Sono trascorsi 30 anni dal momento in cui si scoprì l’esistenza della P2 e dei suoi associati. Una loggia massonica segreta e deviata che minava le fondamenta dello Stato, che raggruppava politici, imprenditori, forze dell’ordine, magistrati, giornalisti. Una loggia segreta e deviata di cui, nonostante siano passati 30 anni, c’è ancora traccia, tanto che si parla di P3. E  i nomi di chi ne faceva parte allora ancora oggi  ricoprono cariche e ruoli di rilievo. Il presidente del consiglio, tanto per citarne uno.

Cos’è quindi cambiato? Ne hanno parlato al Teatro Due di Parma, oggi pomeriggio, Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano, Sergio Flamigni, membro della commissione parlamentare e storico della P2, Giampaolo Mora, segretario della commissione P2, Sandra Bonsanti, presidente nazionale di Libertà e giustizia. Il tutto per l’incontro “P2, 30 anni dopo“, organizzato dall’associazione culturale Il Borgo e l’associazione Remo Gaibazzi per far conoscere la storia snobbata dai libri di scuola ai giovani.

“La guerra tra Stato e antistato è sempre esistita, dall’inizio della democrazia a oggi “,  spiega Padellaro. “Ci sono stati sicuramente dei momenti di scontro acuto, come quello in cui si scoprì questa associazione occulta chiamata P2 che voleva sovvertire le istituzioni, o il tentato colpo di Stato. Anche oggi la guerra continua, ma non è più occulta: è passata dentro alle istituzioni, gli stessi sovversivi ne fanno parte e puntano a smantellare la Costituzione della Repubblica, cambiando i suoi principi fondamentali, attaccando la magistratura, con il controllo dell’informazione. Non è un caso che il principale sostenitore di questa guerra sia uno dei tesserati della P2, ovvero il nostro presidente del consiglio”. Per Padellaro, la soluzione è solo una: “Un’informazione trasparente e corretta: il modo migliore per combattere l’antistato. Cosa che ogni giorno cerchiamo di fare anche noi con il nostro giornale: ormai gli anticorpi per affrontare questa battaglia si stanno diffondendo. E’ quando non si vigila sul rispetto delle regole che possono nascere associazioni come la P2 – sottolinea Padellaro –  o come la più moderna cricca di imprenditori. Una responsabilità da imputare all’opposizione, che si lascia spaventare dall’enorme massa di denaro di Berlusconi. Se Berlusconi continua a vincere è perché l’opposizione vuole perdere”.

Della P2 infatti faceva parte una serie di nomi ancora molto noti e attivi nella vita del Paese, di cui oggi si è voluta ricordare l’identità affiggendo a ogni poltroncina del teatro nomi e cognomi di chi apparteneva alla loggia: da Licio Gelli a Silvio Berlusconi, da Fabrizio Cicchitto (allora socialista oggi del Pdl) a Franco Di Bella, ex direttore del Corriere della Sera, e Maurizio Costanzo. Nomi che anche negli anni Settanta hanno avuto ruoli di rilievo. Lo stesso Padellaro ricorda che nell’81 era cronista per il Corriere della Sera:  “Il direttore mi chiese: chi c’è nella lista?. Beh, ci sei tu, risposi. E dopo due ore si dimise”.

E, secondo lo storico Sergio Flamigni, quei nomi hanno un legame stretto con il sequestro di Moro e lo stragismo: “Nei 55 giorni del sequestro Moro, che io ho seguito molto da vicino, ci sono state persone che hanno preso in giro le forze dell’ordine, distraendole con diversivi, dando informazioni sbagliate… In 55 giorni non si è mai registrato un successo nelle indagini. Solo insuccessi. Una volta assassinato Moro, fu trovata la stamperia: il generale dei servizi segreti Giuseppe Santovito mi raccontò una serie di bugie poi smentite da mie indagini con la Digos. E nell’81, quando uscì quella lista di nomi di persone legate alla P2, tra cui compariva lo stesso Santovito, Scoppio, Siracusano, Pelosi, vi lascio immaginare cosa provai: tutte persone che si erano occupate del caso Moro”.

Un disegno, quello della P2, che viene da lontano. Che affonda le radici negli Stati Uniti, ai tempi del colpo di Stato cileno. Colpo di stato che sarebbe arrivato anche in Italia piuttosto che lasciarla in mano alla sinistra, se non si fosse ricorsi al compromesso storico di Berlinguer, che creò un’intesa tra cattolici e comunisti. Una loggia segreta su cui indagò una commissione parlamentare presieduta da una donna, Tina Anselmi: “Purtroppo mai valorizzata come meritava, aveva dato fastidio a troppe persone con le sue indagini”, racconta Giampaolo Mora, segretario della commissione P2. “Per la prima volta ruppe la riservatezza della massoneria, svelandone i nomi per scoprire i legami con la P2. Interrogò i segretari di tutti i partiti. Fece approvare una relazione al parlamento in cui affermava che la P2 minacciava l’ordinamento Repubblicano del Paese. E poi, non fece molto altro. Da tutti è conosciuta solo per la sua bellezza. Per me splendeva per il suo amore per la Patria e per le istituzioni, per cui dovrebbe diventare modello per le nuove generazioni”.

Caterina Zanirato