E’ più di un tonfo. E’ una sconfitta storica quella che il PSOE spagnolo ha incassato alle elezioni amministrative. L’incubo che il governo Zapatero temeva di dover vivere, si è concretizzato con le peggiori previsioni. Gli spagnoli, chiamati a rinnovare 8,116 comuni e le assemblee regionali di 13 comunità  autonome, tranne nel caso di sparute eccezioni, hanno premiato il  Partido Popular.  I conservatori crescono di 10 punti nei confronti del PSOE. Un dato dirompente, considerando che fino ad ora la percentuale migliore risaliva ai  4,45 punti del 1995.

In particolare il PP di Mariano Rajoy trionfa a Valencia e Aragon e soprattutto a Madrid dove ha ottenuto addirittura la maggioranza assoluta al Comune e all’assemblea regionale.

“Siamo stati castigati. Siamo investiti da uno tsunami causato da una crisi economica che ha provocato 5 milioni di disoccupati”  ha commentato a caldo Elena Valenciano, portavoce del comitato elettorale del PSOE.

E’ seguendo la stessa linea che il premier José Luis Rodriguez Zapatero ha preso la parola nella notte, con tono severo: “E’ stato difficile spiegare una politica basata sul rilancio dell’economia – ha detto il leader del PSOE – e siamo castigati dagli elettori per una crisi che colpisce il nostro paese. E’ però solo attraverso le riforme che potremo migliorare la situazione. Ma è un cammino impegnativo e difficile”.

Non è solo nei confronti del PP che i socialisti perdono terreno. Il crollo del partito di Zapatero sembra essere totale, investito da una bocciatura sotto ogni angolo. Lo dimostra la caduta di realtà da sempre roccaforti socialiste. E’ il caso del comune di Barcellona che dopo 32 anni passa dalla sinistra alla destra dei nazionalisti catalani del CiU, Convergència i Uniò. Un altro esempio limpido è rappresentato dal comune di San Sebastian, nei Paesi Baschi. Da sempre nelle mani dei socialisti, ora è Bildu, la sinistra abertzale, il primo partito della città.

Anche nel resto degli Euskadi, Bildu ha registrato un’affermazione sorprendente, diventando il secondo partito della comunità. Un ulteriore schiaffo al governo Zapatero che nei mesi scorsi, ha tentato di ostacolare la presenza del partito basco alla consultazione, con l’accusa di essere discendente di Batasuna, considerato l’ex braccio politico di Eta.

Ma i risultati infuocati che arrivano dalle urne non scuotono però di un soffio il movimento 15-M. Il trionfo del PP non prende di sorpresa chi pretende “Democracia Real Ya”.

“Siamo di fronte a uno scenario che ci propinano da decenni. Si tratta della solita minestra di bipartitismo, tra PP e PSOE – commenta Jorge, dall’accampamento della Puerta del Sol di Madrid – che tra l’altro ormai fanno la stessa politica. Ma a parte questo, noi chiediamo una cosa semplice, per nulla utopica: che vengano presi in considerazione i partiti minoritari. Con questa legge elettorale non contano nulla”.

Anche a Barcellona, all’accampamento di Plaza Catalunya, i commenti sono ben più che tiepidi.

Il movimento 15-M in questi giorni ha discusso ampiamente la pratica di astenersi o votare scheda bianca. Ma in nessun ambito è stata mai data un’indicazione precisa. Molti degli occupanti sono andati a votare, ma senza illusioni: “Abbiamo votato perché l’avevamo già deciso. Ma come al solito arrivano al potere dei partiti che non ci rappresentano – dice una coppia di catalani – quindi per noi non cambia molto. E’ da questa piazza che ci aspettiamo dei cambiamenti, perchè è qui che abbiamo liberato le nostre coscienze democratiche”.

di Cristina Artoni