In occasione del voto per il comune di Milano, volutamente politicizzato al massimo dal Cavaliere per trasformarlo in un referendum su di lui, convinto di essere il solo a poter vincere sempre, non solo la Moratti non ha vinto al primo turno (vittoria abbastanza normale per i sindaci al secondo mandato), non solo non é arrivata prima al ballottaggio, ma Berlusconi in persona ha ottenuto poco più della metà delle preferenze avute cinque anni prima.

Si avvicina la fine di una “onorata” carriera.

Una prece

Soltanto dieci mesi son passati
da quando ottenne il premio Gran Milano,
offerto dagli schiavi arrampicati
sul Duom, dalla Madonna non lontano.

Immemore però la Madunina
si è scordata del suo servo fedele
e ha reso l’elezione meneghina
per Berlusconi amara come il fiele.

Nonostante le unghie che Letizia
ha sfoderato contro Pisapia,
nonostante le offese alla Giustizia
da Santanché gridate nella via,

nonostante i cartelli di Lassini
sui magistrati tutti brigatisti,
malgrado l’arringar dai predellini
da parte del miglior degli statisti,

malgrado il grande amor delle olgettine
che gli ha portato voti in quantità,
malgrado lo scudetto che alla fine
i rossoneri han dato alla città,

nonostante i trionfi di Letizia,
il sindaco miglior di tutti i tempi,
malgrado le licenze all’edilizia
concesse per permettere gli scempi

di ‘ndrangheta e camorra ai costruttori
in vista dell’expò che sta arrivando,
malgrado tutto questo, gli elettori
l’hanno votato in modo miserando,

circa metà degli ultimi scrutini.
Per il premier par che la fine incomba:
come già fu per Craxi e Mussolini,
dei capataz Milano è culla e tomba.