Vittorio Sgarbi si duole che la gente non lo capisca, non lo segua, che non colga la raffinatezza dei suoi ragionamenti, il fine eloquio che riserva al suo uditorio. Il suo vittimismo spesso è utile, funzionale a ricavargli spazi di visibilità e, nei casi meglio riusciti, gli consente di passare alla cassa.

Mercoledì scorso ci ha deliziato con la sua splendida performance costata alle casse di Viale Mazzini qualcosa come 1 milione e 400 mila euro. Un ottimo affare per la Rai ed in particolare per l’ex direttore generale Masi che ha fortemente voluto sia Sgarbi che Giuliano Ferrara, dotandoli di lauti contratti e non badando certo alle spese di produzione, mentre su altri programmi si lima anche il centesimo.

La performance di Sgarbi ha totalizzato un ascolto dell’8,27 percento. La metà di Chi l’ha visto? il programma di Federica Sciarelli, nel quale lavoro come inviato. Anche in questo caso Sgarbi si è lamentato che il pubblico preferisca la vicenda di Melania Rea alla “cultura”. Indicando in blocco il programma di Rai Tre come una sorta di contenitore di cronacacce e pruderie. Solo per dovere di cronaca, non certo per convincere Sgarbi, vanno fate alcune precisazioni.

La prima riguarda i soldi. Chi l’ha Visto? costa alla Rete circa 68 mila euro a puntata. Ha un inserito pubblicitario che porta all’Azienda ricavi ben superiori ai costi di produzione del programma. Dunque Chi l’ha visto? non pesa sul canone, non è pagato con i soldi dei contribuenti, si autofinanzia e porta alla Rai un accettabile guadagno. Introiti destinati ragionevolmente a crescere, visto che quest’anno il programma ha avuto un importante incremento degli ascolti, quantizzabile intorno al milione di spettatori in più rispetto alla media della scorsa stagione. Incremento che fa lievitare il valore dell’inserito pubblicitario.

La domanda che occorre porre a Sgarbi e all’ex dg, Masi è: quanto ricava l’azienda dall’inserito nella puntata della trasmissione di Sgarbi? Una cifra esorbitante immagino, tale da coprire non solo il milione e 400 mila euro dei costi, ma dare un giusto ricavo. Se così non è, vuol dire che il programma di Sgarbi era destinato a pesare interamente sulle spalle del canone. I cittadini, non solo dovevano sorbirsi il suo soliloquio, ma addirittura pagarlo di tasca propria. In buona sostanza lo stesso di quanto avviene per Radio Londra di Giuliano Ferrara.

Punto secondo. Chi l’ha visto? sarebbe, intrepretando il senso delle parole di Sgarbi, qualcosa di infimo rispetto all’alto livello culturale del suo defunto programma.

Chi l’ha visto? ha sicuramente molti limiti, può giustamente essere criticato, come ogni prodotto televisivo (Aldo Grassi ci onora con affettuosa costanza delle sue rampogne), ma va ricordato a Sgarbi che si tratta di uno dei programmi più longevi della Rai. Va in onda da ventidue anni e quest’anno ha anche ottenuto l’Oscar della Televisione. Come la Settimana Enigmistica vanta numerosi tentativi d’imitazione… Ci lavorano fior di professionisti dell’informazione, alcuni dei quali vincitori dei maggiori premi di giornalismo italiano, ed è curaro da autori di primissimo livello. Svolge da sempre un ruolo in assoluta sintonia con lo spirito del servizio pubblico: aiutare chi ha bisogno nell’immediato, dare voce a chi spesso non ne ha, contribuire, con i modesti mezzi di cui dispone, a far luce su casi difficilissimi, rimasti spesso insoluti per anni. Per questo gode del rispetto delle forze dell’ordine e della magistratura.

Senza Chi l’ha visto? solo per citare uno dei casi più noti, forse oggi nessuno parlerebbe di Elisa Claps, forse Danilo Restivo sarebbe ancora libero di uccidere nelle tranquille cittadine del Dorset. Le persone, gli uomini e le donne delle istituzioni che per anni lo hanno protetto, che hanno depistato le indagini, gli uomini di Chiesa che pur sapendo tanto hanno taciuto, dormirebbero tutti di sicuro sonni più tranquilli. Cito il caso Claps perchè è il più noto, ma l’elenco sarebbe assai lungo.

Va ricordato inoltre che Chi l’ha visto? ha dato un contributo alla riapertura delle indagini sull’assassinio di Pierpaolo Pasolini, trovando elementi nuovi e raccogliendo dichiarazioni originali che gettano una luce nuova su quell’omicidio che ha segnato drammaticamente la storia della Repubblica e che troppi intellettuali da salotto hanno con facilità rimosso.

Infine, come notazione di stile. Chi conduce il programma, i suoi collaboratori, gli autori, gli inviati dopo la messa in onda non vanno a brindare a Palazzo Grazioli e neppure in altri Palazzi del potere. Vanno a casa o, se proprio hanno sete, si fermano a bere una birra.