“La Nato non ha alcuna intenzione di intervenire in Siria”. Lo ha annunciato il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, sottolineando la ferma condanna delle violenze nel Paese, ma anche la differenza della situazione rispetto alla crisi libica. “In Libia la Nato opera sulla base di un mandato dell’Onu e riceve un grande sostegno da parte della regione – ha spiegato -, nessuna di queste due condizioni sono soddisfatte in Siria“. Ma se dall’Alleanza arriva uno stop, procedono invece i lavori dell’Ue per estendere le sanzioni ad unh’altra decina di esponenti del regime, dopo le 13 personalità già sanzionate. In questo nuovo gruppo potrebbe figurare anche il nome del presidente Bashar al Assad. Una decisione formale verrà presa lunedì, durante la riunione del consiglio dei ministri degli Esteri europei, come ha riferito il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari.

Resta drammatica intanto la situazione nel Paese. Secondo le stime rese note a Ginevra dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sono circa 4mila le persone fuggite dalle violenze in Siria e giunte nel nord del Libano nelle scorse settimane. In maggioranza si tratta di donne e bambini. Una fonte anonima della tv satellitare Al Jazeera ha raccontato che da giorni le forze di sicurezza siriane stanno tentando di impedire ai cittadini di passare il confine nella zona di Tall Kalakh. “E’ in corso un massacro”, ha dichiarato il testimone.

E anche nel decimo venerdì consecutivo, migliaia di persone sono scese in strada in tutto il Paese dopo la preghiera di mezzogiorno. Contro il regime di Assad e per chiedere democrazia e riforme. E’ di 44 morti – tra cui un bambino di 7 anni – e decine di feriti il bilancio delle vittime riferito dagli attivisti e smentito dalla tv di Stato siriana. Per una misura preventiva, le moschee di Daraa sono state occupate dalla polizia. Le stesse forze di sicurezza hanno tentato di impedire alla popolazione di Banias di recarsi nei luoghi di culto. In cinquemila hanno protestato nella capitale Damasco, dove si sono verificati scontri, come a Homs, Daraa e Sanamayan. Ad Albukamal i manifestanti hanno liberato un numero imprecisato di detenuti, dopo aver dato fuoco alla sede del governorato locale. La polizia ha poi imposto il coprifuoco nelle località di Nemr, Jassem e Hara, nell’estremo sud della Siria.