Giocate al lotto questi due numeri: 8 e 23, su tutte le ruote, potrebbero essere quelli buoni  per un ambo secco che porti fortuna a voi e magari anche all’Italia. Si tratta, infatti, di due numeri speciali. Il 23 (mila) simboleggia le preferenze prese da Berlusconi a Milano, dove sperava di sfondare quota 60 mila. L’8, invece, corrisponde al miserevole indice d’ascolto messo insieme da Vittorio Sgarbi nella trasmissione  flop trasmessa da Rai 1, che ha costretto la direzione generale a decretarne la sospensione per impedire altri danni erariali.

Numeri per numeri, sarà il caso di ricordare che la trasmissione Chi l’ha visto?, condotta dalla brava Federica Sciarelli, ha raggiunto, nello stesso orario su Rai 3, il 16% degli ascolti, per altro senza godere di altrettanto e dispendioso battage pubblicitario. Una puntata di questa trasmissione costa alla Rai 68 mila euro, dunque il programma di Sgarbi, numeri alla mano, non dovrebbe costare più di 30 mila euro. Invece si sente parlare di centinaia di migliaia di euro: chi pagherà per questo flop? Perché i contribuenti dovrebbero pagare i danni procurati da Silvio Berlusconi, che ha fortemente voluto il programma? Perché il conto non viene saldato dal proprietario di Mediaset?

Sgarbi ci ha fatto sapere che, subito dopo la trasmissione, avrebbe brindato con l’amico Silvio, che ormai non ha molto da fare, ma siamo sicuri che un bel brindisi se lo sarà fatto Fedele Confalonieri, che in una sola volta ha potuto festeggiare il flop di Rai 1 e la liberazione dall’incubo di perdere altre cause per diffamazione a causa delle intemperanze del critico ferrarase, che sono costate alla casa reale milioni e milioni di lire prima e di euro dopo.

Dal momento che i mazzieri della destra hanno spesso urlato contro i compensi di Santoro, di Floris, della Gabanelli e persino di Travaglio e Vauro, costretti a lavorare gratis per settimane e settimane, cosa diranno questa volta? Chiederanno la forca o la pubblica gogna? Se tanto mi dà tanto, la Rai sarà ora costretta a quadruplicare i compensi a quei conduttori e a quelle conduttrici che da anni fanno registrare ascolti doppi, se non tripli o addirittura quadrupli. Quelli che “qui ci vuole la meritocrazia, bisogna premiare chi fa guadagnare le aziende” non potranno che plaudire a questa sorta di redditometro, che per altro non costerebbe nulla alla Rai perchè potrebbe, come si usa fare nel calcio, spalmare il contratto di Sgarbi sulle altre trasmissioni. Se non lo faranno se ne occuperà di sicuro la Corte dei Conti.

Se Sgarbi si è autoaffondato, sarà invece il caso di mordere le  caviglie a chi vorrebbe assassinare Current Tv, la coraggiosa emittente che ha dato spazio al giornalismo d’inchiesta, ai documentari coraggiosi, che ha trasmesso i film che non piacevano al polo Raiset e aperto i microfoni a quelle voci e a quei temi che altrove sono stati giudicati  troppo sgradevoli, non adatti al triste spirito dei tempi. Perchè Sky non vuole più Current sulla piattaforma? Forse non piace alla famiglia Murdoch? Forse Al Gore, uno degli altri proprietari della emittente ha fatto qualche sgarbo ai falchi repubblicani? O forse una manina o una manona ha fatto sapere che quella emittente rompeva troppo le scatole a chi comunque  dovrà decidere in materia di frequenze e di aste?

In tante occasioni ci è capitato di difendere Sky dagli appetiti e dalla arroganza dei signori del conflitto di interesse: proprio per questo bisogna pretendere chiarezza, trasparenza e l’immediata revoca di questa decisione che non può essere giustificata in modo alcuno. Per queste ragioni, come Articolo 21, abbiamo lanciato una petizione perché “Current, una emittente coraggiosa  e libera davvero, possa continuare a vivere e ad essere vista da chi ha avuto modo di conoscerla e di sceglierla”. Aiutateci a diffondere l’appello e far sentire a tutta la redazione di Current e ai suoi collaboratori che esiste ancora una Italia che non sopporta né bavagli, né censure da qualsiasi parte provengano.