A partire dal 1976 le Nazioni Unite hanno adottato una serie di importanti dichiarazioni relative alle città. Già la Dichiarazione di Vancouver del l’11 giugno 1976 aveva stabilito una serie di principi a cui i governi dovrebbero ispirarsi nel guidare lo sviluppo delle città, tra cui la necessità di riconoscere la centralità degli esseri umani e delle culture locali e di promuovere la partecipazione democratica nell’adozione degli indirizzi e la creazione di condizioni per la piena occupazione.

Vent’anni dopo, la Dichiarazione di Istanbul del 14 giugno 1996 ha ribadito tali principi, affermando altresì fra gli altri quelli del decentramento e della trasparenza nel governo delle città, nonché il diritto alla casa.

Nel riaffermare a sua volta i principi contenuti nelle fondamentale Dichiarazione appena citata, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la sua risoluzione S-25/2 del 9 giugno 2001, ha espresso fra l’altro la volontà dei governi di lottare contro il degrado ambientale, per un alloggio adeguato per tutti, e la partecipazione dei cittadini e delle cittadine alla formulazione degli indirizzi di sviluppo delle città.

Siamo tuttavia ancora lontani dal concretizzare tali importanti obiettivi. In particolare in Italia, dove le città, a dispetto della loro originaria bellezza, diventano in molti casi dei mostri dove l’alienazione, il degrado ambientale, l’insicurezza e l’atomizzazione sociale proliferano ad esclusivo vantaggio dei poteri forti di ogni tipo, dalla speculazione edilizia alle mafie di ogni genere. Di carattere ancora più generale è inoltre la crisi fiscale delle amministrazioni locali, che risultano essere fra le prime vittime dei tagli decisi dai governi centrali in ossequio alle politiche deflattive imposte dal capitale finanziario e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Politiche dissennate che le spingono fra l’altro alla privatizzazione dei servizi pubblici più essenziali, fra i quali l’erogazione dell’acqua.

Un grosso contributo all’esasperazione di tale malessere e disagio è stata data dal governo di centrodestra, sia in sede nazionale, che, laddove ha governato, in sede locale. Tale governo è stato infatti il fedele esecutore dei diktat dei poteri forti e l’attento interprete dei loro interessi, con i risultati che possiamo constatare ogni giorno nelle nostre città sommerse dai rifiuti e umiliate dall’abusivismo. E’ lo stesso governo che cerca di sottrarre ai cittadini ogni spazio di democrazia soffocando i referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento.

Il terreno elettorale offre oggi una possibilità di porre almeno in parte rimedio a tale situazione disperata. Votando candidati attenti ai diritti e alla partecipazione come Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, due autentici giuristi democratici, si potrà cominciare a riscattare le città italiane dall’attuale situazione di degrado, a condizione ovviamente che, contro ogni tentazione compromissoria del ceto politico, torni altresì in campo il protagonismo delle popolazioni urbane a cominciare dai settori più sacrificati dalla globalizzazione.