Sono passati più di due mesi dal terremoto che l’11 marzo scorso ha devastato il Giappone e dato il via a quello che diventerà il più grave incidente nucleare della storia. I mezzi d’informazione da tempo hanno smesso di interessarsi di Fukushima, ma le notizie che giungono dal Giappone sono sempre più inquietanti. Nei giorni scorsi per la prima volta, tecnici della Tepco sono entrati nell’edificio del reattore numero 1 ed hanno fatto una nuova amara scoperta: non solo il combustibile all’interno del nocciolo è fuso, ma da qualche parte il contenitore che lo contiene, il vessel in acciaio, deve avere delle perdite perché nonostante siano stati sinora iniettati più di 100 mila tonnellate di acqua, il livello è ancora basso e mancherebbe all’appello metà di questa quantità che si suppone si trovi nei sotterranei, luoghi dove non è possibile scendere per i livelli di radioattività eccessivi.

La Tepco contava di mettere in sicurezza l’impianto entro fine anno, per poi decidere come procedere, smantellando tutto o costruendo un sarcofago stile Chernobyl. Ma difficilmente la data sarà rispettata perché ora la priorità è di scoprire la falla da cui continua a uscire acqua dal cuore del reattore. Questa scoperta conferma quanto in verità si sospettava fin dall’inizio, che il cuore del reattore non è più integro e l’acqua che viene a contatto con la parte più radioattiva di tutto l’impianto fuoriesce all’esterno. Sinora si era sostenuto che il terremoto non aveva fatto danni e che era stato lo tsunami a causare l’incidente, ma ora occorrerà ammettere il contrario, ovvero che – perlomeno il reattore 1 – è stato colpito nel proprio cuore dal terremoto e che quindi la sua progettazione non si è rivelata adeguata.

Tutti gli ingegneri nucleari lavorano da cinquant’anni al solo scopo di evitare che anche in caso di incidente, nulla fuoriesca dalla serie di scafandri entro cui si confina il nucleo in cui avviene la fissione nucleare. A Fukushima hanno fallito e vale ben poco il fatto che ora con sufficienza si ostinino a dichiarare che i nuovi reattori sono più sicuri perché è stato aggiunto un nuovo muro di cemento armato spesso più di un metro. Nei cinquant’anni di vita delle centrali elettronucleari si sono verificati già troppi incidenti, smentendo tutti i loro calcoli di probabilità che davano e danno sempre per infinitamente improbabile che qualcosa vada male.

Il Giappone ha avuto fiducia nelle loro promesse e ora tutti possono vedere in che situazione si trova. Nei giorni scorsi sono stati spenti i reattori 4 e 5 della centrale di Hamaoka, impianto che il primo ministro Naoto Kan aveva espressamente chiesto di chiudere visti le previsioni di un possibile nuovo terremoto nella regione. Gli altri tre reattori erano già fermi, due per essere smantellati, uno per manutenzione. Con queste due fermate, due terzi dei 54 reattori giapponesi sono ora fuori linea, entro fine mese saranno in totale 35 i reattori spenti. Nei prossimi cinque mesi altri 5 reattori dovranno fermarsi per manutenzione facendo rimanere al paese solo 14 reattori attivi.

Il terremoto ha dimostrato la fragilità della scelta energetica del Paese ed è per questo che il primo ministro Kan ha annunciato un cambiamento radicale di strategia, ripromettendosi di guidare il paese che nel mondo primeggerà nelle rinnovabili, mentre nel raggio di venti chilometri attorno a Fukushima il governo ha deciso di far uccidere tutti i capi di bestiame e di togliere la parte superficiale del terreno dai cortili di scuole e asili. Questa è la faccia concreta del rischio nucleare. I tecnici nucleari si giustificano affermando che ogni nostro gesto, come il guidare un’automobile, comporta un rischio, ma è una giustificazione puerile: giustificare in questo modo così superficiale il rischio di una Fukushima indica l’assenza di validi motivi per giustificare la scelta di ricorrere al nucleare per produrre energia elettrica.

In collaborazione con Roberto Meregalli