Daniela SantanchéDal sito del Governo Berlusconi vanta una laurea in Scienze Politiche. Un corso di studi che prevede esami di storia. Ma su certi argomenti Daniela Santanché, sottosegretario per l’Attuazione del programma, è un po’ deboluccia. “Sono una pasionaria”, confessa, intervistata da Aldo Cazzullo, dalle colonne del “Corriere della Sera” di mercoledì 18 maggio. Dolores Ibarruri, la vera “pasionaria”, lo pseudonimo con cui firmava i suoi articoli per un giornale di minatori, si rivolterà nella tomba. Perché negli anni Venti la Ibarruri ha fatto parte del Partito comunista spagnolo, fino a diventare, nel 1930, membro del comitato centrale e, nel 1942, quando era in esilio, segretaria generale, carica ricoperta fino al 1960.

Ora, che la Santanché rivendichi, con orgoglio, quel suo carattere, appunto, da “pasionaria”, stona. Ma come, lei, anticomunista per eccellenza, sfrutta un termine che evoca la storia del comunismo, Comintern compreso… E infatti, sempre nell’intervista al “Corriere”, se la prende con Giuliano Pisapia, “uno che voleva rifondare il comunismo”. Sorgono legittimi dubbi sulla qualità di certi studi universitari. Oppure, forse, la Santanché si è sbagliata. Voleva dire non “pasionaria”, ma passionale.

Intende, nonostante tutto, continuare ad autodefinirsi “pasionaria”? Suggeriamo caldamente alla signora Santanché di non usare una frase resa celebre da Dolores Ibarruri, la vera “pasionaria”: “No pasaran”. Frase pronunciata nel luglio 1936 all’indirizzo dei fascisti guidati dal generale Francisco Franco, artefice del golpe contro il Fronte Popolare dei partiti di sinistra. Seguiranno tre anni di guerra civile.

Ecco, uno slogan tipo “no pasaran”, rivolto a Pisapia per il prossimo ballottaggio nella battaglia da sindaco di Milano, susciterebbe una risata. Perché quelle due parole in bocca a una signora già portavoce della Destra storaciana sarebbero comicamente sublimi.