Silvio BerlusconiE’ il vento di rabbia che spira da Arcore, dove il Cavaliere ha seguito in tempo reale la sconfitta, punto dopo punto, percentuale dopo percentuale, e che i suoi sodali, alla fine di una giornata tutta da dimenticare, riassumono con una battuta a denti stretti: “Poteva andare anche peggio“. Figurarsi. Solo poche ore prima, a Milano, la Santanchè era stata avvistata a pranzo con Briatore, entrambi in vena di scommettere sul sicuro, una vittoria secca al primo turno di Donna Mestizia. E’ andata malissimo. A via dell’Umiltà, ieri quartier generale romano del potere pidiellino, oggi centrale della crisi del berlusconismo, le facce dei colonnelli, così tirate e nervose come mai, sono diventate i simboli di una giornata che per loro  non è andata come doveva, come si sperava, come si auspicava, come si scommetteva. E che ha segnato l’inizio di un ciclo nuovo, ma senza nulla da festeggiare.

A restare a guardia di una sala stampa di afficionados berlusconiani, ieri per la prima volta un po’ disorientati dall’assenza dei leader, era rimasto solo Osvaldo Napoli, eroe di questo giorno tutto da dimenticare. A differenza dei suoi colleghi parlamentari come La Russa, Matteoli e Verdini (sceso solo un attimo, quando ancora l’atmosfera non era calda), Napoli è rimasto tra i giornalisti cercando di fare da interfaccia, ritagliando ogni volta l’aggettivo giusto per ‘interpretare’ i numeri, per farli aderire ai desiderata di villa San Martino. La volontà e la tenacia non sono mancate, ma la missione è sembrata fin da subito abbastanza disperata.

Via dell’Umiltà 36, sede del Popolo della libertà, un indirizzo abituato negli ultimi anni a festeggiare un successo elettorale dopo l’altro. Stavolta però, da subito, si era capito che tirava un’aria diversa. Già all’ora di pranzo giravano voci piuttosto allarmate nel partito, ma Napoli ce la metteva tutta a stemperare il clima: “Siamo solo all’inizio… Calma… perdere Milano? No, sono loro che rischiano di perdere Bologna…”. E mentre l’ufficio stampa rilanciava l’eterna polemica sugli exit poll, le intenzioni di voto, le proiezioni, i numeri ballerini, i pompieri si alternavano sereni al desco dei giornalisti.: “Aspettiamo dati piu’ seri”. Poi, però, Verdini ha rotto il ghiaccio, non nascondendo più l’amarezza: “Milano è una sorpresa, avevamo un’altra aspettativa…”. Una fuga in avanti?

Forse, visto che ha fatto appena in tempo a ripetere la frase a tg e radio, che Berlusconi lo ha convocato al telefono e il coordinatore toscano è scomparso per il resto del pomeriggio. Pare che il Cavaliere lo abbia trattato a pesci in faccia per aver svelato davanti alle telecamere l’orrore della sconfitta. Tanto pesante da far accorrere tutti i coordinatori nel giro di pochissimo tempo dopo le prime proiezioni vere. E la centrale della crisi del potere è diventata una realtà. A Verdini si sono aggiunti Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, mai visti tanto scuri in volto e, soprattutto, mai visti sfuggire tanto di corsa a taccuini e telecamere; di solito avviene l’esatto contrario. Invece si sono infilati lesti dentro l’ascensore per raggiungere quella che gli spietati cronisti di palazzo hanno immediatamente ribattezzato la panic room in collegamento diretto con Arcore. Più tardi si è fatta largo anche Annagrazia Calabria, la neoleader dei giovani pidiellini, in look ‘total white’, unica berlusconiana doc venuta ad affinacare Napoli, sempre più solo, sempre più preoccupato per la ‘sua’ Torino: “Coppola è bravo, ma a Torino dovevamo presentare un candidato due anni fa e prepararlo per bene. Lui è bravo, ma l’abbiamo buttato in mezzo questi ultimi due mesi…”. Poi, sempre senza perdere il sorriso, alza bandiera bianca davanti alla debacle milanese di Letizia Moratti: “Dai, poteva andare peggio…”. Dai, dai che forse va anche peggio.

Qualche pidiellino ha azzardato anche un’altra ipotesi: “Senza Fli era logico andare al ballottaggio”, rivalutando così la figura dell’odiato ex alleato presidente della Camera. Ma ormai era sconfitta conclamata. E mentre cominciano ad arrivare i dati del Viminale, soprattutto quelli delle prime, imbarazzanti, preferenze per Berlusconi capolista, è scattato un aperitivo degno di un giorno davvero da cani per chi è abituato ad annaffiare le vittorie con abbondante champagne. Stavolta solo arachini, pistacchi, patatine, salatini annaffiati con the freddo e succhi di frutta. Stessa musica all’ora di cena, pasta fredda con melanzane nell’attesa, vana, che dai piani alti scendesse ancora qualcuno. Macchè. Dicono che il Cavaliere abbia già convocato una sorta di consiglio di guerra per tentare di ribaltare la situazione.  Lo spumante, c’è da giurarci, resterà in frigo ancora per un po’.