Un regalino di fine mandato da 63 mila euro con soldi pubblici. A concederselo Domenico Randi, direttore generale uscente della Provincia di Ravenna, che ha lasciato l’ente liquidandosi con il 100% dell’indennità di risultato. I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno contestato duramente a Randi la mancata pubblicazione dei curricula dei dirigenti e di tutti i soggetti che rivestono incarichi politici, gestionale e amministrativi. Questa prassi è quanto prevede la legge sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni riguardo la liquidazione della produttività dei loro dirigenti. “La liquidazione di Randi, fatta a mo’ di blitz, è una sconcezza della peggiore politica”: questo il giudizio espresso da Gianfranco Spadoni, neoletto consigliere provinciale Udc, che continua: “Si tratta di un chiaro esempio di cattiva gestione delle risorse pubbliche e di mancato rispetto dei basilari principi di trasparenza e di rispetto delle regole da parte di chi avrebbe il compito istituzionale di vigilare, affinché queste regole siano applicate e rispettate. Una questione di equità sociale predicata bene e razzolata assolutamente male”.

Claudio Casadio, il neoeletto presidente della Provincia, ha scelto di non commentare l’azione di Randi e si è detto in disaccordo con Spadoni in quanto, a suo parere: “la politica in questo caso non c’entra”. Se sulle vicende che appartengono alla vecchia presidenza di Francesco Giangrandi, Casadio non è voluto intervenire, ha però detto la sua circa la questione della mancata pubblicazione dei curricula e delle retribuzioni: “Nella mia gestione  – ha assicurato – farò in modo che i redditi vengano pubblicati affinché, come prevede la legge, vi possa essere trasparenza”.

La buona uscita di Randi non è piaciuta al personale della Provincia che lamentava, almeno dall’inizio dell’anno, “relazioni sindacali compromesse e molto tese”. Ulteriore scontento è emerso dal mancato rispetto degli impegni assunti dai vertici politici nell’applicare la sottoscrizione definitiva della preintesa sulla contrattazione integrativa decentrata, per gli anni 2009 e 2010. Randi era proprio il soggetto deputato, per statuto interno della Provincia, a guidare la delegazione trattante di parte pubblica, che si occupa delle relazioni con le rappresentanze sindacali unitarie e con le organizzazioni sindacali di categoria.

Tutt’altro che lusinghiero il giudizio di Cgil, Cisl e Uil sull’operato dell’esecutivo della Provincia, accusato “di incapacità gestionale e totale mancanza di volontà nel dar corso agli accordi raggiunti”. E l’accusa si è scagliata di nuovo contro il direttore generale che, per la carica ricoperta, era “responsabile del controllo sui risultati delle attività di gestione e della valutazione delle prestazioni dirigenziali”.

La denuncia dell’operato di Randi, che il consigliere Spadoni ha voluto trasmettere agli organi di stampa, è partita dalla consapevolezza “della ristrettezza economica in cui versano gli enti locali”. Ormai Randi è fuori dalla Provincia e nessuno ha potuto contestare fattivamente il suo premio di fine lavoro. Forse il problema nasce se a controllare e giudicare i controllori sono i controllori stessi.