Guai a parlare di apparentamenti o “pastrocchi”, come li chiamano da queste parti. A tre giorni dallo spoglio del voto che ha spedito al ballottaggio Andrea Gnassi del centrosinistra contro Gioenzo Renzi del centrodestra, a Rimini le grandi manovre in seno ai partiti sono partite. Per apparentarsi di fronte all’ufficio elettorale in Comune c’è tempo fino a domenica sera alle 20 ma, piuttosto che annunciare accordi formali, in città la parola d’ordine, trasversale, è “convergenze programmatiche”.

Alle regionali del 2010 qui il Popolo della Libertà ha conquistato il podio con il 35,65% rispetto al 32,46% dei Democratici. Dopo il primo turno delle comunali tra domenica e lunedì, il Pd in città è sceso al 29,60% (una delle performance peggiori in Emilia Romagna) ma è tornato ad essere il primo partito grazie al tracollo del Pdl, che in un anno ha perso quasi 10 punti scendendo al 26,41%.

Dunque, la strategia dei berlusconiani di puntare tutto sul decreto salva-bagnini per conquistare la riviera, con tanto di sfilata elettorale dei ministri Michela Vittoria Brambilla e Raffaele Fitto mercoledì scorso, non ha pagato. Del resto, il malumore di categorie e associazioni era già emerso dopo il dietrofront del Governo sul decreto, che per incassare la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, scettico sul provvedimento almeno quanto la Commissione europea, ha dovuto modificare la norma sulla cessione in concessione delle spiagge, ridotta da 90 a 20 anni. Certo, il fatto che né Gnassi né Renzi siano arrivati al 40% dipende anche da altri due aspetti non di poco conto: nell’ordine, un’affluenza alle urne limitata al 67,81% (77.286 votanti su 113.971 elettori) ma soprattutto un risultato clamoroso del Movimento 5 Stelle, il cui candidato Luigi Camporesi si è attestato all’11,32% con 8.487 voti (il risultato migliore in Emilia Romagna). Fatto sta che, così, la sfida tra Gnassi e Renzi appare davvero aperta.

Partendo dal primo, noto come “golden boy” a Rimini ma a suo modo una vecchia volpe (ex consigliere regionale, ex assessore inventore della “Notte Rosa”, ex segretario provinciale del Pd), a quanto pare non ci sono più dubbi: dopo mesi di fuoco incrociato tra Pd e Sinistra Ecologia Libertà (la querelle ha turbato i vertici regionali e nazionali dei partiti), i vendoliani non sottoscriveranno apparentamenti con Gnassi, ma lo sosterranno pubblicamente. L’ultima parola è stata pronunciata nel corso dell’incontro in Comune tra i vertici del Pd e una delegazione di Sel. “Non abbiamo chiesto e non cercavamo un apparentamento formale, l’intenzione è quella di riprendere il dialogo con Sel di qui in avanti, dopo le difficoltà di questi mesi, nell’ambito di un centrosinistra unito”, ha spiegato appena finito l’incontro il segretario provinciale del Pd, Lino Gobbi.

Dunque, Sel appoggerà Gnassi senza chiedere poltrone in Giunta o posti che contano in Consiglio comunale, almeno per ora. Le basi per il futuro governo della città, comunque, vengono gettate. “Nessun apparentamento, nessun assessore e nessun ‘pastrocchio’, siamo d’accordo con Gnassi. Seguiamo le dinamiche nazionali indicate dagli organismi sovraordinati: inizieremo a riaprire il dialogo interrotto col Partito Democratico sostenendo l’assoluta necessità di appoggiare Gnassi al secondo turno”, fa eco a Gobbi il numero uno di Sel Rimini, Paolo Severi. In realtà, i vendoliani danno manforte al Pd sulla base di una logica ‘contro’. Di che si tratta? “C’è una pregiudiziale antifascista, non possiamo permettere che vinca un candidato come Gioenzo Renzi che non ha partecipato al 25 aprile e lo ha addirittura attaccato: per noi questo rappresenta un’urgenza assoluta”, assicura Severi.

Del resto, lo stesso Gnassi ha evidenziato spesso ultimamente, proprio in ottica di ‘apertura’ a Sel, il forfait di Renzi alla Liberazione in una città medaglia d’oro al valore civile come Rimini. Dunque, Renzi. Il suo forfait al 25 aprile aveva fatto discutere non poco, non solo a Rimini, e aveva irritato pure diversi berlusconiani romagnoli. Renzi, una vita nel Movimento Sociale e in An come fan della cosiddetta Destra Sociale di Gianni Alemanno, “finiano mai” ma duro e puro sì, è stato consigliere regionale fino al 2010. Perse la sfida per un seggio in viale Aldo Moro nel 2010, dopo una battaglia a suon di preferenze e al calor bianco contro l’azzurro Marco Lombardi. Da allora, ha avuto un chiodo fisso: candidarsi a sindaco, un obiettivo che ha raggiunto grazie all’appoggio del deputato romagnolo della Lega Nord, Gianluca Pini, da tempo ormai ai ferri corti con Lombardi e compagnia.

Gnassi lo punge così: “Il ballottaggio si conferma essere fase decisiva, soprattutto per il dopo elezioni. Chi, come Renzi, parte già con la zavorra dell’opa della Lega Nord sul centrodestra, rincorre simboli e marchi, promettendo posti e poltrone. E’ chiaro che Renzi sacrifica ogni questione legata a una chiarezza di governo, dimostrandosi uomo legato indissolubilmente alla vecchia politica degli accordi verticistici”.

Renzi mica si spaventa: “Gnassi parla, ma in tutti questi anni di battaglie in Consiglio comunale dov’era? Piuttosto che un apparentamento sulla mia candidatura, comunque, meglio una convergenza programmatica di tutte le liste alternative a Gnassi, che al primo turno hanno rappresentato il 57%. L’apparentamento il più delle volte significa spartizione di poltrone, cose da vecchia politica”.

Di più: Renzi ha tentato fino all’ultimo di corteggiare i grillini, cercando di fare propri i temi a loro più cari. “Comprendo e rispetto – ha detto l’ex Msi –  la scelta del Movimento di non procedere ad apparentamenti, tuttavia intendo incontrare i grillini per presentare loro il mio progetto per la città. Penso che anche loro debbano sapere che c’è una differenza tra chi, come Gnassi, in Regione ha votato favore dell’aumento (più 17) del numero dei consiglieri regionali e chi come il sottoscritto ha condotto con successo la battaglia (unico caso in Italia) per ridurli di 17 unità”.

Camporesi lo ha letteralmente gelato: “Ringrazio il signor Renzi per la chiamata telefonica. Ringrazio anche per la cortesia, la semplicità e la chiarezza mostrate. Tuttavia, con altrettanta chiarezza e cortesia, declino l’invito per un incontro fra lui ed il sottoscritto”. Nella partita ballottaggio, in ogni caso, un ruolo è intenzionato a giocarlo anche l’uomo di Pier Ferdinando Casini a Rimini, il coordinatore provinciale dell’Udc Maurizio Nanni: “Se i vendoliani sostengono Gnassi, pur senza apparentamenti, mi pare arduo possiamo farlo anche noi. Tanti auguri, i nostri elettori sono liberi. Ricordo che in Provincia, dove siamo alleati del Pd, non ci sono esponenti della sinistra radicale”. Non è escluso del tutto che l’Udc sostenga, in un qualche modo, pure Renzi: “A Bellaria stiamo già col centrodestra”, ricorda Nanni. Il centrista si toglie anche qualche sasso dalle scarpe con riferimento a Pasquale Barone, il candidato di Futuro e Libertà che ieri lo accusato di essere il responsabile del mancato Terzo Polo a Rimini: “A Barone ricordo che le bugie hanno le gambe corte. Fortunatamente, ai recenti incontri c’erano più persone, che possono testimoniare. E’ solo per l’ambizione del candidato Barone che non si è fatta l’alleanza”, sferza Nanni. Domani lo stesso finiano sarà a Roma per capire come muoversi su Renzi: l’appuntamento è all’assemblea nazionale di Futuro e Libertà, dove non si escludono nuovi colpi di scena.

Carlo Kovacs