Un importo tra i cinque e i dieci milioni di euro è quanto la nuova Alitalia (e per fortuna che avrebbe dovuto essere la “Good Company”) avrebbe percepito in modo, almeno poco trasparente – e, probabilmente indebito – dai propri clienti italiani, addebitando loro un importo pari a cinque euro oltre il costo pubblicizzato per ogni biglietto acquistato online. Si tratta di quanto ha accertato, a pag. 142 del bollettino, l’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato all’esito di un’istruttoria conclusasi nei giorni scorsi con l’irrogazione all’ex compagnia di bandiera italiana di una sanzione pari a centocinquemila euro.

Alitalia – al pari, peraltro, della Blu Express, della Germanwings e Air Italy – promuoveva online il prezzo dei propri biglietti omettendo di dar conto al cliente della circostanza che, in caso di acquisto a mezzo carta di credito, che avveniva nel 90% dei casi, tale prezzo sarebbe stato maggiorato di cinque euro a titolo di “diritti amministrativi”. La maggiorazione del prezzo, quindi, veniva operata solo quando il cliente era in dirittura d’arrivo per il perfezionamento della transazione.

L’Autorità Garante ha, inoltre, accertato che benché l’Alitalia si sia difesa sostenendo che i cinque euro costituissero il riaddebito di costi effettivamente sostenuti dalla compagnia per la gestione del pagamento attraverso carta di credito, tale importo era, in realtà, ben superiore. Si legge, infatti, nel provvedimento che “è possibile stimare che il costo sostenuto da Alitalia in relazione al pagamento con carta di credito è significativamente inferiore al supplemento applicato”.

Non solo dunque, l’ex compagnia aerea, la good company del bel Paese, addebitava agli italiani, in modo quasi occulto, cinque euro per ogni biglietto acquistato online con la scusa di dover recuperare quanto addebitatole dalle società emittenti la carta di credito, ma si permetteva addirittura il lusso di farci sopra la cresta a spese, naturalmente, degli ignari clienti. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla circostanza, pure accertata dall’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, che tale trattamento veniva riservato ai soli cittadini italiani e non anche agli altri clienti europei ai quali, invece, il prezzo del biglietto veniva rappresentato completo di ogni onere accessorio sin dalla home page.

I cinque, dieci milioni di euro sfilati con tali modalità dalle tasche degli italiani, peraltro, non sono, sin qui, serviti a tamponare i debiti della nuova Alitalia che continua ad accumularne, tanto da meritarsi uno sconto sulla sanzione da parte dell’Autorità Garante, proprio in ragione “della situazione economica del professionista [cioè Alitalia stessa, ndr] che presenta condizioni economiche non positive, con un bilancio in perdita”.

Bella gratitudine quella dei nuovi proprietari dell’Alitalia: il Paese, seppur forzatamente, consegna loro una good company, facendosi carico delle perdite della bad company e, per tutta risposta, loro spremono i cittadini italiani oltre il dovuto ed in modo assai poco trasparente.