Dalla morte di Osama Bin Laden, per il Pakistan è stato un crescendo di tensioni. Prima con gli Usa, per il blitz statunitense segreto in territorio pakistano che ha portato all’uccisione del leader di Al Qaeda. “Gli Stati Uniti ci devono spiegazioni sul perché il Pakistan sia stato bypassato in quell’operazione”, continua a sottolineare il ministro degli Esteri, Hina Rabbani Khar. Le proteste di oggi si rivolgono però contro la Nato, dopo che due elicotteri, provenienti dall’Afghanistan, hanno sorvolato per dieci minuti i cieli del Waziristan, regione tribale nel nord del Paese. Secondo l’esercito pachistano, i velivoli “hanno violato lo spazio aereo” del Paese e aperto il fuoco contro una postazione militare sul luogo, ferendo due soldati di Islamabad. Nella versione della Nato, invece, i due elicotteri sarebbero stati attaccati con colpi di arma da fuoco dai militari pachistani.

Ancora l’esercito ha poi annunciato oggi l’arresto a Karachi, città portuale a sud del Pakistan, di un esponente yemenita di al-Qaeda “impegnato nella zona di frontiera tra Pakistan e Afghanistan”, hanno spiegato le autorità del Paese. Secondo la tv satellitare Al Jazeera, si tratterebbe di Mohammed Ali Qasim, noto con il nome di battaglia di Abu Sahib Al Makki. Una risposta delle forze pachistane all’accusa degli Usa sulla possibilità che autorità del Paese potessero passare informazioni a Osama Bin Laden, mentre si trovava nel covo di Abbottabad.

Dopo la morte dello sceicco, nel Paese si è registrato un aumento delle violenze. Oggi una donna kamikaze sui 20-25 anni si è fatta esplodere a un posto di blocco vicino a Quetta, capoluogo della provincia meridionale del Baluchistan. L’attentatrice provava ad attraversare una barriera di sicurezza insieme a un gruppo di persone armate, quando gli agenti si sono accorti della presenza dell’esplosivo. Dopo l’esplosione, i militari hanno ucciso in uno scontro a fuoco gli altri assalitori: tre uomini e un’altra donna. Tra le vittime, anche un membro delle forze di sicurezza pachistane.