“Faccio quello che posso e che devo fare secondo la Costituzione”. Giorgio Napolitano, a Firenze in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, ha così risposto a un giovane universitario. “Sento la responsabilità e la fiducia che mi viene tributata dagli italiani di tutte le idee politiche e di tutte le condizioni sociali”. Non si è tirato indietro a nessun quesito. In merito agli scandali italiani, il Capo dello Stato ha fatto riferimento all’Inghilterra e agli scandali sulle note spese gonfiate. “In altri paesi i parlamentari investiti da uno scandalo si dimettono, mentre in Italia abbiamo uno scala di giudizio un po’ diversa”, ha detto. Napolitano ha poi puntato l’accento sulla necessità di non “svilire il ruolo del Parlamento” e ha detto che “cadono le braccia a vedere la presenza di così poche donne parlamentari”. Inoltre, l’inquilino del Colle, ha lanciato un monito sul federalismo, “non basta quello fiscale”, e ha invitato a fare attenzione “a parlare di sgretolamento dell’unità del paese”, puntualizzando come il debito “non è solo di Roma ma di tutta Italia” e che per quanto esista il divario tra Nord e sud “ma non bisogna rassegnarsi”. Infine la crisi in Libia, Napolitano, sempre rispondendo a una domanda di uno studente, ha voluto sottolineare che “l’Italia non ha dichiarato nessuna guerra”.

Il Capo dello Stato è stato accolto da una folla, tra applausi e bandiere tricolori a Palazzo Vecchio dove partecipa alle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Napolitano è stato incitato dalle tante persone che lo attendevano in piazza Signoria con il grido “Bravo presidente, continua così”. Napolitano è stato accolto al suo arrivo dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. Un lungo applauso ha accolto Napolitano anche all’ingresso al Salone dei Cinquecento, dove l’Inno di Mameli è stato eseguito da due fisarmonicisti, cantato da tutti i presenti in piedi.

Un incontro durato oltre un’ora, durante il quale il Capo dello Stato ha dunque affrontato diversi temi centrali dell’agenda politica nazionale e internazionale, assecondando la curiosità degli studenti universitari accorsi a Palazzo Vecchio per incontrarlo. Il ruolo istituzionale non ha ingessato il Presidente della Repubblica, che è apparso a suo agio anche a rispondere ai quesiti apparentemente più compromettenti, come sugli scandali che coinvolgono i politici. “Qualche tempo fa ha fatto molto clamore in Gran Bretagna, mentre da noi quel clamore sembrò eccessivo, perché abbiamo una scala di giudizio un po’ diversa. Era accaduto che alcuni parlamentari – ha detto – avevano abusato dei loro privilegi e quando furono scoperti seguirono le dimissioni di alcuni di loro e dello speaker del parlamento. Tra le spiegazioni che furono date ne ricordo una: quei poveri parlamentari inglesi erano demotivati perché i poteri della Camera dei comuni si erano ridotti in seguito a quel processo che ho descritto”, ha detto.

Napolitano ha poi risposto in merito ai poteri dello Stato, sottolineando come “in Italia il Parlamento non è condannato né destinato a sparire né a un esercizio povero e meschino delle sue facoltà”, ha detto. C’è un processo, non solo in Italia, ha spiegato il presidente della Repubblica, che porta ad un trasferimento di competenze a livello internazionale da una parte, e a livello locale dall’altra, con la devoluzione verso livelli istituzionali locali.