ha investito la popolazione e i lavoratori: la verifica sarà fatta in linee generali” ha dichiarato il presidente Wolfgang Weiss, annunciando che “lo scopo e l’organizzazione del lavoro, chiarendo quali aree prenderemo in esame, saranno entro la settimana”. La prima relazione sull’impatto delle radiazioni non sarà pronta prima di due anni. Le verifiche del comitato rappresenteranno la base scientifica per fissare lo standard e la protezione contro le radiazioni ionizzanti per le agenzie delle Nazioni Unite e per i governi. Sull’incidente di Chernobyl del 1986 il comitato ha pubblicato tre valutazioni approfondite. L’ultima a febbraio 2011.

Gli scienziati del team sono Wolfgang Weiss, capo del Dipartimento per la salute e la Protezione dalle radiazioni dell’Ufficio federale per la Protezione dalle radiazioni di Monaco di Baviera, Abel González dall’Argentina, Carl-Manus Larsson dall’Australia, Hans Vanmarcke dal Belgio, Marcos Nogueira-Martins dal Brasile, Norman Gentner dal Canada, Pan Ziqang dalla Cina, Mohamed Gomaa dall’Egitto, Laurence Lebaron-Jacobs dalla Francia, Krishna Sainis dall’India, Susilo Widodo dall’Indonesia, Yoshiharu Yonekura dal Giappone, Jaime Aguirre Gómez dal Messico, A. Lachos Dávila dal Peru, Michael Waligórski dalla Polonia, Mikhail Kiselev dalla Federazione russa, Emil Bédi dalla Repubblica slovacca, E. Eltayeb Ali dal Sudan, Leif Moberg dalla Svezia, John Cooper dalla Gran Bretagna e Fred Mettler dagli Stati Uniti d’America.

Sulla necessità della nuova verifica è stato pubblicato ieri dall’Unscrear anche un prospetto informativo sugli effetti sulla salute di basse dosi di radiazioni in arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo, le sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Secondo il documento, c’è la prova inconfutabile di “aumento statistico significativo del rischio di tumori solidi e di leucemia oltre la dose di 100-200 milligray” e desta preoccupazione anche l’elevata incidenza di malattie circolatorie in popolazioni irradiate con alte dosi. Ci sono anche sempre maggiori prove che l’esposizione alle radiazioni aumenti il rischio di cataratte, cioè di progressiva perdita di trasparenza del cristallino.

Il comitato di scienziati valuterà le informazioni dividendole in due classi generali: lo studio sulle popolazioni irradiate a dosi alte o moderate, come i sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e gli studi sperimentali per esaminare i meccanismi attraverso i quali nascono gli effetti biologici o le malattie.

È difficile attribuire con certezza i casi di malattia all’esposizione di basse dosi di radiazioni, nel caso di Fukushima, per tre ordini di fattori. Innanzi tutto non ci sono marker specifici per le malattie indotte da queste dosi. Inoltre può passare troppo tempo, anni o addirittura decenni, prima che si verifichino le conseguenze delle radiazioni. L’ultimo problema è che alcune malattie associate a basse dosi di radiazioni si possono verificare spontaneamente anche nella popolazione anziana. Questo significa che gli studi epidemiologici spesso non riescono a rivelare chiaramente la connessione fra radiazioni e malattia.

Il prospetto sottolinea però l’evidenza fra l’esposizione dell’uomo alle radiazioni di alta o moderata entità e la leucemia e i tumori solidi agli organi. Il rischio aumenta statisticamente in modo significativo a dosi di 100-200 milligray e oltre. L’aumento verificato del rischio di cancro è di circa l’1%, che è equivalente a circa fra 10 a 20 TAC. Il rischio inoltre aumenta in modo inversamente proporzionale all’età: minore l’età, maggiore il rischio. L’esposizione del feto o dell’embrione durante specifici periodi di gravidanza può provocare malformazioni congenite e può ripercuotersi sul sistema nervoso. Mentre però la relazione causa effetto è stata verificata sull’esposizione ad alte dosi di radiazioni, non è stato verificato quella a basse dosi. Per questo il comitato continuerà a monitorare ed esaminare le nuove scoperte e i nuovi dati raccolti dopo le perdite a Fukushima. Contribuiranno a far capire meglio gli effetti dell’esposizione e i meccanismi di reazione.

Il mandato dell’Unscear, stabilito nel 1995, è quello di raccogliere dati sulle fonti di radiazioni ionizzanti e sugli effetti sulla salute degli uomini e degli animali e sull’ambiente. I risultati servono a formulare standard di valutazione di rischio e programmi di protezione. L’Unscrear non ha un ruolo diretto nelle situazioni di emergenza ma solo dopo che l’evento si è verificato, per rilevare i dati e valutare tutte le informazioni rilevanti sui livelli di radiazioni e i suoi effetti. La segreteria dell’Unscear fa parte dell’Unep, il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, e in quanto tale è membro del Comitato Interagenzie sulle Emergenze Radiologiche e Nucleari, a cui partecipano le maggiori organizzazioni del settore come l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Iaea), l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Organizzazione Internazionale Meteorologica per lo studio del tempo, il clima e le acque, delle Nazioni Unite, la Fao e il Gruppo Unep/Ocha per l’ambiente e le questioni umanitarie.