La campagna elettorale per il ballottaggio a Milano ha qualcosa di inedito. In seguito ai risultati sorprendenti del primo turno e la grande performance di Giuliano Pisapia, si sta giocando una partita politica delicatissima che oramai trascende dalla mera contesa per il governo municipale. La questione non riguarda solo la portata nazionale del voto e la ritrovata centralità di Milano come baricentro degli equilibri politici, bensì un processo di mutamento culturale della politica e dei suoi codici etici e morali.

Il ballottaggio nella città di Sant’Ambrogio sta diventando l’apertura del vaso di pandora della politica italiana dal quale esce il fumo di una nuova cultura di estrema destra. A mio avviso, a Milano si sta giocando una partita delicata che potrebbe segnare le sorti della politica, e la stessa natura del gioco democratico. Infatti, quel che colpisce in questa fase, è il volto con il quale si è presentato il blocco padano-berlusconiano. Di fatto la conduzione della loro campagna ci consegna schemi culturali di una destra estrema che a Milano sforna un arsenale propagandistico prettamente improntato sull’odio e la paura.

Chi segue la comunicazione del nuovo fronte anti-Pisapia non può non accorgersi della violenza del linguaggio che connota il salto di paradigma politico. Dunque chi pensava che il tentativo fallito di “character assassination”, costato alla Moratti una perdita di consenso, sarebbe servito a moderare i toni e a centrare la campagna sul merito delle questioni che riguardano il destino della città, è rimasto spiazzato. Stiamo registrando una campagna eversiva, dai toni violenti e dai contenuti inaccettabili. A Milano si sta consumando un livello di estremizzazione e di imbarbarimento del discorso politico che pensavamo di aver lasciato alle spalle.

E così all’insegna della “guerra totale” gli amici del Sultano di Arcore e di Umberto il Padano ne stanno combinando di tutti i colori. Per fare leva sui sentimenti di odio si stabilisce una sorta di amicizia endemica tra i rom, come catalizzatori di odio, e Giuliano Pisapia. Mentre per alimentare la paura si denuncia la “pia alleanza” tra Pisapia e i musulmani pronti a riempire Milano di Moschee. Infine denunciano il rischio che Milano, con Pisapia, si trasformi in una capitale per omosessuali.

Insomma, rom, negri, gay e musulmani (che subentrano agli ebrei) per ricomporre una sorta di lista dei nemici della gente padana. Che non mi si dica che è il solito linguaggio colorato che trascende decenza e bon ton. Qui c’è dell’altro: siamo di fronte alla nascita di una nuova destra estrema che sconvolge le regole del confronto pubblico e della politica. Non è solo un tentativo di avvelenamento dei pozzi di chi sente prossima la fine della propria leadership.

Speriamo bene!