Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato le istanze di scarcerazione presentate dai legali di Calisto Tanzi. L’ex patron di Parmalat resta quindi in carcere a Parma. Le istanze di scarcerazione erano state presentate all’ufficio di sorveglianza di Reggio Emilia che fa capo al tribunale di Bologna.

Il regime di detenzione per Tanzi, 72anni e qualche problema cardiaco, resta quello già deciso al momento del suo ingresso in carcere. L’ex numero uno di Parmalat è in una cella singola della sezione cosiddetta dei “minorati fisici“, sotto monitoraggio costante delle sue condizioni di salute.

“La notizia del rigetto è stata battuta alle 9 dalle agenzie di stampa, ma non abbiamo ancora ricevuto notifica: se fosse vera sarebbe un oltraggio alla nostra toga”. Non usa mezzi termini uno degli avvocati difensori di Calisto Tanzi, Giampiero Biancolella,  per spiegare quanto successo oggi: “Non abbiamo elementi per sapere se sia vera questa notizia. Nel caso lo fosse, comunque, non si tratta di un rigetto definitivo, ma solo di quello relativo alla richiesta inviata urgentemente al tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia, in attesa che quello di Bologna decidesse con i tempi regolari. Non riusciamo comunque a capire se la notizia sia vera e soprattutto perché la richiesta di domiciliari sia stata respinta: la norma non è chiarissima sul fatto e non possiamo sapere molto senza aver letto la disposizione”.

Si tratterebbe comunque di una mancanza di rispetto e umanità: “Probabilmente lo stesso assistito l’ha appreso dalla televisione e non dai suoi legali. La trovo una situazione davvero poco dignitosa nei confronti nostri e del nostro assistito, qualunque sia il suo nome”.

I legali di Tanzi, non solo si riservano di impugnare la decisione del tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia. Ma in una nota alla stampa, invitata da Giampiero Biancolella, Fabio Belloni e Filippo Sgubbi,  sottolineano inoltre che “la detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni assolve a una funzione umanitaria, ed è atto di civiltà voluto dal nostro legislatore – scrivono -. Secondo la legge il superamento di una certa soglia di età è intrinsecamente incompatibile con la detenzione carceraria, ovviamente per soggetti che non abbiano compiuto particolari tipi di reato, tassativamente indicati e tra questi non rientra quello per cui Calisto Tanzi è stato condannato. Si confida pertanto anche alla luce dello stato di salute seriamente compromesso di Calisto Tanzi, che appare essersi aggravato con il regime carcerario in atto, sia concesso con sollecitudine quanto previsto dal nostro ordinamento per gli ultrasettantenni”.

Caterina Zanirato