Imponente operazione antimafia fra Gela, Busto Arsizio, altre zone del varesotto e Liguria. Sono 63 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Squadra Mobile di Caltanissetta, dal commissariato di Gela e dalle Squadre Mobili di Varese e Genova, nell’ambito di un vasto blitz coordinato dalla Dda nissena. Delle 63 ordinanze emesse dal gip del tribunale di Caltanissetta, 27 sono state eseguite durante la notte, 36 sono state invece notificate in carcere ad altrettanti affiliati di Cosa nostra appartenenti alle famiglie Emmanuello e Rinzivillo di Gela. Sono accusati, a vario titolo, di estorsione, associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, incendi, detenzione e porto di armi. Tra gli arrestati personaggi che stanno al vertice dei clan gelesi.

Le indagini, che si sono avvalse della collaborazione di diversi pentiti appartenenti alla Stidda e a Cosa nostra, hanno permesso di sgominare una vasta organizzazione che era riuscita a penetrare nel tessuto imprenditoriale del Nord Italia. Nell’operazione sono stati anche sequestrati beni per oltre dieci milioni di euro. Tra gli arrestati anche un dipendente del comune di Gela, Angelo Camiolo, ritenuto uomo di fiducia del clan Emmanuello e vicinissimo all’ex reggente, Crocifisso Smorta, ora collaboratore di giustizia. L’impiegato comunale aveva il compito di informare il clan sugli appalti pubblici banditi dal Comune e successivamente di riscuotere le rate estorsive dagli imprenditori che effettuavano i lavori pubblici per conto del Comune.

L’operazione denominata in codice “Tetragona” ha permesso di scoprire come l’organizzazione fosse dedita anche alle estorsioni. Ben 15 imprenditori hanno collaborato con la giustizia denunciando intimidazioni e richieste di pizzo. Ricostruite decine di episodi estorsivi, dalla classica “messa in regola”, all’imposizione di materiale da prelevare presso aziende “amiche”, all’assunzione di personale.

Tre anni hanno permesso di svelare la complessa e variegata realtà di Cosa nostra di Gela e le sue ramificazioni in Lombardia e Liguria (più precisamente nel varesotto e a Genova), riconducibili alle due famiglie, da sempre antagoniste, dei Rinzivillo e degli Emmanuello, entrambi facenti capo a Piddu Madonia, catturato nel 1992. Dopo la morte del boss Daniele Emmanuello, avvenuta nel 2007, i Rinzivillo tentarono di riconquistare la leadership, approfittando del momento di instabilità al vertice di Cosa nostra. Il clan dei Rinzivillo sarebbe riuscito a penetrare nel Nord Italia e in particolare nella zona di Busto Arsizio, dove era riuscito a infiltrarsi grazie a imprenditori gelesi compiacenti e ad alcuni affiliati rimasti in libertà. E’ proprio sull’asse Gela-Busto Arsizio che la famiglia Rinzivillo sarebbe riuscita a reimpiegare i suoi proventi illeciti, provenienti in particolare dal traffico di stupefacenti, finanziando attività imprenditoriali del settore edile in odor di mafia. La cocaina veniva introdotta in Italia importandola da Santo Domingo, per poi essere distribuita nel Nord Italia e in Sicilia. E’ emerso come gli uomini d’onore trasferitisi al Nord Italia mantenessero continui contatti con la “casa madre” contribuendo all’assistenza dei detenuti e delle loro famiglie, partecipando alle decisioni di Cosa nostra.