Di tasca propria ha speso l’impossibile per vincere. Sei milioni di euro e forse di più. Ma ancora non le basta. Così, Letizia Moratti ci è ricascata. Dopo due condanne della Corte dei Conti per incarichi e consulenze d’oro che hanno trasformato il Comune di Milano alla stregua di un’azienda privata, la Moratti ha trovato il modo di spendere indirettamente anche una parte di risorse pubbliche a supporto della sua campagna elettorale. Come? Utilizzando a fini personali le aziende del Comune, quelle che ancora controlla in qualità di sindaco uscente, e i professionisti che l’affiancano in qualità di primo cittadino.

Amsa, Atm, Polizia Municipale e vari assessorati sono costretti da un mese a farsi sistematicamente carico di una parte dei costi della sua propaganda. Per ognuna delle innumerevoli presentazioni e inaugurazioni cui lei presenzia vengono mobilitate, in forma preventiva, squadre di netturbini, pattuglie di vigili, servizi speciali per il trasporto. Dove passa lei, direbbe il cittadino che osserva, tutto sembra improvvisamente più pulito, ordinato e preciso. Così la Moratti rincorre fino all’ultimo la promessa di una “Milano bella da vivere”.

Non c’è tempo da perdere. I sondaggi non sono buoni. Bisogna dare un colpo di reni e soprattutto bisogna avere le mani libere. Così la Moratti il 15 aprile è passata ai fatti: ha assunto per sé le deleghe di due assessorati chiave come l’assessorato ai Lavori Pubblici e quello al Decoro, Arredo Urbano e Verde. I due legittimi occupanti, rispettivamente Bruno Simini e Maurizio Cadeo, sono stati preventivamente zittiti con una nomina da presidente e vice presidente proprio in Amsa. Le nomine – chiarisce una nota dell’azienda A2A che controlla la municipalizzata – sono già state ufficializzate nel Cda del 30 marzo ma diverranno operative solo dopo il voto del 15-16 maggio. Intanto però il passaggio di consegne in Comune è avvenuto, con un ulteriore accentramento di poteri nelle mani del sindaco uscente che li esercita liberamente come leve per ottenere tutto quanto le occorra in qualità di candidato.

Ecco spiegate alcune “operazioni propaganda” che hanno recentemente coinvolto Amsa. Ha fatto scalpore, pochi giorni fa, il servizio di allontanamento di barboni e immigrati dalle panchine della Stazione Centrale. Pena, una doccia gelata. Un altro esempio risale all’8 maggio scorso, proprio in occasione della chiusura della campagna elettorale del Pdl al Parco delle Cave, un polmone verde nella parte ovest del capoluogo, secondo in città per estensione. Letizia Moratti annuncia diversi giorni prima (e su migliaia di manifesti) che lì, all’aperto e nel verde, avrebbe festeggiato la prossima rielezione con tutte le mamme della città. Per avere la giusta cornice non bastava andare al parco. Perché quell’area, collocata alle spalle del quartiere popolare di Baggio e frequentata da pubblici di ogni genere ed età, è da sempre un luogo difficile da gestire, tra incursioni di microcriminalità, piccoli vandalismi, residui di incuria e retaggi da parco agricolo.

Così, giusto il giorno prima della “Festa per Letizia” è scattata l’operazione “ramazza”. Qualcuno da Palazzo Marino chiama i gestori del verde pubblico e ordina un repulisti in grande stile, con tanto di taglio all’inglese di centinaia di ettari di prato. Con punte di raffinata eleganza: il prato che ospiterà gazebo e palco è stato tirato a strisce e pettinato, proprio come il prato dello stadio di San Siro che si intravede in lontananza. Ma pulito e tagliato da chi? Il Parco delle Cave, spiegano da Amsa, è curato per un decimo della superficie dalla municipalizzata e per il resto dallo stesso assessorato al Decoro e Verde, proprio quello di cui la Moratti, da un mese e fino a fine mandato, ha messo in tasca le deleghe. Un caso? Coincidenze? Pare proprio di no, almeno a sentire gli stessi lavoratori e i loro rappresentanti, ormai critici verso il doppio ruolo assunto dal sindaco allo stesso tempo uscente ed entrante.

“Ad ogni inaugurazione o iniziativa – denuncia il coordinatore degli iscritti alla Cgil di Amsa, Adele Vitaliano – i nostri lavoratori devono intervenire su disposizioni aziendali per una pulizia preventiva e accurata dell’area pubblica. Le operazioni, come confermano i nostri delegati dipartimentali, sono tutte svolte in regime di straordinario o distogliendo gli operatori dalle attività normalmente pianificate. Non si può dire che quelle attività siano utili alla pulizia della città perché i nostri lavoratori fanno già un eccellente lavoro. Gli straordinari sono per qualcosa d’altro”.

Stesso copione a Quarto Oggiaro, quartiere satellite a nord del capoluogo. La Moratti sarebbe dovuta arrivare a incontrare i cittadini, ma all’ultimo ci ha ripensato. I residenti la ringraziano lo stesso: nell’incertezza di un’imminente comparsa di Letizia le vie e le piazze principali del quartiere sono state tirate a lucido come mai prima.

L’escamotage della Moratti è ormai così vistoso che il rivale del Terzo Polo, Manfredi Palmeri, si è deciso a presentare un esposto alla Corte dei Conti. “In queste settimane – denuncia il candidato centrista – la Moratti ha continuamente inventato, organizzato, fatto organizzare a nome del Comune o di società controllate iniziative che non sono certo urgenti, improrogabili o istituzionali, ma solo di propaganda a spese dei contribuenti. E’ necessario che se ne occupi la Corte dei Conti e gli altri organismi che devono presidiare e garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale. La sanzione più grande devono darla i milanesi non votandola e reagendo con indignazione a chi invece di essere inquilino di Palazzo Marino, si sente il proprietario”.

Ci sono poi casi di uso delle professionalità che sarebbero al servizio di Palazzo Marino, ma che si trovano sistematicamente “distratte” per seguire la campagna elettorale di Letizia Moratti. Un caso eclatante è quello del portavoce del sindaco Alessandro Usai. Con il suo stile impeccabile accompagna la signora Bricchetto ai dibattiti. Lo si è visto a SkyTg24 mezzo sconvolto per la gaffe su Pisapia ladro, lo si è rivisto al Tg3 regionale mentre si assicura che Letizia sia ben inquadrata dalle telecamere. Forse bisognerebbe ricordare che Usai viene pagato con i soldi dei milanesi la bellezza di 635 euro al giorno, 227mila all’anno, per “garantire e supportare la strategia della comunicazione del sindaco”, non del candidato. Il suo contratto risale al 2009 e parla chiaro. Ma ancora una volta il sindaco fa un uso personale di questa “risorsa”. E non proprio moderato.