Tutte le edizioni serali dei telegiornali dell’11 maggio hanno dato spazio al mancato terremoto a Roma e a quella diffusa psicosi, nata dalla profezia di un sismologo autodidatta, che ha spinto, secondo alcune statistiche quasi il 20% dei romani a non recarsi sul luogo di lavoro per il timore delle scosse… Una notizia di colore forse per “stemperare” la tragedia che ha colpito la Spagna.

Quanti telespettatori invece hanno appreso in queste ore la notizia di una nuova fuga di acqua radioattiva dalla centrale di Fukushima? Ben pochi. “Ci deve essere una perdita importante”, ha affermato in conferenza stampa Junichi Matsumoto, general manager dell’impianto.

Ma che del Giappone non si possa parlare è ormai chiaro. Almeno fino al 13 giugno. Informare i cittadini che il combustibile nucleare del reattore numero 1 della centrale potrebbe essere fuso, dopo essere rimasto esposto senza refrigerazione per la mancanza di acqua, si configurerebbe come una violazione della par condicio referendaria. Auguriamoci pertanto che nelle prossime settimane non avvengano altri disastri, anche perchè rischieremmo di non saperne alcunchè dalle nostre televisioni pubbliche e private.

Il terremoto in Abruzzo invece non è sottoposto a nessuna limitazione elettorale. Eppure praticamente nessuno, a parte le solite rare eccezioni, ci ha informato che sono state raccolte oltre 40mila firme per la legge di iniziativa popolare per la ricostruzione de L’Aquila e la messa in sicurezza dei territori e il suo testo sarà discusso in Parlamento, un fatto che non era mai accaduto.

Ci auguriamo che nelle prossime ore qualcuno dia la notizia e, già che c’è, interroghi il ministro Tremonti, l’Agenzia delle Entrate, la Ragioneria generale dello Stato… per sapere dov’è finito quel miliardo e duecento milioni raccolti con i giochi e le lotterie destinati dal decreto Abruzzo alla ricostruzione. Di questi fondi non c’è traccia. Lo ha denunciato Sigfrido Ranucci su Report. Nessuno, né a lui né ad altri, ha ancora dato risposta.