L’impatto ambientale non è sicuramente in cima alle preoccupazioni di chi decide di mettersi a dieta. Dimagrire sacrificando la salute e aumentando il proprio impatto ambientale è, però, un rischio concreto. Per chi deve perdere diversi chili, è sempre bene affidarsi a un nutrizionista esperto senza lanciarsi in diete fai da te.

Intorno al dimagrimento c’è un business gigantesco tra riviste specializzate, siti web, trasmissioni tv, integratori, creme, ecc. Chi è sovrappeso lo è per varie ragioni e un’appropriata educazione alimentare è sicuramente importante non solo per la linea ma anche per il benessere dell’individuo. Sempre più diffuse sono le diete iperproteiche tanto che anche il nostro Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ne segue una per mantenersi in linea (Leggi intervista Sette 4/2010). Dieta iperproteica nella maggior parte dei casi si traduce in dieta ipercarnivora come nel caso delle diete Atkins, Scarsdale e Dukan, per citare le più famose.

Nei secoli scorsi la carne era un alimento per i ricchi, i poveri la consumavano solo in ricorrenze particolari. Si trattava di un alimento di lusso. Con il boom economico dal 1950 ad oggi c’è stato anche un progressivo aumento della produzione e del consumo di carne che oggi è 5 volte superiore al quantitativo che mangiavano i nostri nonni (State of the World 2006 Worldwatch Institute). D’altra parte la carne non è mai costata così poco.
Seguire una dieta dimagrante che prevede un quotidiano consumo di carne prolungato nel tempo forse farà dimagrire, ma sicuramente farà lievitare la nostra impronta ecologica (un indice statistico utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura che mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle, ndr) in termini di consumo di acqua, contributo all’effetto serra e altri rilevanti impatti legati alla produzione di prodotti animali.

Per 1 kg di manzo da allevamento intensivo servono 100.000 litri d’acqua, 3500 litri per 1 kg di pollo, 2000 litri per la soia, 1910 litri per il riso, 1400 litri per il mais, 900 litri per il grano, 500 litri per le patate. (Pimentel D., Houser J., Preiss E., White O., “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society”, Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2).

Sull’effetto serra può valere da esempio l’interessante studio dell’Istituto tedesco per la Ricerca sull’Economia Ecologica (IOeW), pubblicato dall’associazione dei consumatori tedesca (Foodwatch, 2008). Per calcolare il contributo all’effetto serra delle differenti diete i ricercatori hanno tenuto conto delle emissioni di CO2 risultanti da produzione (coltivazione dei mangimi per gli animali, dall’utilizzo dei pascoli per l’allevamento e dalle deiezioni prodotte dagli animali stessi), trasporto e consumo. Il confronto che ne è derivato è stato esplicitato in termini di “km equivalenti” percorsi in auto. Calcolando il totale di km equivalenti alle diverse diete (onnivora, vegetariana e vegana) in un anno, i risultati sono: alimentazione vegana (100% vegetale) 629 km; alimentazione vegetariana 2427 km; alimentazione onnivora 4758 km (Foodwatch, Klimaretter Bio?, 25 Aug 2008). Se poi incrementiamo il consumo di carne per dimagrire i km equivalenti percorsi da chi è onnivoro aumentano ulteriormente.

Le aziende agricole possono inoltre causare contaminazioni del sottosuolo, delle falde acquifere e dei corpi idrici superficiali raramente in modo doloso, il più delle volte per errori umani o rotture di impianti e vasche di raccolta dei reflui.

Per quanto riguarda gli aspetti salutistici il consumo di carne può essere associato all’insorgere di gravi patologie. Il World Cancer Institute consiglia, nelle sue linee guida per la prevenzione del cancro, di non superare gli 80 grammi al giorno di carne rossa che si traducono in 30 kg l’anno. In Italia, ogni anno si consumano mediamente 92 kg di carne di cui 62 kg rossa ovvero il doppio della quantità massima consigliata.

Sempre di più sono le persone che smettono di consumare carne e gli altri prodotti animali (in Italia 5% nel 2002 e 10% nel 2009, Eurispes 2009). Sicuramente rendersi conto che c’è un problema e ridurre i consumi a non più di una volta a settimana, è già un buon inizio.

I consigli del Word Cancer Institute, ovvero di basare la propria dieta su alimenti vegetali e comprendenti un’ampia varietà di verdura, frutta, legumi e carboidrati poco raffinati sono validi per chiunque.

Insomma, in caso di dieta è meglio privilegiare le proteine vegetali piuttosto che quelle animali. Così i benefici non saranno solo personali, ma avranno una ricaduta positiva per l’ambiente.